| |
|
Lunedì 5/9/2005
Luca e la Mary ci salutano dalla scala mobile dell’aeroporto, mentre noi
scendiamo incontro al nostro destino a stelle e strisce! In extremis
recuperiamo il convertitore per la corrente… la nostra tecnologia
digitale è in salvo!
E via di corsa perché siamo in ritardo…. ma in realtà è il nostro volo
ad essere in ritardo, e partiamo 40 minuti dopo l’orario previsto.
Sull’aereo i film sono in inglese e quindi non ci resta che girarci i
pollici (Guardo Sisterhood of travelling pants, molto carino, con
l’attrice che fa Rory, intuendone il significato).
Atterriamo ad Atlanta con solo un’ora e mezza di tempo per svolgere le
complesse pratiche doganali statunitensi: togli le scarpe, tira fuori il
pc, ripeti 100 volte che sei solo un turista e non un terrorista
iracheno…. e alla fine il volo è partito senza di noi e i nostri bagagli
sono rimasti in qualche punto non meglio precisato dell’aeroporto.
La nostra sorte è affidata alla lista di attesa della Delta.
Per allentare la tensione D. (mio marito) recupera una rivista di
football americano e ritorna a sedere giusto in tempo per vedere i
nostri nomi comparire sulla lista degli imbarcati! E fatta!
Ma dubitiamo fortemente di ritrovare i nostri bagagli ad attenderci a
L.A.
Invece, appena atterrati, dopo pochi minuti eccoli li, ignari del
pericolo corso!
Il tempo di una telefonata all’hotel per avvertire che forse arriveremo
in nottata… e via, verso la Hertz per vedere che macchina ci hanno
assegnato. Incuriositi percorriamo la lunga linea delle auto fino al
posto contrassegnato dal nostro numero: arriviamo davanti al mastodonte
a 4 ruote motrici e felici, carichiamo armi e bagagli e ci gettiamo
disinvolti nel traffico di L.A.!
Dopo 4 o 5 Freeway arriviamo a Beverly Hills, dove finalmente ci aspetta
il nostro kingsize bed (largo 2 metri!!!!).
Martedì 6/9/2005
Ore 4.00 circa… SONO SVEGLIA…. il fuso orario si fa sentire!
Colazione alle 7.00 in un posticino vicino all’hotel…. sperimentiamo le
abbondanti porzioni americane: 4 pancakes con burro e sciroppo d’acero e
due brioches da 1 kg l’una….!
Imbocchiamo Olimpic Boulevard con il nostro fuoristrada ed iniziamo ad
orientaci per le vie di L.A: fino ad arrivare a El Pueblo, l’antico
cuore messicano della città.
Cominciamo il nostro giro da UNION STATION, per poi inoltrarci nelle
pittoresche viuzze ricolme di botteghe, bancarelle e ristorantini niente
male… ma è ancora presto per pranzare!
Dopo aver visitato AVILA ADOBE, la più antica abitazione messicana della
città, riprendiamo la macchina per fare un salto a CHINATOWN.
Su Broadway Street si apre il portone, con due stupendi dragoni dorati
che si intrecciano…. proprio sopra il semaforo!
Percorriamo la via principale, dispiaciuti di non avere tempo di
curiosare negli infiniti negozietti cinesi a cui passiamo davanti
lanciando solo occhiate furtive, per arrivare a CENTRAL PLAZA: edifici
colorati, tetti a pagoda, lampade appese da un lato all’altro della
strada e donnine cinesi che passeggiano sotto il sole di Los Angeles con
i loro ombrellini aperti… davvero carino!
Per pranzo ci fermiamo a LITTLE TOKIO per un bel piattone di noddless e
riso fritto.
Dedichiamo il primo pomeriggio al BUSINESSS DISTRICT: DOWNTOWN il cuore
pulsante degli affari di Los Angeles.
Visitiamo il Grand Central Market, mercato coperto ricolmo di bancarelle
di frutta e verdura e di cibi multi etnici.
Costeggiando Angels Flight, la funicolare ora chiusa, saliamo la
scalinata che attraverso
verdissimi giardini e
fontane arriva alla base di imponenti grattacieli che, con le loro vetrate
di cristallo, si specchiano gli uni negli altri…
non deve essere male fare la pausa pranzo qui!…
Lo Staples Center non è lontano e decidiamo di andarlo a vedere per la
gioia di D.
Lungo il tragitto imbocchiamo inavvertitamente una via in controsenso….
con tanto di vigile urbano californiano che, disperato, ci si para davanti
in mezzo alla strada, agitando freneticamente le braccia e urlandoci di
tornare indietro!!! Detto fatto!!!
Pericolo scampato e senza multa!!!
Arriviamo incolumi allo stadio, che purtroppo è chiuso al pubblico… che
delusione…
Dopo aver tentato invano di impietosire un addetto, D. si deve
accontentare del negozio di gadget della squadra (quello è sempre aperto!)
e di fare un giro intorno al perimetro dello Staples Center, in cerca
magari di giocatori che escano dall’allenamento o simili….
Ritorniamo verso Beverly Hills per fare in macchina il famoso tour delle
ville dei divi… percorriamo le strade costellate di palme e di case
principesche, da togliere il fiato!
… non sarebbe niente male vivere in questo quartierino…. magari con una
Ferrari rossa parcheggiata nel vialetto d’ingresso!
A questo punto della giornata ci vediamo costretti a passare dall’albergo
per scaricare tutte le foto che abbiamo scattato....sono troppe!!!
Concludiamo il nostro primo giorno a Los Angeles con un bel giro in Rodeo
Drive e Golden Triangle, tra un mega frullato di frutta vitaminizzato (da
Jamba Juice) e le vetrine di bellissimi e costosissimi negozi.
Riprendiamo la jeep fino ad arrivare a Hollywood, passando lungo Melrose
Avenue.
Percorriamo a piedi il Walk of Fame, curiosando i nomi delle celebrità
sulle stelle in marmo del marciapiede più famoso del mondo (c’è anche
Kermit, la rana!).
Arriviamo fino al Mann’s Chinese Theatre, con tutte le impronte dei divi
impresse sulle lastre di cemento di cui è lastricato lo spiazzo davanti al
teatro.
Ne visitiamo anche l’interno per la modica cifra di
12 dollari... sicuramente molto rosso e cinese!...e vediamo
pure l’uscita segreta da cui i divi si defilano per evitare le folle.... e
le impronte sul cemento delle scarpe di John Wayne e John Travolta... per
finire condotti, dalla guida stessa, nell’immancabile negozio di souvenir!
Concludiamo la nostra intensa prima giornata con un hamburger e patatine
da Johnny Rockets, localino stile Happy Days, decisamente molto americano!
Mercoledi’ 7/9/2005
Primo impatto con le colazioni americane da Starbucks... muffin gigantesco
molto buono... ma il cappuccino, anche se buono va mescolato con la
cannuccia e non e’ previsto l’uso di cucchiaini per riuscire a bere la
schiuma...una signora ci ruba il tavolo e l’unico posto che rimane libero
e’ quello per gli handicappati... con di fianco un tizio che mi sventola
il giornale sotto il naso... che nervoso!!!
Comunque... partiamo per gli Universal Studios!
Arriviamo presto e dobbiamo aspettare le 10 AM perche’ il parco apra.
Facciamo subito il giro guidato degli studios con il trenino e poi ci
dedichiamo al parco e alle sue attrazioni: ritorno al futuro, Terminator,
Jurassic Park, Shrek in 3 D...
Forse ci aspettavamo qualcosa di piu’... ma comunque il parco e’ bello nel
suo complesso.
La mummia ci da qualche brivido, con gli scarabei che sembrano salirti
sulle gambe e il treno che, dopo una brusca frenata, riparte a tutto gas
in retromarcia, e la casa dell’orrore di Van Helsing
fa veramente paura... ma subito fuori ci accolgono i Blues Brothers
gia’ pronti sul palco per il loro show, mentre Shrek in persona posa con
noi per una foto!
Inoltre il nostro biglietto d’ingresso “VIP” ci da diritto ai posti
migliori e ai back stage di molti spettacoli... conosciamo anche
un’attrice che ha recitato in una puntata di Ghilmore Gilrs! Cosa chiedere
di meglio? Un hot dog con chili? Detto fatto! Agli Universal c’e’ anche
quello, e molto buono per giunta!
Una volta usciti dal parco ci mettiamo disperatamente alla ricerca della
scritta HOLLYWOOD, scrutando con lo sguardo le colline intorno a L.A. ....
ma senza successo!
Ne approfittiamo pero’ per vedere gli studi della Disney e le loro famosa
colonne impersonate niente meno che dai sette nani!
Ormai e’ sera e ci dirigiamo verso Long Beach, la nostra ultima tappa
della giornata.
Imbocchiamo, quasi per errore, la Harbour Freeway... e come per magia ci
ritroviamo di fronte allo spettacolo incantevole dei grattacieli
illuminati di Downtown, che risplendono nella notte di L.A., con le luci
accese delle loro mille finestre!
Ed eccoci a Long Beach!
Ne valeva davvero la pena! E’ uno splendore, adagiata sulla baia si
specchia nell’acqua con la sua ruota panoramica, le montagne russe, il
faro multicolore e le luci di tutti i locali e i ristoranti che la
illuminano.
Ci ritroviamo a mangiare nel mitico ristorante Bubba Gump Shrimps!
Il locale e’ arredato in maniera deliziosamente ispirata al film: con i
cartelli “stop Forrest” o “run Forrest” si attira l’attezione dei
camerieri e il menu’ e’ scritto sopra una racchetta da ping pong. Sopra i
tavoli in legno sono incise le frasi famose del film, tipo “stupid is who
stupid does” oppure “la vita e’ come una scatola di cioccolatini: non sai
mai cosa ti capita”. E soprattutto si mangiano dei gamberi deliziosi,
stuffed whit crabmeat, e la “carta assorbente” su cui e’ servita
l’aragosta fritta di D. altro non e’ che il giornale della contea di
Greenbow in Alabama!
Insomma, passiamo a Long Beach una serata fantastica, che fa dimenticare
anche la stanchezza... e siamo cosi’ romantici... accoccolati su una
panchina incorniciata da fiori di buganvillea... lo sguardo posato sulla
Queen Mary davanti a noi, maestosa e scintillante.
Giovedì 8/9/2005
Colazione da Starbucks…. stamattina è andata meglio, mi sono adeguata
all’andazzo americano…
Ci dirigiamo verso Santa Monica percorrendo fino in fondo il Sunset
Boulevard.
Passiamo davanti al maestoso ingresso di Bel Air e decidiamo di sbirciare
ancora qualche sontuosa villa prima di lasciare Los Angeles…
Ed eccoci finalmente sul molo di Santa Monica… l’oceano davanti a noi,
spiagge immense (con le torrette dei bagnini tipo Baywatch!), le palme
tutte intorno e uno spettacolare negozio di articoli sportivi dove
facciamo il pieno di Nike a metà prezzo, con mia somma soddisfazione!!!
Partiamo per Venice Beach, paradiso di surfisti… e anche noi, mentre
ammiriamo e filmiamo le loro evoluzioni, “pocciamo” i piedi nell’oceano!
Non possiamo andarcene senza prima aver visto i caratteristici canali di
questa “Venezia” americana, con tanto di ponticelli in legno, casette,
ciascuna con la propria barchetta ormeggiata sulla riva, e una simpatica
famigliola americana intenta a lanciare pop corn alle anatre, che si
congratula con noi appena pronunciamo le parole “just married”!….
Prendiamo al volo un panino da Starbucks e il contenitore di polistirolo
per l’acqua… che non fa in tempo
ivare in macchina che è
gia rotto…
Passiamo il primo pomeriggio, persi, a vagare per le desolate e deserte
campagne californiane, senza per altro aver la minima idea di dove ci
troviamo (Luca sarebbe rimasto estasiato… noi un pò meno… alla vista di
balloni di fieno, campi coltivati e trattori!), quando… come per magia…
non solo recuperiamo una tavoletta di cioccolato lassativo in un
supermercatino disperso nel nulla, ma riusciamo anche ad imboccare la
strada giusta in direzione Santa Barbara!
Ci avviamo per le vie di questa cittadina, cercando tra le costruzioni
spagnoleggianti la famosa missione… che pero proprio non riusciamo a
trovare!
Ci consoliamo con un caffè caldo e con il fortunato acquisto del libro che
D. stava cercando (“Sacred Hoops” di Phil Jackson).
Si riparte in direzione San Simeon, un po’ stanchi… e non sappiamo nemmeno
dove dormiremo…
D. e’ al volante mentre io sonnecchio, non prima di averlo aiutato a
mangiare, imboccandolo, il mega hamburger ricoperto di chili che ha voluto
ad ogni costo prendere da portar via!
Arrivati a destinazione distrutti, provvidenzialmente troviamo un bel
hotel sull’oceano… e a poco prezzo!!!
Venerdì 9/9/2005
Colazione alla buona in hotel.
D., ormai lanciatissimo, vince l’imbarazzo e prenota telefonicamente la
visita guidata al castello di Hearst per le 10.20.
Questa residenza del sig. Hearst, avvolta nella nebbia, domina il
villaggio di San Simeon dall’alto di un colle. Salendo vediamo un
cerbiatto brucare nei campi… probabilmente liberato a fini turistici in
occasione del passaggio del nostro pulmino…
Passiamo la mattinata vagando per le stanze principescamente arredate del
castello, con costanti moniti ad ogni gradino… “watch your step!”.
La biblioteca, dove, tra le altre cose, si trovano appesi gli stendardi
delle contrade di Siena, offre a D. lo spunto per una piacevole
conversazione con la guida a proposito del Palio.
Finalmente ripartiamo costeggiando l’oceano.
Pranziamo in uno stupendo ristorantino con una balconata proprio a picco
sul mare... un mega sandwich con tacchino e la vista su di un panorama
meraviglioso... cosa si può chiedere di più? La Pacific Coast ci sta dando
il meglio di se!
Ripartiamo per Monterey.
Lungo il tragitto ci sarebbe anche da visitare la missione di Carmel... ma
la manchiamo clamorosamente..!
Le missioni decisamente ci respingono...!
A Monterey, passeggiando sull’Old Fishcerman’s Wharf, rimango
assolutamente incantata dai chioschi che, lungo la strada, propongono ai
passanti non i soliti gelati o panini... ma cocktails di gamberetti,
granchio e una zuppa di pesce servita dentro ad una pagnotta di pane!
Ne chiediamo un assaggio... niente male!
D. intanto sosta con interesse davanti ai tanti baracchini che propongono
il Wale Watching e, dal punto più alto del molo, cerca in lontananza di
avvistare qualche balena, oltre agli innumerevoli gabbiani e leoni marini
che popolano la baia.
Arriviamo finalmente, sgranocchiando semi di girasole, a S. Francisco e
raggiungiamo il nostro hotel, proprio sul Fischerman’s Wharf!
Cogliamo l’occasione di infilarci in uno dei tanti ristorantini di pesce
dove finalmente mangiamo una bella insalata di gamberi e granchio! Che
bontà!
Sabato 10/9/2005
Ci svegliamo a S. Francisco!
Colazione sul molo da Boudin’s Bakery... dove, in vetrina, i panettieri al
lavoro sfornano bellissime pagnotte a forma di granchio!!!
Ci dirigiamo a ritirare i biglietti par la crociera nella baia
e la visita di Alcatraz...
purtroppo a causa di un piccolo inconveniente nella prenotazione su
internet perdiamo un pò di tempo e dobbiamo rinunciare alla Bay Cruise per
oggi....
Mentre aspettiamo che salpi il nostro battello per Alcatraz facciamo un
giretto lungo il Fiscehrman’s Wharf fino ad arrivare a Ghirardelli Square.
Alla fermata del cable car assisitiamo per la prima volta alla famosa
rotazione delle vetture sulla apposita piattaforma!
Tornati al porto, abbiamo il tempo di ammirare anche noi, come migliaia di
turisti, i leoni marini che affollano rumorosamente il Pier 39.
Ed ecco, salpiamo per Alcatraz!
D. mi fa da cicerone lungo l’isola spazzata dal vento, dall’alto della
quale si gode uno spettacolare panorama su S. Francisco e la baia!
Prendiamo l’audioguida per la visita del carcere all’interno. Passeggiamo
tra le celle, con le cuffie sulle orecchie, ascoltando storie di detenuti
e di tentativi di evasione.
Pranzo al Pier 41, finalmente anche noi assaggiamo la famosa Clam Cowder
in a bread bowl!
Poi ripartiamo a piedi, tra salite, discese e un’infinità di scalini che
ci mettono a dura prova!
Passiamo attraverso il quartiere italiano... nella cattedrale (Grace
Cathedral) stanno celebrando un matrimonio... e noi entriamo proprio per
assistere alla scena ...”ed ora lo sposo può baciare la sposa!”
Saliamo fino alla Coit Tower da dove di godiamo il panorama sulla baia, e
quindi iniziamo a scendere le infinite scalinate che attraverso bellissimi
giardini di case vittoriane e scendono fino ad arrivare a Levi’s Plaza.
Passeggiamo infine attraverso i grattacieli del Financial District...
purtroppo la Transamerican Pyramid è già chiusa e non possiamo salire fino
al 25° piano come avremmo voluto... ma in compenso, mentre ci dirigiamo
verso Union Square, ci imbattiamo in un set cinematografico che blocca
diverse vie del centro... pare che si tratti del prossimo film di Will
Smith!
Visitiamo piuttosto approfonditamente il negozio della Levi’s: io non
trovo niente, ma D. si compra un bel paio di 501.
Nel mega negozio della Nike invece ci limitiamo a compiacerci per esserci
fermati a Santa Monica a fare compere!
Infine, ultima tappa del giorno: Chinatown.
Davvero molto carina e pittoresca, ancor più che a L.A.: le viuzze
strette, le insegne dei negozietti, i tetti a pagoda dei palazzi colorati,
e i lampioni.... anche loro con il tetto a pagoda!
Il tutto oggi è impreziosito dagli addobbi (palloncini colorati, lanterne
cinesi e bandiere americane) che adornano le vie per celebrare il Moon
Festival!
Ceniamo in un tipico ristorantino, e poi, tornando a piedi verso l’hotel,
ci godiamo le luci di S. Francisco by night!
Domenica 11/9/2005
Finalmente partiamo per la nostra crociera nella baia! Intanto che
aspettiamo che arrivino le 10 per imbarcarci, facciamo la nostra ormai
tipica colazione da Boudin e vaghiamo per la città in cerca di un
possibile autobus che ci porti allo stadio.
Dopo esserci dati tanta pena decidiamo che tutto sommato è meglio andarci
in macchina.
Seguendo un’altra auto che sventola bandiera dei 49ers, parcheggiamo un pò
lontani dallo stadio alla modica cifra di 1 $.
Man mano che ci avviciniamo, ecco “gli americani” con maglie, giubbotti,
adesivi e bandiere dei 49ers: un fiume di persone color rosso-oro che, una
volta parcheggiata la macchina, pianta la bandiera a stelle e strisce
nell’aiuola del parcheggio, tira fuori dal baule barbecue, sedie
pieghevoli e tutto l’occorrente per organizzare
un pic nic in piena
regola per l’intera famiglia, mentre i bambini giocano lanciandosi il
pallone da football.
Credevo che fosse solo una leggenda, invece tutto questo succede davvero!
Ed eccoci al Monster Park!
D. è su di giri ed estasiato... finalmente una partita di football dal
vivo... in mezzo a tutti i fratelli americani...
Lo stadio è gremito e l’atmosfera indescrivibile.
Lo spettacolo è fantastico anche per me che non ne capisco tanto... l’inno
con srotolamento di una bandiera americana grande quasi quanto il campo...
gli stacchi musicali e i balletti delle cheerleader... lo spettacolo di
paracadutisti nell’intervallo... l’entusiasmo del pubblico ad ogni
azione,,, l’immancabile hot dog con bicchierone di coca cola da 1 litro...
e naturalmente il capellino dei 49ers... che contro ogni aspettativa hanno
anche vinto!!!
Ci attardiamo per le ultime foto... quasi ci dispiace andare via...
Tornando verso la macchina ci sorprendiamo nel vedere i parcheggi, ormai
vuoti, così puliti... dopo tutti quei barbecue!
Andiamo ad Alamo Square con la macchina.
Non potevamo mancare le case vittoriane più famose della città, così
famose da essere state soprannominate le 6 sorelle!
Naturalmente le fotografiamo in lungo e in largo, sullo sfondo dei
grattacieli di S. Francisco.
Ultima tappa Haight-Ashbury ... il quartiere della beat generation.. e lo
è veramente!
Negozi di tutti i tipi con vetrine coloratissime: vestiti usati, new age,
gioielli di bigiotteria, creperie e pub dove i ragazzi chiacchierano tra
di loro o si danno alla lettura, comodamente seduti su poltroncine e
divanetti.
Anche i frequentatori del quartiere sono molto... “figli dei fiori”:
ragazzi dal look alternativo che suonano violini e ballano per strada, o
che, seduti sul marciapiede, chiedono offerte per i cani randagi mentre
cuciono una toppa sul vestito...
Torniamo a casa passando per Russian Hill... salite e soprattutto discese
impressionanti!
Si ha quasi l’impressione di cadere, sembra impossibile che la macchina
riesca a frenare senza ruzzolare giù...
E per chiudere in bellezza... perchè no?
Lombard Street!
Passiamo dall’hotel per una doccia e poi... una bella cenetta alla Crab
House sul Pier 39... già il nome dice tutto! Davvero troppo carino... e
buonissimo!
Lunedì 12/9/2005
Stamattina ci svegliamo con più calma; dopo colazione, sempre da Boudin,
acquistiamo l’occorrente per preparare a casa la famosa clam cowderdi S.
Francisco, nonchè pancakes per gli amici e scones all’uvetta.
Passeggiamo fino a Ghirardelli Square dove... prendiamo il nostro primo
cable car!
Io mi siedo mentre D. decide che attaccarsi all’esterno è più
avventuroso... ed inizia la corsa fino ad Union Square! Sembra proprio di
essere su una giostra... sulle montagne russe per la precisione, date le
salite e soprattutto le discese...!
Il panorama è bellissimo... anche se la speranza è sempre quella che i
freni funzionino!
Rieccoci a Union Square, saliamo fino all’ultimo piano di Macy’s per
vedere la piazza dall’alto e poi passeggiamo fino a Market Street, dove
facciamo rifornimento di semi di girasole e riprendiamo il cable car fino
al Fisherman’s Wharf.
Mi mangio per l’ultima volta un ottimo mix di granchio e gamberi... take
away perchè D. comincia a farsi prendere dall’ansia della partenza... sono
già le 14.00...
Prendiamo la macchina e ci dirigiamo verso il Golden Gate... 5 $ per
attraversare il ponte, ma una volta dall’altra parte il panorama merita
davvero...
nonostante l’implacabile
vento...
Attraversiamo il Golden Gate Park, dove D. ha qualche difficoltà a
sradicarmi dal giardino delle rose... e infine Lombard Street!
Stavolta.. di giorno.. questa strada, tutta curve e aiuole di ortensie, si
presta anche a qualche foto ricordo.
Partiamo percorrendo il ponte di Okland in direzione El Portal, Yosemite!
Miracolosamente riusciamo a non sbagliare strada... anche se di tanto in
tanto il cartello “adopt a higway” continua ad incombere su di noi..
Ed eccoci al Cedar Lodge. Togliamo dall’auto semi di girasole e muffin per
via degli orsi e ci ristoriamo con un bel bagno caldo.
Martedì 13/9/2005
Al Cedar Lodge facciamo una fantastica e costosa colazione a buffet: uova
strapazzate, salsicce, bacon, fragole e yogurt, mentre D. fa il bis di
pancake con lo sciroppo d’acero... fantastico!
Ne usciamo, con la pancia fin troppo piena, per la nostra traversata del
parco....così verde...alberi, radure e fiumi che scorrono tranquilli e
limpidi a valle, dopo essersi gettati dall’alto di imponenti rupi,
trasformandosi per pochi gloriosi istanti... lunghi centinaia di metri...
in cascate mozzafiato a strapiombo!
D. cerca disperatamente di avvistare qualche orso... ma non siamo così
fortunati!
Però incontriamo, proprio sulla strada, ben due coyote.... uno dopo
l’altro.
Sembrano piccoli lupacchiotti... non hanno paura, anche se quando le
nostre attenzioni si fanno insistenti, preferiscono trotterellare via nel
folto della foresta.
A sentire la ranger del visitor center pare che vedere un coyote porti
fortuna!
Ci fermiamo ai più importanti punti panoramici, percorrendo anche qualche
sentiero a piedi: il massiccio di El Capitain, le cascate di Bridaveil e
le cascate dello Yosemite, famosissime ma, purtroppo per noi, asciutte in
questo periodo dell’anno.
Ultimi avvistamenti: qualche scoiattolo qua e là e le anatre del fiume, a
cui D. lancia semi di girasole, concentrato e felice come un bambino!
Facciamo l’ultima sosta al Glacier Point, da cui si gode una vista
spettacolare sull’Half Dome e su tutta la vallata. Dopo aver distolto D.
dall’arrampicarsi sulle più alte rocce sospese nel vuoto e dal calarsi
lungo le pendici del precipizio, partiamo in direzione Death Valley.
Il parco dello Yosemite è ancora grande, e passiamo le ore successive a
percorrerne il “Tioga Road”, immerso in tranquille e verdeggianti foreste
di abeti, fino ad arrivare a 3000 metri di altitudine!
Approfitto per schiacciare un pisolino, mentre D. guida e con la coda
dell’occhio continua a cercare orsi nella boscaglia.
Cominciamo a scendere, e il paesaggio inizia a cambiare... dalle verdi
foreste, cime di montagne ancora spruzzate di neve e laghetti, passiamo ad
un paesaggio roccioso, quasi brullo, fino ad arrivare al deserto!
Lunghe strade che corrono dritte in mezzo al nulla, solo pochi e tristi
arbusti qua e là e le cime di massicci rocciosi in lontananza.
Sembra che la strada per arrivare a Furnace Creek non finisca mai!
Ormai è tardi; una bella luna rischiara il paesaggio intorno a noi e
l’aria del deserto è tiepida.
Arriviamo al Ranch giusto in tempo per la nostra prima ottima bistecca
servita con patatine fritte e delle buonissime “garlic masched potatoes”
(praticamente un purè, ma le patate sono state cotte con la buccia,
schiacciate e condite con tanto aglio! Buone!)
Avevamo proprio fame (nonostante la colazione... anche perchè per pranzo
abbiamo mangiato al volo due panini comprati in un supermaket).
La nostra stanza lascia un pò a desiderare... ma fa
niente!
Mercoledì 14/9/2005
A Fournace Creek fa davvero caldo! E’ calda perfino l’acqua fredda che
esce dal rubinetto freddo!
Ci svegliamo presto; D. dice di avere lo stomaco chiuso... ma anche oggi
colazione a buffet!
E come al solito si mangia doppia porzione di pancake e infine uova,
pancetta, salsicce e patate arrosto... squisito!
Del resto ci servono le energie per affrontare il trekking che ci aspetta
nella valle della morte!
Provvidenzialmente D. ripara col nastro adesivo il contenitore di
polistirolo che si era rotto a Venice Beach.. e questo ci permette di
conservare l’acqua fredda e di non morire disidratati.
Ora l’unico pericolo è rappresentato dai rattlesnake.... che eviteremo
accuratamente!
Fortuna che la nostra 4x4 ci consente di percorrere strade sterrate,
divertentissime da guidare e bellissime dal punto di vista panoramico!
Guidiamo attraverso il Mustard Canyon e lungo il sentiero dei 20 Mules
Team, che passa proprio in mezzo alle rocce di Zabrinskie Point!
I paesaggi in questa valle sono davvero al di sopra di ogni aspettativa, e
vale la pena camminare sotto il sole cocente per sprofondare i piedi nelle
dune di sabbia finissima che si stendono a perdita d’occhio, o per
ammirare le variopinte colline sfumate su tutte le tonalità del giallo,
del rosso e dell’arancio di Zabrinskie Point, o ancora l’immensa distesa
di sale, che da lontano sembra quasi un lago sotto il riflesso del sole, e
da vicino un’enorme prato innevato.
Ma il sole cocente ci ha cotti a puntino, ed è ormai tempo di lasciare
questa valle, a ragione chiamata “della morte”... non prima di aver
toccato il punto più basso sotto il livello del mare dell’emisfero
occidentale: Badwater.
Il sole tramonta sull’autostrada che corre in mezzo al deserto, ed ecco,
nella notte, appaiono davanti a noi, in lontananza, le luci di Las Vegas!
Prima ancora di arrivare in città iniziamo ad incontrare sulla strada
un’infinità di piccole Wedding Chapels e negozi annessi di vendita e
noleggio abiti da sposa/o!
Percorriamo lo Strip dallo Stratosphere fino al nostro hotel (che è dalla
parte opposta).
Ci orientiamo andando verso l’enorme fascio di luce proiettato verso
l’alto dalla sommità della piramide del Luxor!
Passiamo davanti a tutti i famosi alberghi, luminosi più che mai, e
rimaniamo a bocca aperta davanti alle loro stranezze: le fontane danzanti
del Bellagio, la perfetta ricostruzione di piazza S. Marco con tanto di
canale e gondole, la fontana di Trevi davanti al Cesar Palace, la Tour
Eiffel in dimensioni ridotte, la nave di bucanieri del Treasure Island...
il vulcano in eruzione del Mirage.. il ponte di Brooklyn e la statua della
libertà.... il castello di Mago Merlino e infine la piramide del Luxor e
la sfinge gigantesca che ci aspetta all’ingresso.
L’albergo è veramente immenso e disseminato di slot machines e tavoli da
gioco.
Naturalmente ci perdiamo, trascinando faticosamente le valige, in cerca
della nostra camera.
Ceniamo al Faraon’s Buffet, decorato come se fosse il sito di uno scavo
archeologico egiziano.
Il Routard ne parla bene, ma verifichiamo che i giudizi positivi non
corrispondono esattamente alla realtà: sulla quantità e la varietà niente
da dire, ma la qualità è veramente “mediocre”.... insomma, un pò una
delusione.
E... sarà il buffet.... sarà la stanchezza.. ma questa città, che dietro
le sue luci sfavillanti nasconde persone, che stanno sedute sole per ore
davanti ad una slot
machines, ci sembra un pò triste.
In realtà, però, c’è anche chi vince e si diverte un sacco, e in una
saletta dell’hotel due sposi stanno ballando un lento, festeggiando il
loro matrimonio a Las Vegas!
Giovedì 15/9/2005
Ci svegliamo con tutta calma e passiamo la mattinata al Premium Autlet,
dove svaligiamo il negozio di Guess e della Nike.
Pranzo con uno Smooties, mentre D. non perde occasione per mangiarsi il
suo classico hot dog con il chili!
Torniamo in hotel in tempo per fare un tuffo nella piscina del Luxor, e
poi via, lungo lo Strip!
Assistiamo allo spettacolo delle fontane che davanti al Bellagio... nel
bel mezzo del lago di Como... danzano sulle note dell’inno americano!
Tanti altri show si offrono ai visitatori lungo questa strada
strabiliante: le sirene del T.I., l’eruzione vulcanica davanti al Mirage,
la tigre bianca (che in realtà non c’era...) ....ma lo spettacolo più
bello è senza dubbio il Venetian... e soprattutto... la nostra cenetta al
Venetian: seduti in un ristorantino (messicano... perchè da Zeffirino
bisognava prenotare) in riva al Canal Grande, con i gondolieri che
passando cantano arie di opere liriche sotto il cielo limpido di
Venezia... tutto questo all’interno dell’hotel! Incredibile!
Continuiamo a passeggiare lungo lo Strip, entrando nei vari alberghi e
perdendo 5 $ alle slot machines del Paris.
Infine rientriamo.. stanchi, dopo aver percorso miglia e miglia a piedi,
da un hotel all’altro, e ci ritroviamo di nuovo al Luxor.
Seduti ad un tavolo da Black Jack, perdiamo gli ultimi 5 $, dopo le prime
mani esaltanti...
Venerdi’ 16/9/2005
Ci svegliamo un po’ piu’ tardi del previsto... ma del resto ieri sera
abbiamo fatto le ore piccole...
Fantastica colazione da Starbucks: sorseggiamo i nostri bicchieroni
bollenti seduti su dei comodissimi divanetti con vista panoramica sul
ponte di Brooklyn e i grattacieli di New York (- New York!)!
Subito dopo, la nostra meta e’ il negozio della Coca-Cola, preannunciato
in lontananza dalla famosa bottiglia di vetro formato gigante (alta quanto
il palazzo... altro non e’ se non l’ascensore!). Compriamo qualche
souvenir per amici e parenti e poi lasciamo Las Vegas, percorrendo lo
Strip per l’ultima volta.
Lungo la strada in direzione Zion e Bryce Canion, ci fermiamo all’outlet
di Washington, dove non compriamo niente, ma perdiamo il tempo necessario
per dover poi attraversare Zion di volata, e nonostante questo, perderci
il tramonto sul Bryce Canion.... e soprattutto.... arrivare in ritardo per
il tanto atteso Rodeo che si svolge alle 7.00 PM davanti al Ruby’s Inn....
In realta’ alla fine il ritardo e’ minimo... alle 7.20 siamo davanti alla
location del rodeo... ma tutto e’ deserto e solo poche mucche pascolano
tranquillamente all’interno dei recinti...
Chiediamo spiegazioni e scopriamo che il rodeo e’ previsto solo durante il
periodo estivo, perche’ da settembre in poi i ragazzi del “bull riding”
sono a scuola!
... e io che durante il viaggio pensavo gia’ con rammarico agli spettatori
che iniziavano a prendere posto sugli spalti!!!
Cenetta davvero ottima a base di fantastiche bisteccche al sangue al
ristorante del Ruby’s Inn (la T-Bone di D. e’ buonissima!).
Facciamo il tentativo di farci il bagno nella piscina riscaldata
dell’albergo... ma in realta’ l’acqua e’ freddina, e un folto gruppo di
ragazzi francesi occupa interamente... da ore... l’invitante vasca
idromassaggio....
D. coraggiosamente si fa una nuotata mentre
io lo assisto da bordo
piscina, porgendogli l’asciugamano.
Torniamo alla nostra camera che ha una bellissima vista sul bosco,
illuminato dalla chiara luce della luna...
Sabato 17/9/2005
Sveglia alle 6.00 AM: ieri abbiamo perso il tramonto ma oggi non vogliamo
mancare l’alba!
Partiamo nel freddo del mattino verso Inspiration Point (imbottiti con
diversi strati di maglie, maglioni, felpe e giubbotti).
Arriviamo che e’ ancora buio, e nel silenzio, vediamo la luce dell’alba
farsi strada lentamente, finche’ il sole sorge ad illuminare di bellissimi
colori l’immensa distesa di pinnacoli sotto di noi.
L’atmosfera e’ indescrivibile.... siamo soli, davanti alla natura che ci
offre questo spettacolo affascinante... mentre sentiamo i primi raggi di
sole che iniziano a diffondere il loro calore, avvolgendoci di una luce
color miele....
Lungo la strada di ritorno verso una buona colazione in hotel, incontriamo
nella boscaglia due piccoli cerbiatti che brucano. Accostiamo e scendiamo
dall’auto; il mattino e’ ancora freddo e silenzioso, e non sembra che le
bestiole ci considerano una minaccia. Si lasciano guardare e
fotografare... ma sempre ad una certa distanza...
Felici dell’avvistamento decidiamo di lasciarli tranquilli, e di
proseguire verso la nostra colazione: mitici pancakes per D. e un
fantastico beagle (il primo del viaggio) imbottito di prosciutto, uova e
formaggio!
Immagazziniamo le energie sufficienti per affrontare il trekking nel Bryce!
Dal Sunset Point imbocchiamo il sentiero del Navajo Loop e Queen’s Garden.
Una discesa vertiginosa ci porta proprio in mezzo ai pinnacoli che
caratterizzano il parco e che poco prima ammiravamo dall’alto.
Il sentiero poi prosegue tra alberi e radure, dietro i quali si
intravedono imponenti pareti rocciose, che il vento e l’acqua hanno
scolpito fino a ricavarne forme inimmaginabili.
Incontriamo anche quello che a noi sembra un piccolo cane della praeria:
davvero carino, appena uscito dalla sua tana si ferma a sgranocchiare una
ghianda davanti a noi.
D., previdente, si e’ messo in tasca un po’ di semi di girasole, e prova a
lanciarli maldestramente ad uno scoiattolino che incontriamo poco piu’
avanti... ma lo spaventa e lo fa scappare via...
Ed ecco che il verde del fondovalle inizia a diradarsi per lasciare spazio
ad una salita che risale, tra i pinnacoli, fino al Sunrise Point.
Una volta arrivati faticosamente in cima costeggiamo l’alto del rim, fino
ad arrivare.... finalmente.... alla macchina!
Un altro cerbiatto ci attraversa la strada all’improvviso, saltellando
aggraziato e corre via nel folto del bosco!
Allora i cartelli stradali di attravesamento cervi sono veritieri!!!
Ultima tappa: Fairyland Point.... ancora una distesa di pinnacoli... che
dall’alto offrono uno spettacolo impressionante... sembrano davvero le
guglie di una maestosa catedrale gotica!
Dopo aver mangiato e fatto scorta di coca-cola alla vaniglia per il
viaggio, partiamo dal Bryce con l’obbiettivo di vedere il tramonto all’Arches
National Park.
Attraversiamo graziosi paesini con casette di legno, ranch, recinti con
staccionate bianche e mucche al pascolo.
Lungo la strada, le praterie, da pascoli verdeggianti cominciano a
trasformarsi in distese brulle, frequentemente intervallate da grandi
ammassi rocciosi e canyons.
Ed eccoci all’Arches! Il sole e’ ancora sufficientemente alto per
consentirci l’ultima passeggiata della giornata.
Saliamo lungo il sentiero roccioso, segnalato da mucchietti
di pietre lungo il cammino, ma soprattutto da diversi turisti che
ci precedono e ci seguono... sembra quasi... dato lo scenario... la
migrazione verso la valle incantata...!
Il punto migliore per gustarci il tramonto e’ il famoso Delicate Arche.
La natura ha creato come una specie di anfiteatro roccioso tutto intorno a
questo arco... e tutti i visitatori prendono posto a sedere, telecamere e
macchine fotografiche alla mano, per assistere al meraviglioso spettacolo
del sole che cinge con i suoi ultimi raggi dorati l’arco, solitario
protagonista di questo tramonto infuocato.
Per cena D. scova (dopo aver tentato invano di seguire le indicazioni del
Routard, vagando per almeno 30 min. per le vie di Moab) un fantastico
ristorantino sull’alto di una collina che domina la citta’. Posticino chic
che ci serve le migliori bistecche mangiate fin’ora (la migliore e’ sempre
quella di D.).
Tornati in hotel utilizziamo le ultime energie per fare il bucato nella
lavanderia a gettoni!
Domenica 18/9/2005
La prima passeggiata che decidiamo di fare ci porta al Landscape Arche.
Qui il sentiero e’ piuttosto pianeggiante, il paesaggio aspro e roccioso
lascia comunque spazio, con nostra sorpresa, a cespugli di fiori gialli e
viola, e a piccoli pini pieni di bacche azzurre. Le rocce e la sabbia sono
di un bel colore rosato... e ce ne portiamo a casa un pochino... per
ricordo... mentre continuiamo a passeggiare nel parco...
Innumerevoli altri archi ci attendono!
Dopo aver fotografato la Balanced Rock e aver passeggiato lungo la Window
Section, ci fermiamo a Moab per pranzo... finalmente da Dennis!...
hamburger, bistecca e onion rings per recuperare le forze prima di partire
per la Monument Valley.
Lungo la strada, inaspettatamente, ci imbattiamo in quella che ha tutta
l’aria di essere l’arena di un rodeo!
Ci fermiamo e timidamente ci accostiamo agli spalti... e’ in corso un
torneo di cattura del vitello…
Cowboys ma soprattutto indiani partecipano alla competizione... ci
sentiamo un po’ in imbarazzo in mezzo alle famiglie di “nativi” che
assistono alla gara, ma questa e’ la nostra rivincita sul mancato rodeo
del Ruby’s Inn!
Riprendiamo la strada e arriviamo al tramonto... la Monument Valley non
tradisce le nostre aspettative: la strada che stiamo percorrendo, lunga e
dritta, attraverso una pianura desertica, ci porta dritti dritti verso i
famosi monoliti che con la luce del tramonto sono infiammati di rosso!
Ci fermiamo a fare foto in mezzo alla strada, deserta, percorsa solo da
pochi turisti e da alcune vecchie auto guidate dai Navajo. Bello!!!
Proprio le immagini che si vedono nelle cartoline e sulle guide turistiche
sono ora davanti a noi, reali e suggestive! E infine... il sole cala
dietro l’orizzonte, e le luci si spengono... come riflettori... sugli
imponenti e solitari monoliti.
E’ ora di cercare il nostro hotel... e questa e’ la sorpresa piu’ bella!
Il Goulding’s Lodge e’ proprio all’interno del parco, costruito ai piedi
di un’imponente falesia rossa.
... e la nostra stanza!!!
E’ una delle due uniche suite... una casetta separata dal corpo centrale
dell’hotel... in alto in alto... con la sua verandina privata che si
affaccia su un panorama mozzafiato!
Ormai e’ notte, e la luna piena sorge, con i suoi bianchi raggi, ad
illuminare la Monument Valley... dalla nostra terrazzina ci affacciamo
sognanti a guardare le stelle che avvolgono il paesaggio... sembra quasi
impossibile essere qui! E’ talmente bello ed emozionante
si stenta a credere che
possa essere reale!
Mangiamo anche stasera una bella bistecca (quella di D. e’ sempre la piu’
buona...!), e poi... prendiamo a noleggio uno dei tanti film che sono
stati girati nella Monument Valley e che la hanno resa famosa!
“She wore a yellow ribbon”
Magistrale interpretazione del mitico Jhon Wayne e mirabili vedute della
valle e delle sue imponenti formazioni rocciose!
Ma la stanchezza si fa sentire.... e il film in inglese con i sottotitoli
concilia il sonno... ci assopiamo...
Lunedi’ 20/9/2005
La sveglia suona alle 7.00.... il sole sta per sorgere!
Ci avvolgiamo romanticamente (?) in una coperta e ci sediamo sulla veranda
della nostra suite a goderci lo spettacolo: l’alba sulla Monument Valley!
Non ci sono parole per descrivere questa meraviglia!
Torniamo ancora un pochino a letto e finiamo di guardare il film di Jhon
Wayne e di dormire...
Ed eccoci pronti, dopo una buona colazione a base di immancabili pancake,
pane burro e marmellata.
Decidiamo di rinunciare al tour guidato che gli indiani Navajo propongono
ai turisti, per girare la Monument Valley in liberta’... sulla nostra
fedele jeep....
Come avrebbe potuto D. rinunciare a guidare avventurosamente sulle strade
di terra rossa che si snodano intorno agli imponenti monoliti di questa
stupefacente valle?!!
E’ tutto cosi’ bello che le foto, naturalmente, si sprecano!
Ci divertiamo ad andare e venire dai vari vista point dove i Navajo non
mancano di esporre collane e braccialetti in vendita per i turisti che
volessero portare a casa questo ben misero ricordo di cio’ che resta del
popolo indiano.
I nativi che incontriamo hanno ben poco dello spiritualismo e della
fierezza che ci saremmo aspettati... la terra con cui in passato vivevano
in simbiosi, sembra avere oggi per loro un valore puramente economico.
Asserviti alla logica del commercio e del turismo, vendono le loro
collanine (forse made in China) insieme ai mocassini, alle foto di Jhon
Wayne e alle bandiere americane, su cui sono dipinti guerrieri pellerossa
di un tempo....
Stipano quanti piu’ turisti possibile sui loro furgoncini, per portarli a
fare il giro turistico della vallata dove un tempo i loro padri cacciavano
i bisonti e leggevano segni nelle rocce e nelle ombre create dal sole e
dalla luna.
Le tende dei loro accampamenti si sono trasformate in tristi roulotte, e i
loro destrieri non cavalcano piu’ nella prateria, ma vanno lentamente al
passo, sotto il peso di grassi turisti, oppure si prestano a posare per
una foto ricordo, sullo sfondo dei rossi monoliti, alla modica cifra di 1
$.
Comunque anche noi, come tanti, compriamo collanine e braccialetti da un
indiano di nome Harry, e ci gustiamo fino in fondo la bellezza di questa
terra Navajo cosi’ maestosa.
Mangiamo un beagle spalmato di Philadelphia sulla terrazzina panoramica
del visitor center per chiudere in bellezza, prima di partire in direzione
Grand Canyon.
La strada e’ lunga e scorre dritta e noiosa in mezzo al nulla.
Ma eccoci all’improvviso su un’altopiano dove, su vaste distese di prati
verdi, si aprono inaspettatamente profonde spaccature rocciose....
iniziamo ad intravedere il Grand Canyon!
Entriamo nel parco e ci fermiamo a diversi vista point... peccato che in
cielo qualche nuvolone oscura il sole e il Canyon ci si presenta imponente
ma un po’ cupo...
Fortunatamente al Grandview Point il sole riesce ad aprirsi un varco per
tramontare splendidamente dietro al Canyon, illuminando
con i suoi ultimi raggi
le nuvole... che assumono colori incredibili... dal rosso...
all’arancio... al rosa... Un tramonto cosi’ bello non si era mai visto!
E proprio in questo momento magico la tecnologia digitale decide di
abbandonarci!
Corro in macchina a recuperare la macchina fotografica di riserva... priva
di qualunque accessorio... dotata solo di rullino e obbiettivo... per
tentare comunque di immortalare la poesia di questo momento.
Stasera dormiamo al Best Western di Tusayan e, per cena, le indicazioni,
stavolta corrette, del Routard, ci portano finalmente in un tipico locale
western: interamente in legno, con la paglia per terra, selle appese e
balloni di fieno, tavole apparecchiate su pelli di mucca e camerieri
vestiti da cowboys con tanto di Steatson.
Prendiamo la nostra solita bistecca (come sempre e’ piu’ buona quella di
D., anche se stasera ce l’ho messa tutta ordinando una t-bone...) con
fagioli, pannocchia di mais e onion ring! E una bella birra “Rattlesnake”
per bagnare la cena!
Martedi’ 21/9/2005
Ci svegliamo con calma e scendiamo per una mega colazione a buffet, dove
ritroviamo i ragazzi di Padova che abbiamo incontrato al Bryce Canyon.
Ci fermiamo con loro a chiacchierare delle esperienze di viaggio e ci
scambiamo le nostre opinioni su questa grande e pazza America.
Con tutta calma ci informiamo per prenotare un’escursione in aereo e
decolliamo alle 12.00.
Un’esperienza indimenticabile!
Sorvoliamo il Grand Canyon e solo ora ci rendiamo conto della grandezza e
della vastita’ di questa immensa crepa che si apre in mezzo a boschi e a
praterie per arrivare fino giu’ in fondo, dove le acque del Colorado
scorrono, facendosi strada tra le rocce e formando tante rapide su cui
sarebbe proprio bello fare rafting... la prossima volta...
Non appena il nostro aereo atterra, in cielo iniziano ad addensarsi
nuvoloni neri e minacciosi.
E poco dopo cominciano a cadere le prime gocce di pioggia....
Continuera’ cosi’ tutto il giorno?
Alla nostra domanda il ranger risponde evasivamente “who kows?”... ma noi
ci sentiamo un po’ sfortunati a non poterci godere il Grand Canyon sotto
il sole...
Infatti la pioggia smette e poi ricomincia a piu’ riprese, e i nuvoloni
non ci abbandonano per tutto il giorno.
Solo qualche raro raggio di sole riesce a trovare uno spiraglio tra le
nubi... creando bellissimi arcobaleni sopra i precipizi rocciosi!
Ci sarebbe tanto piaciuto scendere fin giu’ in fondo, lungo il sentiero
del Bright Angel (peraltro lastricato di cacche di mulo e un po’
puzzolente... a dispetto del nome)... ma ormai e’ tardi. Stamattina siamo
stati troppo pigri....
Ci accontentiamo di scendere per i primi 300 metri e poi risaliamo... con
rammarico... chiedendoci come mai questi ingegnosi americani non abbiano
ancora trovato il modo di costruire un ascensore che arrivi fino giu’...
alle rive del fiume Colorado...
Prendiamo lo shuttle bus per veder ancora alcuni punti panoramici e poi
decidiamo a malincuore di partire, anche se non soddisfatti fino in
fondo...
Ma ci consola l’idea di ritornare qui un giorno... magari per il nostro
25esimo anniversario di nozze!!!
Guidiamo attraversando scenic route spettacolari: la Coconino National
Forest, distese di fiori gialli e foreste di abeti e betulle, mucche al
pascolo e piccolissimi paesini sperduti dai nomi buffi (tipo Snowball).
Arriviamo alle nove di sera a Phoenix... il caldo dell’Arizona, anche a
quest’ora e’ impressionante...
Stasera nessuno
ci toglie un bel tuffo
in piscina e il meritato relax nella vasca idromassaggio!
E poi a cena... Il ragazzo della reception ci consiglia una zona con
negozi e ristoranti aperti fino a tardi... il che, in America, vuol dire
che alle 9.30 e’ gia’ tutto chiuso!
Infatti fallisce il nostro primo tentativo al ristorante messicano, quindi
dirottiamo sulla steakhouse da Morton’s. Da fuori normalissimo, questo
posticino si rivela utrachic una volta entrati!
I camerieri ci accolgono in papillon... noi siamo a dir poco
impresentabili... ma poco importa, tanto il ristorante e’ vuoto! Ormai
siamo incastrati, tanto vale goderci la cena!
E infatti ordiniamo le bistecche piu’ buone di tutto il viaggio! Il mio
filetto non ha niente da invidiare alla bistecca di D., stavolta!
Perfettamente al sangue, servito su un letto di pane abbrustolito,
guarnito con asparagi croccantini e “crabmeat” deliziosa, il tutto
cosparso di delicatissima salsa bearnese, che profuma di burro...
Mercoledi’ 22/9/2005
Ci svegliamo presto, anche se non quanto avremmo dovuto perche’ non
sentiamo la sveglia!
Riusciamo comunque a fare colazione e ad essere pronti in macchina alle
7.30: in perfetto orario sulla tabella di marcia, che ci vede tra 400
miglia a S. Diego!
Peccato solo per il traffico in uscita da Scottsdale verso Phoenix….
Ammiriamo lungo la strada i famosi cactus dell’Arizona e, macinando miglia
su miglia… superando camion che trasportano case... arriviamo finalmente a
San Diego!
Ci dirigiamo subito verso lo zoo.
Sono le 2 PM e il parco chiude alle 6.00 PM... non abbiamo tempo da
perdere!
Dopo un sandwich e un gelato saliamo sull’autobus che ci porta a fare il
giro panoramico dello zoo.
Appena terminato il tour guidato ci mettiamo a scorazzare come matti da
una gabbia all’altra, e quando arriva l’orario di chiusura abbiamo visto
lo zoo in lungo e in largo.
Molto bello e curato, una grandissima varieta’ di animali... alcuni dei
quali ci sembrano pero’ un po’ tristi, costretti in gabbie che, pur
tentando di ricreare il loro habitat naturale, sono comunque e sempre
limitate da sbarre contro le quali le povere bestiole si imbattono
continuamente, lungo i loro percorsi obbligati.
Terminiamo la visita con il rettilario, senza aver visto il quale D. non
poteva dirsi soddisfatto!
E ci dirigiamo verso Downtown e il Gaslamp Quarter. Molto grazioso,
soprattutto adesso che e’ sera e i caratteristici lampioncini a grappolo
si accendono, ad illuminare gli affollati locali alla moda e i negozi di
Horton Plaza: un grande centro commerciale all’aperto, su piu’ piani, con
gallerie, scalinate, bar, fast food e opportunita’ di shopping fino a
tarda ora.
Riusciamo finalmente a trovare la Samsonite che ci sara’ indispensabile
per rimpatriare le 6 paia di Nike e gli altri gadget che abbiamo
accumulato durante il percorso.
Dopo una rapida cenetta messicana ci incamminiamo verso L.A., arriviamo in
poco tempo e verso le 10.30 siamo gia’ in hotel... proprio alle porte di
Disneyland!
Giovedi’ 23/9/2005
Ultimo giorno.... Dopo una colazione continentale (D. rinuncia ai suoi
ultimi pancake per farmi compagnia!), eccoci pronti per Disney!
Dopo un’attesa un po’ snervante tra parcheggio, shuttle e coda alla
cassa... siamo in Main Street!
Primo avvistamento: il Cappellaio Matto che ci saluta al nostro ingresso
nel parco!
Il castello della Bella Addormentata e’ meno bello che a Parigi... ma per
il resto il parco, pur essendo lo stesso e’ sempre diverso
e le attrazioni, anche
se alcune hanno addirittura lo stesso nome, riescono sempre a sorprenderci
tanta e’ l’originalita’ e la ricercatezza fin nei minimi dettagli di
Disney!
Batto D. al tiro al bersaglio sul trenino di Toy Story (33700 contro
16500!!!): ogni vagoncino e’ munito di due pistole laser e di uno schermo
che segna il punteggio man mano che si colpiscono i bersagli, mentre ci si
inoltra nelle ambientazioni del film!
Le montagne russe che ci aspettavamo non sono cosi’ da brivido come D.
avrebbe voluto... ma comunque bellissime e sempre originali. Dalla terra
alla luna, dove si gira vorticosamente in mezzo ad un turbinio di stelline
lucenti; Indiana Jones, che ricrea perfettamente l’impressione di essere
su di una jeep all’interno del tempio maledetto... con tanto di masso
rotante che ci viene incontro! E anche il classico e banale Colorado Boat
riesce a sorprenderci con intermezzi di galline, coniglietti e topini
canterini che cercano di avvertirci del pericolo imminente.... ma
invano... ci imbattiamo nelle rapide e ne usciamo totalmente fradici!
Infine davvero fantastica la ricreazione di Topolinia! La casa di Minnie e
di Topolino: le macchine parcheggiate nel vialetto vialetto d’ingresso e i
padroni di casa in persona che baciano e abbracciano chiunque abbia avuto
pazienza sufficiente per attendere in coda il magico momento!
Sfortunatamente manchiamo il tanto desiderato incontro con Winnie The Phoo...
ma facciamo foto con altri abitanti del bosco dei 100 Acri, e D. e Tigro
saltellano insieme e si danno il 5 come grandi amici!
Ormai e’ ora di chiusura... giusto il tempo per vedere la sfilata e per
fare un ultimo giro tra le stelle dalla Terra alla Luna...
E ci avviamo verso l’Hilton Airport…. stacchiamo l’ultimo voucher dal
nostro blocchetto e riconsegniamo la nostra fedele jeep alla Hertz... con
3500 miglia in piu’...
E’ stato bello America! Torneremo presto!
|
|