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  IL DIARIO DI ELENA  
 

COME DENTRO UN FILM

FILM
 

Dopo 13 anni di convivenza e due figli (Irene, 9 anni e Andrea, 5 anni) abbiamo deciso di sposarci e di regalarci (e farci regalare!) il viaggio di nozze negli USA. Sicuramente l’itinerario percorso sarebbe stato più agevole se lo avessimo spezzettato in tre viaggi ma, essendo quattro persone, la spesa totale non è stata irrisoria e per paura di non avere più l’opportunità di tornare negli USA abbiamo deciso di inserire “quasi” tutti i luoghi che ci avevano sempre attratto.
Il titolo del diario racchiude un po’ il tema dominante del viaggio perché come ha scritto il giornalista Beppe Severgnini “in America non si va, in America si torna, anche la prima volta!” Infatti siamo cresciuti vedendo quei luoghi nei films e nei telefilms americani ed andando negli USA si ha costantemente la classica sensazione di déjà vu. Per cui durante il viaggio ho cercato sia di “rivedere” posti che mi evocavano ricordi d’infanzia sia di immaginare con i bimbi quali scenari hanno ispirato i disegnatori di molti cartoni animati.
INFO PRATICHE
Dal 10 giugno al 2 luglio abbiamo “visto” 5 città (New York, San Francisco, Las Vegas, Salt Lake City e Los Angeles) ed abbiamo toccato 7 stati (New York, California, Nevada, Utah, Idaho, Wyoming e Arizona) percofrendo 6769.06 Km (4207 Miles), di cui 1351.56 (840 Miles) in auto ed i restanti in camper. Oltre al primo pieno di carburante compreso nel noleggio auto, abbiamo consumato circa 348.886 galloni di benzina (1320 litri) per una spesa di circa 1100 dollari.
Il volo intercontinentale con Swiss Air (698,00 euro/adulto e 575,00 euro/bambino) ed il volo interno con Continental (127,00 euro) sono stati prenotati a dicembre. Abbiamo scelto il camper (Cruise America, prenotato mediante www.usandcanadatravel.com perché aveva il prezzo più basso) per la presenza dei bambini e per poter sostare la notte nei parchi. Questa scelta si è rivelata azzeccata per quanto riguarda il rapporto con la natura visto che ci ha permesso di dormire dentro luoghi fantastici e di incontrare ogni mattina o sera animali sempre diversi. Ci ha un po’ penalizzato nelle lunghe tappe di spostamento e nella visita di alcuni luoghi raggiungibili solo con strade strette o sterrate che quindi abbiamo dovuto saltare. Inoltre i bambini in camper non hanno mai dormito durante le tappe di trasferimento ma hanno giocato tutto il tempo per cui, andando a letto intorno alle 23.00, la mattina era veramente difficile riuscire a svegliarli. Infatti, nonostante noi adulti ci svegliassimo alle 7.00, raramente siamo riusciti a metterci in marcia prima delle 8.30-9.00. La macchina (prenotata mediante www.enoleggioauto.it) è stata affittata per attraversare la Death Valley. Infatti dalla metà di giugno è proibito percorrere la Death Valley in camper (per alcune compagnie sei soltanto non coperto dall’assicurazione del camper) e la Cruise America ti fa proprio firmare una dichiarazione in cui affermi che non ci andrai. Invece nella Death Valley abbiamo incontrato ben 3 camper tutti Cruise America! Abbiamo fatto l’assicurazione mediante www.viaggiaresicuri.it e purtroppo l’abbiamo collaudata!
Il viaggio è stato organizzato nei minimi dettagli seguendo i consigli delle guide Routard “USA Ovest I parchi nazionali” e “California”, della guida oro TCI “New York”, la guida Lonely Planet “New York”, e Globus – Enciclopedia dei paesi e degli itinerari – Stati Uniti e Canada della Mondadori (che è uscita appena abbiamo cominciato a pensare a questo viaggio), leggendo le informazioni ed i diari di viaggio pubblicati in internet su www.turistipercaso.it; www.vacanzeinamerica.net; www.americaontheroad.com; www.states4u.com;  e soprattutto consultando i messaggi e facendo domande agli amici dei vari forum (www.45parallelonord.com; www.tripadvisor.com ; www.americaontheroad.com). Per la visita dei parchi sono stati molto utili anche i siti www.travellersonline.net; www.redgreenshapes.it; www.matteostefani.it; www.jekoz.net; www.fotoavventure.it; www.farwest.135.it; www.alexfalcone.com; www.utahredrocks.com; www.terragalleria.com/parks; www.inostriviaggi.it; www.thebananatours.com; www.worldreamers.com; www.webalice.it/cortid; www.catenazzi.it/USA; www.msereno1970.interfree.it, dove si trovano consigli, brevi recensioni, belle foto o simpatici filmini.
Le distanze tra i luoghi sono state calcolate utilizzando www.mapquest.com (ed avevamo con noi una stampa di tutti i tragitti prefissati). Tuttavia la previsione del tempo del viaggio su lunghe distanze è risutata poco attendibile per il camper (nella tappa Bryce-Jackson abbiamo riscontrato una differenza di circa un’ora). Durante il viaggio abbiamo seguito il percorso consultando il “North America Road Atlas” della Michelin. Le cartine e molte informazioni riguardanti i parchi sono state scaricate da www.nps.gov; www.americansouthwest.net; www.utah.com; www.arizonaguide.com; www.desertusa.com.
Per NY sono stati consultati anche i siti www.nyc-site.com; www.nycvisit.com; www.a-newyork.com; www.tuttoamerica.it; www.centralpark.com. Inoltre, per non far stancare subito i bimbi a NY avevo scaricato dal sito www.mtahq.org/nyct/maps le linee di metro e bus con relative fermate per spostarci da un quartiere all’altro di Manhattan.
Gli alberghi e buona parte dei campeggi sono stati prenotati dall’Italia per perdere meno tempo in loco ed essere sicuri di dormire nei parchi. Gli alberghi di New York e San Francisco sono stati prenotati tramite agenzia, perché facevano parte della nostra lista nozze per amici e conoscenti, e quindi il prezzo è stato un po’ più alto rispetto alla prenotazione diretta. Gli altri pernottamenti sono stati prenotati via internet o telefono. Anche i biglietti di alcune attrazioni (Empire State Building, Statua della Libertà, Crociera nella baia di San Francisco, Acquario di San Francisco, tour in elicottero del Grand Canyon) sono stati prenotati dall’Italia rispettivamente ai siti: www.esbnyc.com; www.statuereservations.com; www.blueandgoldfleet.com; www.aquariumofthebay.com; www.papillon.com. Non sono stati prenotati i pernottamenti dei giorni in cui dovevamo fare lunghi spostamenti non sapendo bene dove saremmo riusciti ad arrivare ma avevamo con noi una lista di possibili campeggi per le diverse aree. Col senno di poi avremmo fatto bene a prenotare anche questi!
Nonostante tutta l’organizzazione, una volta negli USA ci siamo trovati di fronte a paesaggi così immensi e meravigliosi che il tempo è volato a contemplarli e quindi alcune piccole tappe sono saltate; una volta nei parchi non ho avuto neanche il tempo di consultare i miei appunti (e un’intero quadernone contenente fogli stampati da internet) o le guide, per cui abbiamo girato a memoria, per istinto, restando magari più tempo in zone che non avevo considerato molto e vedendo più superficialmente per mancanza di tempo posti che ritenevo imperdibili. Infatti ci siamo ritrovati più volte convinti di aver passato poco tempo a vedere un paesaggio e a fare foto in realtà erano magari passate 2 ore. Come dicono tutti sono veramente luoghi incredibili che nessun racconto e nessuna foto potrà rendere. Abbiamo scattato circa 3600 foto e girato 13 ore di film ma ogni volta che le rivediamo mi sembra sempre di aver tralasciato qualche particolare interessantissimo che rimarrà solo un ricordo nella nostra memoria. Comunque, nonostante i notevoli imprevisti, il viaggio ci ha permesso di vedere la maggior parte dei luoghi previsti nella pianificazione e soprattutto i bambini si sono dimostrati ottimi viaggiatori seguendo un itinerario abbastanza impegnativo per loro ed assecondando le nostre lunghe soste per scattare foto al tramonto! Prima del viaggio non ci avrei giurato! Inoltre il tempo ci ha assistito perché dopo i tre giorni a New York con nuvole e pioggia abbiamo avuto 19 giorni di sole!
Vorrei avvertire chi si accingesse nella lettura del diario sottostante che potrebbe risultare un po’ pesante perché oltre alla nostra esperienza riporta anche brevi informazioni/descrizioni riguardanti i luoghi visitati. Lo scopo non è creare una mini-guida turistica, per la quale non ho certo la competenza. E’ solo che a me non basta vedere le cose ma mi piace capire come si è creato un paesaggio tanto particolare o conoscere la storia che c’è dietro un determinato monumento (non per niente leggo Martin Mystère!). Quindi di ogni viaggio mi piace avere una breve descrizione delle cose viste per poter ricordare meglio ciò che ho imparato visitando un luogo.

DIARIO
Sunday, 10th of June
Località: NEW YORK

Alloggio: Bedford Hotel, 118 East 40 Street, New York, NY 10016 (room 506)

Prezzo: 278 € (prenotato tramite agenzia)
Luoghi visti:

 

JFK Airport

 

Madison Square Garden

 

Chrysler Building

 

Grand Central Station

 

Time Square

Avremmo dovuto partire alle 09.40 con un volo Swiss Air ma la visita di Bush a Roma ha creato un po’ di scombussolamento, così l’aereo parte con un’ora abbondante di ritardo ed a Zurigo l’orario della coincidenza viene spostato di 30’. Durante il volo intercontinentale i bimbi si divertono un sacco a cambiare i canali della televisione e le hostess gli regalano un giochino a testa con cui passare il tempo. Arriviamo al JFK alle 16.00 e giriamo un po’ per l’aeroporto per prendere l’air train per Jamaica Station ($5.00) più il trenino Long Island Rail Road (LIRR) per Penn Station ($3.00). Prima di arrivare a Manhattan attraversiamo il Queens che lascia Andrea di stucco: è la dimora di Peter Parker.Appena usciti vediamo davanti a noi la maestosità dell’Empire State Building e sulla destra il Madison Square Garden. E’ il tempio dello sport. Qui giocano le squadre di New York di basket e di hockey, vi si svolgono incontri di boxe, tornei di tennis ed altri avvenimenti sportivi.
Decidiamo di arrivare a piedi fino all’albergo trascinando le valige ed assaporando l’atmosfera di New York. Qui si sta svolgendo la festa portoricana e molti ragazzi con la faccia dipinta dei colori della bandiera schiamazzano per la città. Lungo il tragitto cambiamo il nostro progetto iniziale di salire subito sull’Empire State Building perché il cielo è coperto e rimandiamo ad una serata migliore (decisione sbagliatissima perché non ci sarà una serata migliore!!!). Percorriamo un po’ di 5th Avenue e di Park Avenue dirigendoci verso l’albergo. Il nostro albergo non è un granchè ma è situato in un posto vicinissimo al Chrysler Building e alla Grand Central Station che andiamo subito a visitare appena depositati i bagagli. Il Chrysler Building è uno dei grattacieli più caratteristici di New York, bellissimo sia di giorno che di notte per cui molto presente nelle mie foto. E’ un capolavoro in stile liberty, decorato con piccole statue grottesche; essendo alto 319m, è stato il più alto grattacielo fino all’avvento dell’Empire State Building.  Entriamo nella Grand Central Station che è stata utilizzata per girare alcuni film come Ventesimo Secolo, Cotton Club, La leggenda del re pescatore, Carlito’s way. La facciata a sud in stile neo-classico è sovrastata dalla statua di Mercurio, il Dio dell’antica Roma del commercio e del viaggiare. L’atrio è la parte più imponente dell’edificio: immensa e luminosa, grazie alle ampie vetrate che illuminano la pavimentazione di marmo del Tennesse, e con il soffitto dipinto a volta celeste; le costellazioni formate da un totale di 25.000 stelle sono illuminate da 59 stelle da 24 karati l’una, illuminate da cavi in fibra ottica; la visuale è “come se lo vedesse Dio” citando le stesse parole del pittore e allude alla prospettiva delle stelle, viste dal di sopra e non dalla terra. Sempre all’interno sono da ricordare il grande orologio in ottone sopra il chiosco, ed il maestoso candeliere recentemente restaurato, placcato oro e nickel appeso alla volta laterale. Le scalinate furono protagoniste nella mitica scena della carrozzella nel film di Brian De Palma The Untouchable.

Compriamo una Pay-Per-Ride MetroCard: la corsa singola costa $ 2.00, però se il valore d’acquisto supera i $10.00 si riceve un bonus del 20%. Così con $10.00 ci assicuriamo 6 corse (3 a testa visto che ogni bambino può passare con un adulto). Prendendo la Metro 7 (Linea Viola) ci fermiamo alla stazione Times Square-42 Street/Broadway/7 Avenue e ci catapultiamo in Time Square. Vista la gran confusione che ci circonda ci domandiamo se abbiamo fatto proprio bene ad inserire New York nel nostro viaggio. Ma pian piano l’iniziale sbandamento si trasformerà in eccitazione. Mangiamo da McDonald’s e ci divertiamo a fotografare i cartelloni pubblicitari illuminati e le insegne dei teatri del Theatre District in cui vengono rappresentati spettacoli come Mary Poppins ed il Re Leone. Decidiamo di tornare all’albergo a piedi e,

all’altezza del Bryant Park vediamo in lontananza l’Empire State Building illuminato di bianco, verde ed arancio, credo in onore della festa portoricana. Avvicinandoci all’albergo fotografiamo nuovamente il Chrysler Building che ora è tutto illuminato.

Monday, 11th of June
Località: NEW YORK
Alloggio: Bedford Hotel, 118 East 40 Street, New York, NY 10016 (room 506)
Prezzo: 278 € (prenotato tramite agenzia)
Luoghi visti:

 

The Sphere

 

Statua della Libertà

 

Ellis Island

 

Downtown Manhattan

 

Civic Centre

 

Brooklin Bridge

La mattina ci svegliamo alle 7.00 e facciamo colazione nel primo Starbucks che incontriamo: glazed donuts, caffe ustionante per Sergio, thè bollentissimo per me e latte gelido per i bambini (domani dovremo aggiustare il tiro!). Per paura di non arrivare in tempo per il primo battello per la Statua della Libertà (8:45) finiamo di consumare le bevande in metro come fanno i newyorkesi. Prendiamo la Metro 4 (Linea Verde) da Grand Central-42 Street/Park Avenue a Bowling Green e ci dirigiamo verso Battery Park. Incontriamo The Sphere, una scultura in bronzo e acciao di Fritz Koening che era ubicata sopra una fontana di granito in mezzo alla piazza tra le torri del WTC e che è stata ritrovata fortemente danneggiata in seguito agli attacchi. Oggi costituisce un luogo di raccoglimento a ricordo delle vittime dell’11 settembre 2001. Di fronte al monumento si trova una fiamma eterna e la scritta “In onore di tutti coloro che abbiamo perduto”. Qui facciamo il nostro primo incontro con gli scoiattoli di New York ed i bambini impazziscono inseguendoli con la macchina fotografica. Arriviamo a Castle Clinton che ospita la biglietteria per la Statua della Libertà ed Ellis Island ed otteniamo subito i nostri biglietti prenotati ed il “Monument Access Pass” per accedere all’interno della Statua. Passato il primo controllo di sicurezza, saliamo sul battello e partiamo per l’isola che ospita la Statua della Libertà, simbolo della città. Memorabile è la sua apparizione nel film Il pianeta delle scimmie. E’ una giornata bellissima e riprendiamo con la telecamera tutto il tragitto all’interno della baia di Manhattan. Appena scesi ci dirigiamo verso la seconda fila per i controlli di sicurezza e lasciamo lo zainetto nell’apposito armadietto. Entrando nella Statua si trova la prima fiaccola in vetro colorato realizzata da Bartholdi. Si può arrivare fino al piedistallo della Statua passando attraverso un museo che ripercorre la storia della realizzazione della statua stessa con stampe d’epoca. La Statua (alta 46.05m) raffigura una donna che indossa una corona i cui raggi rappresentano i sette mari ed i continenti. Con la mano destra regge la fiaccola che simboleggia la libertà (quella attuale è una copia dell'originale ed è placcata in oro 24 carati), con la mano sinistra una grande tavola in pietra su cui è incisa la data del 4 luglio 1776, giorno in cui fu sancita la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. La donna calpesta delle catene, simbolo della tirannia. Inutile dire che le foto verso la statua da ogni angolazione e verso Lower Manhattan si sprecano. Ripartiamo verso Ellis Island, la “sala d’attesa della terra promessa”. All’interno è stato aperto un museo in cui sono state ricostruite le sale presenti all’epoca dell’immigrazione. Al piano terra è riprodotta la “Baggage Room” che contiene bauli, valigie, ceste degli immigrati e sono presenti alcune sale che illustrano la storia dell’immigrazione in USA. Al primo piano c’è la “Registry Room” e lungo i due corridoi sono elencate e raffigurate la lunga serie di prove cui gli immigrati dovevano sottoporsi (esami medici, prove di alfabetizzazione). Purtroppo questi due piani non siamo riusciti a goderceli perché c’erano intere scolaresche in gita assiepate intorno ad ogni cartellone e ad ogni vetrinetta. In più ogni alunno, intento a compilare dei fogli contenenti presumibilmente dei quiz riguardanti il museo, era aiutato da uno o due genitori che urlavano la risposta giusta da un capo all’altro di ogni stanzetta. Tra il numero spropositato di visitatori ed il chiasso che facevano (poi dicono delle gite scolastiche dei bambini italiani!) era impossibile vedere e tantomeno leggere. Al terzo piano, li abbiamo battuti in velocità, così abbiamo potuto ammirare gli oggetti (bambole, ferri da stiro, vestiti, strumenti musicali) arrivati a New York grazie agli immigrati: è bello vedere le differenze degli oggetti in base ai luoghi di provenienza (Scozia, Russia, Austria, Italia). Irene vorrebbe fotografare ogni vetrinetta. Toccante è la ricostruzione dei dormitori. In alcune salette ci sono dei plastici che riproducono Ellis Island nelle varie epoche. Ben presto però l’orda chiassosa ci raggiunge e diventa sempre più difficile seguire la narrazione scritta.
Ci fermiano a mangiare nel parco guardando sia la Statua della Libertà che Lower Manhattan: pretzel per mamma e Irene (un po’ troppo salato) e hot dog per i maschietti. Prendiamo il traghetto strapieno per tornare a Battery Park. Qui troviamo dei ragazzi che fanno evoluzioni acrobatiche per vivere e ci fermiamo a guardare lo spettacolo. Una decina di bambini vestiti o in costume fanno la doccia in una fontana nel parco che zampilla acqua ad intermittenza. A guardare questo spettacolo estivo immersi nel verde non sembra di essere in una delle più grandi metropoli del mondo. Cominciamo a camminare per downtown alla ricerca di posti “noti” e caratteristici. Risaliamo State Street: al 7-8 si osserva la James Watson House (elegante residenza georgiana rossa e bianca) e successivamente la ex-US Custom House, con le statue che rappresentano i 4 continenti (dell’epoca!), che ospita il museo nazionale degli indiani d’America. Alla fine della strada si trova il Bowling Green, il parco più antico della città, ed al limitare nord del parco il Charging bull, che indica l’entrata al Financial District. Stone Street e Pearl Street custodiscono gli edifici meglio conservati della New York del XVIII secolo. Noi ci avventuriamo in Pearl Street dove c’è il Fraunces Tavern Museum. Questo edificio del 1719 riproduce una tipica casa inglese del XVIII secolo. Stone Street fu la prima strada della città pavimentata con ciottoli. In queste strade ci sono edifici veramente magnifici tanto che è pieno di locali con tavolini all’esterno dove i turisti mangiano guardando questi incredibili panorami architettonici. Non sembra veramente di essere a New York. In Conties Alley c’è Indian House, edificio in brownstone che fu sede della Cotton Exchange prima della guerra civile. Attraversando Hannover Square, giriamo a sinistra in Hannover Place e arriviamo a Wall Street. Questa strada viene identificata da tutti con la borsa di New York e per questo che è considerata il cuore del mondo finanziario americano e mondiale. L'origine del nome è legata al muro che fu costruito in questa zona nel 1653 su ordine del governatore olandese Peter Stuyvesand. Il muro, costituito da grosse tavole di legno e alto circa 2 metri, si estendeva dall'Hudson River fino all'East River, proprio dove oggi c'è Wall Street. Il motivo ufficiale della sua erezione fu la protezione dei coloni dagli attacchi degli indiani, ma molto probabilmente la ragione vera fu quella di scongiurare eventuali attacchi dei coloni Britannici del New England. L'attacco comunque venne solo nel 1664 e dal mare, così il muro non servì mai al reale scopo per cui fu costruito. Gli Inglesi lo demolirono nel 1699. Al 40 Wall Street c’è l’ex-Bank of Manhattan o Trump Building. Purtroppo è difficile rendere omaggio a questi grattacieli fotografandoli a distanza così ravvicinata. Incontriamo a destra Federal Hall, edificio in stile dorico, davanti al quale è collocata la statua di Washington. In questo stabile si tenne la prima riunione del congresso americano nel 1789 e George Washington pronunciò il primo giuramento come primo presidente degli Stati Uniti. A sinistra, in Broad Street, c’è la NY Stock Exchange, la borsa di New York, dove vi sono stati girati Una poltrona per 2 e Wall Street.  È qui che gli operatori dell'epoca hanno vissuto il drammatico crac del '29, seguito dalla depressione degli anni '30. La facciata in stile corinzio è sormontata da un frontone decorato con un gruppo scultoreo, ”l’Onestà protegge il lavoro dell’uomo”. Al 14 Wall Street c’è un palazzo in stile liberty ispirato al mausoleo di Alicarnasso ed in fondo alla strada la Bank of New York  con mosaico rosso e oro, ma il guardiano mi fa segno che non posso fotografare il palazzo (l'esterno? Mah!). Davanti a noi compare Trinity Church, la chiesa anglicana in stile gotico revival, il primo esempio a New York. Dal punto di vista architettonico la cosa più importante da segnalare sono le tre porte in bronzo della facciata, ispirate alle famose porte in bronzo del Battistero di Firenze. La lunga e buia navata comprende una bella vetrata istoriata sopra l’altare. La chiesa è stata edificata in arenaria rossa, annerita dal tempo, ed il suo campanile raggiunge gli 86,50m di altezza. E’ buffo pensare che alla fine del XIX secolo era il monumento più alto di New York e quindi era punto di riferimento per le navi. Oggi è letteralmente attorniata da grattacieli immensi. Nel cimitero circostante riposano alcuni dei più grandi nomi della storia coloniale americana. Girando a destra in Broadway Street e ed a sinistra in Liberty Street si arriva al WTC, ora un cantiere a cielo aperto. Seguendo Church Street e girando in Fulton Street si arriva a St. Paul Chapel, la chiesa più antica di Manhattan. Ispirata alla chiesa St. Martin-in-the-Fields (Londra), è in stile georgiano tipico del periodo coloniale.  Da qui si vede l’Equitable building che è un enorme palazzo neorinascimentale di 41 piani con un massa di 111000 mq. Fu infatti progettato prima della legge del 1916 che stabiliva dei criteri per la costruzione dei nuovi grattacieli che averebbero dovuto assottigliarsi in altezza con rientranze successive per non soffocare le strade di New York. Girando a sinistra in Broadway Street si arriva al Civic Centre. Il City Hall Park è sede della City Hall (sede dell’uffico del sindaco di New York) e della Tweed Court House (monumento alla corruzione del tardo XIX secolo). Ci fermiamo a riposare un po’ nel City Hall Park, mangiando un gelato, e contempliamo i giochi d’acqua della fontana. Dietro a noi c’è il Woolworth building ispirato al Parlamento di Londra che fu l’edificio più alto del mondo fino al 1930 quando fu costruito il Chrisler. Davanti scorgiamo il Municipal building (sede amministrativa del municipio di New York) e la US Courthouse. Nel City Hall Park il 9 luglio 1776 George Washington lesse la dichiarazione di indipendenza adottata dal congresso il 4 luglio 1776. Park row (ex-Newspapers row), la strada che costeggia il parco ad est, nel 1895 era sede di circa 15 quotidiani tra cui Times, Sun, Post World, Tribune. Ci avviciniamo alla City Hall in stile georgiano con la torre dell’orologio sormontata da una statua che rappresenta la giustizia. Nel parco gli scoiattoli fanno continue evoluzioni su e giù dagli alberi, per la gioia dei bambini. A New York vediamo gli scoiattoli della specie Eastern Grey Squirrel di cui esiste una variante molto scura chiamata Black Squirrel. Ed in questo piccolo parco ne vediamo un esemplare. Il Municipal building è la sede amministrativa del municipio di New York. La torre di 14 piani coronati da un palazzo rinascimentale si appoggia su una base monumentale formata da un colonnato neoclassico. Il complesso è completato da obelischi e tre tamburi sovrapposti, il primo dei quali è cinto da 4 campanili simbolo dei 4 “boroughs” uniti a Manhattan. Affacciandoci su Foley Square, vediamo meglio US Courthouse, il tribunale federale, la cui torre sovrasta un porticato di 10 colonne e termina con una piramide dorata. Vicino c’è NY County Courthouse, il tribunale della contea di New York, di forma esagonale, ha l’aspetto di un tempio corinzio con scalinate monumentali. Sul frontone troneggiano le statue della giustizia, fede e uguaglianza. Qui sono state girate scene dei film Il Padrino, Pericolosamente insieme e A proposito di Henri.
Ci dirigiamo verso la passerella pedonale del Brooklin Bridge (1883), altro simbolo di New York. Con i due piloni di granito, i cavi di acciao, la struttua metallica con una campata di 500m, a 45m d’altezza dall’acqua, è il più imponente ponte ottocentesco. Tuttavia il fatto che la passerella sia di legno e che sotto ci passino continuamente macchine mette a dura prova le mie vertigini per cui non riesco a godermi la traversata, di circa 20-30 minuti, come avrei voluto. Abbiamo una bella vista del Manhattan Bridge e vediamo Lower Manhattan allontanarsi piano piano. Il Manhattan Bridge (1909) è stato il terzo ponte costruito a downtown per collegare Manhattan a Brooklyn. Verso nord scorgiamo anche l’Empire ed il Chrisler. Sotto i piloni è possibile osservare le targhe di ottone su cui sono incise le riproduzioni della città nei diversi momenti della sua storia. Mentre attraversiamo il ponte il cielo si rannuvola. A Brooklin ci dirigiamo verso la Brooklyn Heights Promenade, ammirando durante il percorso le Brownstone Newyorkesi. Sulla Promenade dovrebbe esserci la migliore vista di Downtown Manhattan per ammirare il panorama al tramonto ma il tempo è inclemente. Abbiamo portato il cavalletto perché vorremmo fare delle foto della skyline al tramonto e all’imbrunire con le luci di New York accese. Essendo sfumato il primo obiettivo (il sole è tramontato completamente coperto dalle nuvole!) cerchiamo di centrare il secondo ma comincia a piovere. Ci ripariamo sotto una tettoia ed imperterriti aspettiamo il buio. I bambini (dei santi!) continuano a giocare tra di loro per cui tiriamo fino alle 21.00, facciamo una serie di foto con varie esposizioni e prendiamo la metro per tornare in albergo, vicino al quale avevamo adocchiato una pizzeria. Prendiamo la Metro 3 (Linea Rossa)  da Clark Street a Broadway-Nassau Street/Fulton Street e da qui la Metro 4 (Linea Verde) fino a Grand Central-42 Street/Park Avenue. Arrivati all’albergo intorno alle 22.00 vediamo che la pizzeria è chiusa per cui cerchiamo dei panini (pane e pollo) in un locale vicino.

Tuesday, 12th of June
Località: NEW YORK
Alloggio: Bedford Hotel, 118 East 40 Street, New York, NY 10016 (room 506)
Prezzo: 278 € (prenotato tramite agenzia)
Luoghi visti:

 

Little Italy

 

ChinaTown

 

Tribeca

 

Soho

 

Greenwich village

 

Flatiron Building

 

5th Avenue

 

Empire State Building

Con le corse di ieri abbiamo esaurito la Pay-Per Ride MetroCard (che è ricaricabile) ma visto il programma della giornata che prevede molte più corse in metro decidiamo di acquistare 2 Unlimited Ride MetroCard giornaliere. Con questa Metrocard si possono fare tutti i viaggi che vogliamo, l’unica limitazione è temporale. I costi e la durata sono: , $ 7 giornaliero, $ 24 settimanale, $ 76 mensile. Noi dobbiamo acquistarne 2 perché la stessa carta si puo riutilizzare soltanto dopo 20’ dall’ultimo utilizzo. Inizialmente pensavo di alternare corse lunghe in metro e corse brevi in autobus ma vista la velocità e la facilità dell’utilizzo della metro abbiamo optato sempre per questo mezzo.
Per prima cosa colazione da Starbucks: ma questa volta chiediamo latte tiepido per i bambini e Sergio aggiunge un po’ di latte freddo al suo caffè bollente. Inoltre non avendo problemi di orario ci sediamo al tavolinetto per consumare il pasto. Prendiamo la Metro 4 (Linea Verde) fino a Canal Street /Centre Street e ci dirigiamo in Mulberry Street, il cuore di LITTLE ITALY. Facciamo le foto di rito ma la zona ha un aspetto troppo turistico. Continuiamo su Canal Street che fa già parte di CHINATOWN. Ci addentriamo in Mott Street e Pell Street per fare un po’ di foto caratteristiche. Vediamo la Church of Transfiguration, chiesa cattolica dal 1827 per immigrati italiani ed irlandesi che testimonia l’inglobamento di Little Italy da parte di Chinatown. Arriviamo al Columbus park, dove i bimbi giocano un po’ nel parco giochi frequentato da bambini cinesi (a quest’ora ci sono solo bambini al di sotto dei 3 anni) accompagnati da nonni arzilli intenti a fare tai chi. Usciti dal parco, ci incamminiamo lungo Worth Street: questo punto indica il centro del quartiere irlandese di Five Points, ritratto nel film di Martin Scorsese, Gangs of New York (anche se il film è stato girato a Cinecittà!)
Passiamo dietro Foley Square, così abbiamo modo di vedere il Civic Centre da un’altra angolazione e ci dirigiamo verso TRIBECA. TriBeCa è l'acronimo di Triangle Below Canal Street ed indica la zona compresa nel triangolo che si trova sotto Canal Street, tra Broadway e l'Hudson River. Dopo Greenwich Village e SoHo, questa è la zona dove vengono a rifugiarsi intellettuali, artisti e attori famosi quali De Niro (in Greenwich St. c'è il suo ristorante e Filmcenter) o Dafoe. Arriviamo all’incrocio tra Houston Street e Harrison Street dove ci sono 8 belle dimore costruite tra il 1804 ed il 1828. Alcune erano già in Harrison Street altre sono state trasportate da Washington Street e quindi furono salvate dalla demolizione del quartiere per permettere lo sviluppo dei moli lungo l’Hudson. Tornado indietro, sempre per Worth Street scorgiamo al 346 Broadway The Clocktower, palazzo in stile Renaissance Revival, ex sede della NY Life Insurance company, con la sua caratteristica torre dell’orologio. Percorrendo Centre Street arriviamo alla fermata della metro dove prendiamo la Metro R (Linea Gialla) da Canal Street/ Centre Street a Prince Street per visitare SOHO. La parola SoHo è l'acronimo di South of Houston Street. SoHo è anche chiamato il CAST IRON DISTRICT, per il notevole numero di edifici costruiti con una struttura in ghisa. Infatti l'utilizzo della ghisa ebbe una larga diffusione negli Stati Uniti, nel trentennio compreso tra il 1860 ed il 1890, durante il quale vennero costruiti più edifici di questo tipo che in ogni altra parte del mondo. In quel periodo questo quartiere era il centro commerciale della città. Questi edifici sono considerati gli antenati dei moderni grattacieli. Infatti il carico del palazzo è supportato dallo scheletro e le pareti in mattoni sono solo la "pelle" che riveste l'esterno. La struttura della parete esterna, in ghisa, oltre ad avere un'utilità funzionale, ne ha anche una estetica e lo stile che venne utilizzato in prevalenza era quello rinascimentale italiano e francese.  All’epoca gli edifici a più piani ospitavano fabbriche di biancheria o vestiti con vetrine a livello della strada. Altra caratteristica di SoHo sono i lofts, abitazioni ricavate in vecchi magazzini restaurati, costituiti da un'unica stanza di grandi dimensioni con ampie vetrate e pareti fatte a mattoncini, che hanno attirato numerosi artisti negli anni ’50 quando la zona entrò in crisi e gli affitti si fecero contenuti. Oggi Soho, come il Greenwich Village, è considerato un quartiere di artisti, anche se il forte sviluppo commerciale ed il conseguente aumento degli affitti ha spinto molti a lasciare questa zona. Prince Street è il cuore di Soho. All’incrocio di Prince Street con Green Street la facciata dell’edificio all’angolo sud-ovest è un Trompe l’Oeil incredibile. Green Street costituisce una sorta di campionario di palazzi cast-iron (dal 8 al 34). L’edificio che viene definito il King of Green Street è uno dei migliori esempi di edificio costruito in ghisa costruito nel 1873 in stile francese rinascimentale. Giriamo in Broome Street e poi risaliamo in Broadway Street. La Broadway offre un bello spaccato di New York da nord a sud. Numerosi sono gli edifici tipici tra cui Haughwout building (il palazzo fa parte dell'architettura cast-iron e segue lo stile di un tipico palazzo rinascimentale di Venezia. È considerato uno dei migliori edifici in ghisa, tanto da essere definito il "Parthenon of Cast-Iron Architecture in America") ed il Singer Building (fu costruito per ospitare la sede della Singer Manufacturing Company, una famosa casa produttrice di macchine per cucire. L'edificio di dodici piani ha una facciata costituita da una struttura in ghisa, decorata da pannelli di mattoni in terracotta e grandi finestre). Comunque girare in queste 4 strade di Soho permette di vedere numerosi edifici veramente sorprendenti. Dopo aver disegnato questo rettangolo camminando, riprendiamo la Metro R (Linea Gialla) da Prince Street a 8 Street-New York University/Broadway.
Arriviamo nel tanto atteso (da me!)GREENWHICH VILLAGE. E’ uno dei quartieri più antichi della città ed ha una personalità unica, tanto da essere considerato una piccola città nella città. La planimetria delle strade è differente dal tradizionale reticolo squadrato del resto dell'isola (con l'esclusione di downtown) poiché un tempo il quartiere era un villaggio colonico separato dal resto della città. Le case, pur seguendo differenti stili architettonici, sono basse, e si contrappongono all’immensità dei grattacieli che hanno reso famosa Manhattan in tutto il mondo. Particolarmente frequenti sono le “brownstones”, piccole case basse fatte di mattoncini rossi, con piccole finestre ed una scalinata di ferro battuto all'ingresso. Altri luoghi caratteristici della zona sono tante piccole boutique, negozi di antiquariato, gallerie d'arte, teatri, locali e ristoranti alla moda. Questa atmosfera particolare ha fatto sì che, tra gli anni '30 e '60, il Greenwich Village sia stato il punto di ritrovo di artisti ed intellettuali alternativi. Negli anni ‘50 la Beat Generation e il suo movimento avevano il proprio fulcro in questo quartiere dove si radunarono poeti, cantautori, scrittori, studenti, musicisti e artisti in fuga dalla società conformista. Essi gettarono le basi per il futuro movimento hippy degli anni 60’ e il Village ispirò le opere degli scrittori beat Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs.
Per prima cosa visitiamo The Row (no 1-13 Washington Square nord) che è il quartiere in stile neo-greco dell'inizio dell'Ottocento meglio conservato della città. Raggiungiamo Washington mews, tra University Place e 5th ave: è una “stradina pavimentata” che in passato conduceva alle mews (scuderie) del row e che presenta ancora la pavimentazione belga originale. Oggi le scuderie sono state trasformate in abitazioni ed in una di queste, precisamente al n°3, abita il professor Martin Mystère (:-P). Passeggiando in questa stradina con case adornate da rampicanti e vasi fioriti sembra veramente di essere lontani dalla vita frenetica di New York.
Essendo l’ora di pranzo ci prendiamo “a slice of pizza” a testa e lo andiamo a mangiare seduti su una panchina del Washington Square Park che ha fatto da sfondo a film mitici come A piedi nudi nel parco e Harry ti presento Sally. Troviamo gli immancabili scoiattoli ed i bambini li seguono dappertutto per fotografarli. I bimbi si sfogano un po’ nel parco giochi dove ci sono anche tre tartarughe in pietra gigantesche da cui zampilla acqua con la sabbia intorno. Qui i bambini newyorkesi in costume (probabilmente appartenevano ad un asilo) facevano castelli di sabbia come se fossero stati al mare. Nella parte nord del parco c’è il Washington Arch che fu costruito tra il 1891 ed il 1892, su progetto di Stanford White, in onore di George Washington per il centenario della sua elezione. Essendo Washington Square la sede della New York University, la piazza è frequentata da ragazzi che studiano sulle panchine o vicino alla fontana centrale dove i bambini fanno il bagno tranquilli. Nel parco si incontrano numerosi musicisti che suonano: un trio sotto la statua di Giuseppe Garibaldi suona musica classica, un gruppo vicino all’arco suona musica jazz ed un gruppo sotto la statua di Alexander Lyman Holley suona musica gitana accompagnato da due danzatori.
Essendo sempre stata affascinata dai films americani anni ‘50-‘60, da piccla sognavo di vivere in una casa in brownstones con la scala antincendio che permetteva sempre ai personaggi di andare a trovare il vicino del piano di sopra o del piano di sotto con estrema facilità, un po’ come in Colazione da Tiffany. Inoltre ero anche innamorata degli appartamenti nei sottoscala come quello del film My sister Eileen con Jack Lemmon e Janet Leight (tra l’altro l’autrice viveva in Gay Street!). Per cui cerchiamo di gironzolare nel Village alla ricerca di case simili a quelle viste nei films. Percorriamo Washington square W e Minetta Street per arrivare in Bedford Street dove sono visibili case in stile federale. Facciamo una deviazione nella pittoresca strada di St-Luke's Place dove molti pittori, poeti e scrittori hanno vissuto e lavorato e che è servita da scenografia per numerosi films. Qui trovo pane per i miei denti: case in Italian Style del 1852-53, edificate in brownstones con grandi scalinate e ingressi nel seminterrato!!! La leggenda narra che il campo giochi presente davanti a questa fila di case un tempo fosse un cimitero dove Edgar Allan Poe amava passeggiare. Tornati in Bedford Street, al n.75 1/2 vediamo la casa più stretta della città. La sua larghezza è infatti di soli tre metri. Tra i suoi inquilini la poetessa Edna St. Vincent Millay, John Barrymore e Cary Grant.
Al n.86 dovrebbe esserci il ristorante Chumley, locale famoso durante il periodo del proibizionismo, ma vediamo soltanto delle impalcature per una ristrutturazione in corso. Giriamo a destra in Grove Street dove le case (ai numeri 4-10) in stile tardo federale (costruite tra il 1825-34), conosciute come Grove Court, costituiscono gli esempi più autentici di tutta l'America. Da notare il lavoro in stile fiammingo con un'alternanza di mattoni corti e lunghi e altri elementi caratteristici adattati dagli artigiani americani a partire da progetti inglesi. Tornando verso Bedford Street notiamo la casa situata al 17 Grove Street, costruita nel 1822, che è il più grande edificio in legno ancora esistente nel Village. L’entrata Greek Revival è originale mentre il cornicione ed i pannelli decorativi sono del 1870. Ospitò una casa di tolleranza durante la Guerra di Secessione. Al n.102 di Bedford Street c’è un edificio del 1835, dall'aspetto decisamente particolare, che era inizialmente una normale abitazione. Nel 1926 fu completamente ristrutturato e rimodellato da Clifford Reed Daily che pensava di ospitare in questa casa, artisti e scrittori, e credeva che l'aspetto stravagante avrebbe migliorato l'ispirazione creativa dei suoi ospiti. La forma particolare del tetto le è valso il soprannome Twin Peaks. Lasciamo Bedford Street per percorrere tutta Grove Street dove pare siano state fatte le riprese in esterno dell’edificio dove vivono i protagonisti di Friends, anche se il set della serie è negli studi della Warner Bros ad Hollywood. Ci avviciniamo a Sheridan Square, una piazza a forma di farfalla e ci inoltriamo in W 4th Street, la strada che ha ispirato Bob Dylan per Positively W 4th Street e dove John Reed scrisse Dieci giorni che sconvolsero il mondo.  Ai n° 175-179, gli edifici in stile Federal sono caratterizzati dalla disposizione dei mattoni detta “alla fiamminga” e dai lucernari dei tetti sporgenti. Percorriamo la vicina Washington Place dove ci sono case con ingressi nel seminterrato veramente ben tenuti e adornate di molti vasi fioriti. Nella 6th Avenue c’è la Jefferson Market Courthouse Library, esempio di gotico vittoriano, con la torretta dell'orologio a quattro quadranti. Il primo ruolo di questo edificio, costruito nel 1877 in una piazza di mercato, fu quello di palazzo di giustizia. La facciata neogotica è ornata di strisce di mattoni rossi e pietra da taglio, pignoni scolpiti e vetrate. Scampò per poco alla demolizione grazie alle proteste degli abitanti del quartiere che lo trasformarono in seguito in biblioteca. Riprendiamo la 8th Street (pare che proprio qui all’incrocio tra 8th Street e 6th Avenue, Jimi Hendrix abbia inciso i suoi dischi) e ci avviciniamo alla stazione della metro sotto un sole cocente. Prendiamo la Metro R (Linea Gialla) da 8 Street-New York University/Broadway a 23 Street/Broadway.
Quando saliamo le scale per comparire in superficie, una pioggia scrosciante si abbatte su di noi! Non crediamo ai nostri occhi: un attimo fa c’era un cielo limpido ed ora nebbia e pioggia torrenziale. Ci infiliamo i K-Way ma esco soltato io, con l’acqua alle caviglie, per fare una foto da sotto una tettoia a due palazzi particolari. Il Flatiron building, palazzo dalla sagoma affilata, che occupa il piccolo spazio formato dall’incrocio tra Broadway e 5th Avenue, in stile rinascimentale italiano: ha 20 piani ed un'altezza di 95 metri. Quando venne costruito era l'edificio più alto del mondo e fu uno dei primi grattacieli di New York sorretto interamente da una struttura d'acciaio (1902). Il suo nome originale, Fuller Building, fu cambiato in Flatiron Building per la sua somiglianza ad un ferro da stiro. La Metropolitan Life Tower è costruita in stile rinascimentale italiano e si ispira al campanile della basilica di San Marco a Venezia. I quattro orologi che si trovano sulle facciate hanno un diametro di circa 8 metri e una lancetta dei minuti che pesa mezza tonnellata. L'edificio, alto 213 metri, è stato modificato da un restauro durante gli anni Sessanta. Il NY Life Insurance Company Building (l'edificio, dalla struttura imponente, non segue uno stile architettonico preciso ma è caratterizzato da un tetto a piramide dorato) si può solo ammirare ma non fotografare perché dovrei farlo dal Madison Square Park dove non c’è riparo per la macchina fotografica. Visto che non accenna a smettere di piovere decidiamo di fare un giro in metro fino alla 5th Ave, all’altezza di Central Park, per ripararci e vedere se nel frattempo il tempo cambia un po’. Prendiamo la Metro W (Linea Gialla)  fino a 5 Avenue/59 Street. Usciamo dalla metro e vediamo il cielo molto nuvoloso ma non piove più. Quindi cominciamo a percorrere la mitica 5th Avenue. In Grand Army Plaza ci sono la Pulitzer Fountain e l’Hotel Plaza, in cui sono stati girati Appuntamento al Plaza, Arturo, Mr Crocodile Dundee e Mamma ho riperso l’aereo. A destra troviamo l’Apple store. Si riconosce perché l’entrata è fatta a forma di cubo in vetro e il negozio rimane al piano inferiore. Proprio accanto c’è Fao Schwartz, negozio di giocattoli molto particolare. Ci sono peluches di ogni tipo di animale (polpi, mante, tacchini, bradipi) e di ogni dimensione (anche a grandezza naturale). Al piano superiore c’è la pianola gigante utilizzata nel film Big, dove i bambini possono salire sopra i tasti. Nella sezione Lego ci sono le statue a grandezza naturale di Chewbacca e Darth Vader, degli omini playmobil che inscenano un talk show con tanto di telecamera e microfono ed una città con grattacieli sottocui passa un trenino della metro ogni volta che si schiaccia un pulsante. Decidiamo di far scegliere un gioco ai bambini: Irene sceglie … uno scoiattolo che chiama Scattina ed Andrea sceglie le automobili della polizia di New York. Proseguiamo a passeggiare lungo la 5th Avenue ed Irene si fa fotografare davanti a Tiffany, dove sono state girate scene di Colazione da Tiffany. Troviamo poi la Trump Tower, dove tutto nell’enorme palazzo (202 metri per 58 piani) è sinonimo di sfarzo e ricchezza, ed il Disney Store. E’ incredibile incontrare proprio tra i moderni grattacieli che fiancheggiano la 5th Avenue due chiese gotiche. St Thomas Church, costruita nei primi del ‘900 ha un altare decorato da un grande bassorilievo in marmo. St Patrick’s Cathedral fu costruita in pietra e marmo. Dedicata a San Patrizio, patrono d'Irlanda, la chiesa è la cattedrale cattolica di New York e sede dell'arcivescovado. Le porte in bronzo hanno bassorilievi che riproducono l'effigie di insigni cattolici americani. La chiesa è alta 100 metri, può ospitare circa 2.400 persone a sedere, ha 19 campane ed il suo organo è costituito da quasi 7.400 canne. Il Rockefeller Centre è un complesso di 12 edifici disposti su pianta ottagonale lungo la Fifth Avenue (tra la 48th e la 51st Street) e la Avenue of the Americas (tra la 47th e la 51st Street). Il più alto (259 metri) è l'RCA Building venne realizzato tra il 1932 e il 1939. Caratteristica la famosa piazzetta sottostante (Lower plaza) ornata con la fontana del Prometeo dorato. D'estate viene invasa dai tavolini dell'American Festival Cafè, d'inverno si trasforma in una grande pista di pattinaggio su ghiaccio e durante le feste natalizie viene addobbata da mille luci e da un grande albero di Natale. Sempre dello stesso complesso fa parte il Radio City Music Hall. Questo teatro, costruito in stile art déco, ha una capienza di 6.200 posti ed offre un palcoscenico dalle infinite soluzioni grazie alle sue scene mobili.
Ci dirigiamo verso l’albergo per andare a prendere il cavalletto per fare le foto all’imbrunire sull’Empire State Building e ci soffermiamo davanti alla NY Public Library. È la biblioteca comunale di New York. Venne inaugurata nel 1911 e l'edificio che la ospita è uno dei più classici esempi di stile Beaux Arts in America. Le sculture che si trovano ai lati dell'entrata principale, ritraggono un uomo seduto su una sfinge ed una donna seduta su Pegaso e rappresentano rispettivamente la verità e la bellezza. Le sei figure che si trovano sopra l'ingresso simboleggiano rispettivamente, da sinistra verso destra, la filosofia, il romanzo, la religione, la poesia, il dramma e la storia. Da vedere i 2 leoni davanti all’entrata principale, che sono ritratti in molti film tra cui Pericolosamente insieme.
Arriviamo in albergo e … comincia a diluviare!!! Ormai abbiamo i biglietti dell’Empire comprati via internet e questa è l’ultima sera per cui speriamo smetta anche se sicuramente la visibilità sarà scarsa. Aspettiamo, aspettiamo … quasi ci addormentiamo per la stanchezza e alla fine dopo le 19.00 smette di piovere. Usciamo di corsa e praticamente non troviamo fila per entrare. Un addetto alla sicurezza ci requisisce il cavalletto perché lo ritiene pericoloso. Saliamo velocemente con l’ascensore. Stranamente mi sento più a mio agio qui sulla terrazza dell’86° piano che sul ponte di Brooklyn. L'Empire State Building è stato, fino agli anni '70, il grattacielo più alto del mondo. È alto 381 metri per 102 piani (in realtà i piani reali sono 86, al 102° piano si trova solo l'osservatorio) ma, considerando la punta del pennone, progettata come ancoraggio per dirigibili ed utilizzata ora come antenna (3 stazioni televisive e 15 radio la utilizzano per le trasmissioni), si raggiungono i 443 metri. Dal 1976 gli ultimi 30 piani dell’edificio vengono illuminati con i colori della stagione o delle feste in corso. L’Empire, oltre ad essere presente in quasi tutti i films ambientati a New York, è stato il “protagonista” di alcuni films famosi quali King Kong, Un amore splendido, Insonnia d’amore e Spiderman. La visibilità non è buona visto che si riesce a vedere solo fino a downtown ma comunque si vedono tutti i grattacieli più conosciuti e soprattutto è molto affascinante seguire il percorso delle auto piccole piccole lungo la Broadway che taglia la città in maniera veramente particolare o vedere un ingorgo nella 5th Avenue. Pian piano l’osservatorio si riempie di gente ed è sempre più difficile guardare e fotografare. Comincia a diventare sempre più buio ed i vari grattacieli si illuminano. Purtroppo il Queensboro bridge (cantato da Simon e Garfunkel ed immortalato da Woody Allen), pur essendo vicino, è avvolto dalla nebbia. Ormai senza cavalletto è sempre più difficile fare foto decenti per cui salutiamo l’Empire tutto illuminato e torniamo giù a riprenderci il “maltolto”. Ora la fila per accedere al grattacielo è molto più lunga di prima! Torniamo verso l’albergo con la Metro R (Linea Gialla) da Herald Square/34 Street a 14 Street/Union Square e da lì la Metro 4 (Linea Verde) fino Grand Central-42 Street/Lexington Avenue. E’ difficile trovare qualcosa da mangiare che vada bene ai bimbi per cui optiamo nuovamente per McDonald.

Wednesday, 13th of June
Partenza: NEW YORK
Arrivo: SAN FRANCISCO
Alloggio: Hotel Best Western Americania, 121 Seventh Street, 94103 San Francisco, CA (room 248)
Prezzo: 139 € (prenotato tramite agenzia)
Luoghi visti:

 

Central Park

 

New Ark Airport

 

San Francisco Airport

Oggi è il nostro ultimo giorno a New York e facciamo un po’ tardino a sistemare le “cose imperdibili” negli zaini ed il resto nelle valigie. Ultima colazione da Starbucks dove assaggio un buonissimo Bagel con il burro: dice che soltanto l’acqua di New York rende questi panini unici per cui in altre località non sono altrattanto buoni. Scendiamo nella stazione della metro e vediamo un negozio di lustrascarpe. Carichiamo la nostra Pay-Per-Ride MetroCard con 2 corse a testa e via! Prendiamo la Metro 6 (Linea Verde) da Grand Central-42 Street/Park Avenue a 68 Street/Hunter College.
Arriviamo in Central Park dopo le 10.00 e ci dirigiamo verso la Loeb Boathouse per affittare delle bici passando per Conservatory Water dove c’è la statua di Alice nel paese delle meraviglie. La sorpresa è che le bici non hanno i freni ma si frena con il pedale. Per i bambini non c’è scelta per gli adulti sì per cui dopo aver provato un pochino la bici nel parco, che è un continuo sali-scendi, chiedo di sostituirla con una con freni per “il timore di cadere” e rovinarmi subito la vacanza (parole profetiche!). Pedaliamo verso nord ed incontriamo il Cleopatra’s Needle (Ago di Cleopatra), un obelisco del 1600 A.C. donato alla città di New York nel 1877 dal Kedivè Ismail Pascià. In questa zona ci sono molti campi da basket pieni di ragazzi intenti a disputare partite. Arriviamo al Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir, un enorme lago circondato da un’animatissima pista per il footing lunga 2,5 Km e nota per essere stata teatro delle riprese del film Il Maratoneta con Dustin Hoffman. Passiamo da The Great Lawn, un enorme tappeto verde dove si svolgono concerti all’aperto. Molti bambini affollano i campi da baseball, che comincia ad interessare Andrea, ed improvvisano un incontro di football americano. Continuiamo verso sud per arrivare al Belvedere Castle. Questo è un complesso di edifici e terrazze che riproduce un castello medievale, costruito in cima a Vista rock, da cui si gode un bellissimo panorama del parco e della città circostante. Vicino al castello si trova il Belvedere Lake sulle cui rive in primavera fioriscono i ciliegi. Noi tre saliamo sul castello mentre il babbo fa la guardia alle bici … non si sa mai! Il Delacorte Theater, sorge proprio sotto il Belvedere Castle ed è un teatro di forma greca utilizzato per rappresentazioni di vario genere nel periodo estivo. Il tempo però sta passando e Sergio insiste per farci riportare le bici entro le 13.00 perché alle 17.20 abbiamo l’aereo per San Francisco. Allora per cercare di arrivare velocemente agli Strawberry Fields attraversiamo The Rumble, un area boscosa di circa 15 ettari dove si trovano oltre 250 specie di uccelli, che vi fanno tappa durante le migrazioni. Purtroppo è un dedalo di stradine, alcune chiuse, che ci fa un po’ perdere l’orientamento per cui, seguendo l’indicazione (?) di due ragazze ci ritroviamo nuovamente all’obelisco. Decidiamo allora di riattraversre il parco all’altezza del Great Lawn e di seguire la strada esterna per andare più veloci ma forse non vediamo l’indicazione per gli Strawberry Fields e ci ritroviamo direttamente a Sheep Meadow. E' uno dei prati più famosi di Central Park. Era un vecchio pascolo, ora è un punto di ritrovo di tutti i newyorkesi che vogliono prendere il sole o fare pic-nic. Quindi nessun ricordo di John Lennon, sigh! Perché figuriamoci se Sergio mi faceva tornare indietro a quell’ora! Ci dirigiamo verso The Mall, la famosissima passeggiata fiancheggiata da oltre 150 olmi e panchine con molte statue di personaggi famosi vista in molti film. Qui chiedo ad Andrea di farsi fare un filmino mentre va in bici nel viale come il bambino di Kramer contro Kramer (Irene non si presta a queste idiozie!)
Ci affacciamo alla Bethesda Terrace per vedere la Bethesda Fountain, la fontana pubblica, ancora in funzione, più antica della città, che fa parte del progetto originario del parco e fu innaugurata nel 1873. La parte centrale della fontana è la statua "Angel of the waters", che risale al XIX secolo. Intorno alla fontana si possono ammirare le terrazze con le scalinate che sono considerate uno dei luoghi più tranquilli del parco. In inverno quando nevica diventa una delle mete preferite dei cittadini per la sua spettacolare bellezza. Vorrei cercare la statua di Balto per farla vedere ai bimbi ma Sergio mi proibisce di perdere altro tempo e soprattutto la strada maestra. Così attraversiamo il Bow Bridge, uno splendido ponte in ghisa che dà sul Central Park Lake, il lago all’interno del parco immortalato in numerose pellicole cinematografiche dove ci sono infatti turisti intenti fare un giro sul lago con barche a remi. Arriviamo in tempo per restituire le bici. Uscendo dal parco salutiamo gli scoiattoli newyorkesi, mangiamo un hot dog (per la mamma un pretzel) e ci infiliamo nella metro per raggiungere l’albergo. Recuperate le valigie usciamo in strada e blocchiamo un taxi che ci porta al NewArk Airport. Arrivati all’aeroporto in largo anticipo passiamo alla svelta tutti i controlli e … partiamo con 2 ore di ritardo!!! Con il senno di poi saremmo riusciti a vedere sia gli Strawberry Fields che Balto, grrrr.
Arrivati a San Francisco alle 22.00 (l’aereo ha un po’ recuperato) decidiamo di prendere nuovamente un taxi visto che la zona del nostro albergo sembra molto frequentata dai barboni. In realtà non sono tantissimi e sono innocui. “Questo si che è un bell’albergo!” esclamano i bambini, che a New York non si erano pronunciati, dopo aver visto la stanza. Subito dopo crolliamo nel letto.

Thursday, 14th of June
Località: SAN FRANCISCO
Alloggio: Hotel Best Western Americania, 121 Seventh Street, 94103 San Francisco, CA (room 248)
Prezzo: 139 € (prenotato tramite agenzia)

Luoghi visti:

 

Cable car (Powell-Mason)

 

Fisherman Wharf

 

Pier 39

 

Bay Cruise

 

St. Mary Hospital

 

Aquarium of the Bay

 

Bubba Gump

 

Cable car (Powell-Hyde)

Decidiamo di fare una classica colazione americana fermandoci al buffet dell’albergo. Andrea gradisce molto melone e cocomero. Usciamo in Market Street dove vediamo i tram storici della Linea F che Collega Embarcadero a Castro. Le vetture provengono da tutto il mondo. Sergio, da buon genovese, avvista subito il dono della città di Genova notando lo stemma sul tram. Ci avviciniamo alla stazione dei Cable Car e facciamo il MuniPass per 3 giorni: a differenza di NY qui i bambini pagano come adulti (18$)! Vediamo subito l’inversione di marcia del cable car dove gli operatori ruotano il vagone a mano dopo averlo fatto fermare su di una piattaforma girevole. Esistono 3 linee di cable car: Powell-Hyde, Powell-Mason e California Street. La più nota è Powell-Hyde che passa sopra la zona tortuosa di Lombard Street e da cui si vede bene Alcatraz. Qui i vagoni delle prime due linee si alternano così noi riusciamo a prendere Powell-Mason. Ci sistemiamo in fondo all’esterno ed io riprendo tutto il percorso (Market Street - Union Square - Nob Hill - Chinatown - Cable Car Museum - North Beach - Fisherman's Wharf ). Anche con questa linea si vedono molti scorci carini di San Francisco ed in lontananza Bay Bridge e la Transamerican Pyramid. In più ci fermiamo ad una specie di casello per cable car per lasciar passare un vagone della linea California Street. Arriviamo a Fisherman’s Wharf e ci dirigiamo verso il Pier 39 (pontile 39), frequentato da una colonia di leoni marini. Ci prepariamo per fare la crociera della baia con la Blue and Gold Fleet alle 10.45. Alla partenza vediamo il leoni marini dall’alto e poi ci addentriamo nella baia. E’ la più larga insenatura della costa californiana, che si estende per circa 100 km di lunghezza e fino a 20 km di larghezza, ed è attraversata da ponti, circondata da colline ondulate, punteggiata di vele e percorsa avanti e indietro da veloci traghetti. Vediamo subito l’isola di Alcatraz (8.9 km2), scoperta nel 1775 e chiamata “Isla de los Alcatraces” (Isola dei pellicani) visto che vi dimorava una colonia di questi uccelli. In seguito è stata soprannominata “The Rock” poiché è uno sperone di roccia nel mare. Nel 1854 vi fu stabilita una fortezza in difesa del porto poi trasformata in prigione militare durante la guerra civile. Fu adibita a carcere di massima sicurezza dal 1933 al 1963. Al Capone, ‘Machine Gun’ Kelly e Robert Stroud sono stati alcuni tra gli ospiti della prigione. La prigione è stata “protagonista” di numerosi film come Fuga da Alcatraz e The Rock. Dietro Alcatraz si scorge Angel Island che dal 1800 divenne una “Ellis Island dell’occidente”. In lontananza compare il bellissimo Golden Gate Bridge, lungo 3 km, che congiunge le due sponde dell’imboccatura della baia. Ultimato nel 1937, il ponte, con il suo caratteristico colore arancione in stile Art Deco, resta il simbolo della città. Al tempo in cui venne costruito, era il più lungo ponte sospeso del mondo e le torri di sospensione, alte 224 m, erano le più alte strutture a ovest della città di New York. Il ponte può affrontare venti di velocità superiore a 160 Km/h. Il ponte collega San Francisco alla pittoresca cittadina di Sausolito. Passiamo sotto il ponte, che è veramente imponente, e tornando indietro possiamo ammirare il profilo di San Francisco. Infatti il centro di San Francisco, densamente popolato, è pigiato tra le colline nell'angolo nord-orientale della penisola. E’ possibile vedere le famose strade di San Francisco che creano striature parallele lungo il profilo della città e sembrano gettarsi direttamente nell’oceano. Questo è il risultato di una particolare pianificazione urbana. Le strade sono state semplicemente disegnate come una griglia sui ripidi versanti delle colline, con il risultato che alcune di esse si ritrovano ad avere pendenze estreme. Questo rende il parcheggio difficile ma crea un'ampia scenografia per le scene di inseguimento dei film (un ricordo d’infanzia è il telefilm Le strade di San Francisco con un giovane Michael Douglas). Inoltre nella zona più a est si ergono i grattacieli della città tra i quali spicca la Transamerican Pyramid. Vediamo il Bay Bridge, che collega San Francisco a Oakland attraversando Treasure Island. E’ cinque volte più lungo del Golden Gate Bridge, è in grado di sopportare molto più traffico ed è stato costruito sei mesi prima, ma non è mai stato altrettanto famoso. Giriamo attorno ad Alcatraz e, mentre la voce narrante racconta alcuni aneddoti legati alla prigione, cominciamo ad avvicinarci a terra. A questo punto decido di fare una bella ripresa di downtown spostandomi dall’altra parte della barca. Inciampo nello zaino poggiato per terra, rimango impigliata con un piede in una retina della barca che si muove per il vento, cado rovinosamente a terra picchiando l’indice sinistro sul sedile accanto (sono mancina) ed il dito si rompe. A questo punto non possiamo far altro che andare all’ospedale. Un signore della nave, che guarda caso si chiama John Brown, si offre di aiutarci e per non farci andare in ospedale che è molto caro ci accompagna in una specie di ambulatorio che lui chiama “officina medica”. Ma il primo è chiuso perché è ora di pranzo, nel secondo il medico non è di turno quel giorno e nel terzo il medico ritiene la cosa troppo complessa. Quindi, dopo 3 giri di taxi per San Francisco, dove i bambini almeno hanno apprezzato la velocità che si acquista nelle discese, veniamo spediti al St. Mary Hospital. Qui rimaniamo circa 5 ore (senza pranzo) per arrivare alla conclusione: “the finger is broken”. A quell’ora però l’ortopedico non c’è più per cui mi fanno una fasciatura posticcia e mi spediscono a prenotare una visita per l’indomani. Per il pagamento non riusciamo a contattare l’assicurazione e l’amministrativo che si occupa del caso decide di mandarci il conto a casa (per ora siamo arrivati a circa 1000 dollari). Salendo vediamo la St. Ignatius Church, la chiesa del campus dell’Università di San Francisco, la cui architettura si basa su elementi del rinascimento italiano ed del barocco.
Prendiamo il bus 5 fino al Civic Center e poi il 47 per arrivare al Pier 39 e visitare l’Aquarium of the Bay come avevamo promesso ai bimbi che subito vedono Nemo e Dory. Sinceramente mi aspettavo qualcosa in più: dalla guida e dal sito veniva decritta una passeggiata in un tunnel dentro la baia di San Francisco ma in realtà è un percorso veramente breve. La cosa carina è che alla fine insegnano ai bambini come accarezzare i pesci: loro hanno accarezzato una razza ed un piccolo squalo con il rischio che Andrea cadesse nella vasca perché aveva il braccio troppo corto per il fondo di quella vasca. Giriamo un po’ per il molo ed andiamo a cena al Bubba Gump, locale ispirato al film Forrest Gump, che tra l’altro era molto piaciuto ai bimbi quando lo avevano visto. Sul tavolo i bambini trovano un foglio con quiz e disegni da colorare e 3 pastelli a testa. Al momento di uscire Andrea pensava di doverli lasciare per i bimbi successivi. Inoltre il menù bambini consiste in pizza e patatine servite in una barca che ovviamente si chiama Jenny. Mentre mangiamo i gamberi vediamo un bellissimo tramonto sulla baia e su Alcatraz. Tornando indietro cerchiamo di immortalare la baia (anche se non abbiamo il cavalletto) e passeggiamo fino a Ghirardelli Square per metterci in fila per il cable car della linea Powell-Hyde (Ghirardelli Square - Hyde Street - Russian Hill - Cable Car Museum – Chinatown - Nob Hill - Union Square - Market Street). Ghirardelli Square una volta era una famosa fabbrica di cioccolato, ma oggi è un centro commerciale. Appena arriviamo in albergo andiamo dritti a letto.

Friday, 15th of June
Località: SAN FRANCISCO
Alloggio: Hotel Best Western Americania, 121 Seventh Street, 94103 San Francisco (room 248)
Prezzo: 139 € (prenotato tramite agenzia)
Luoghi visti:

 

St Mary Hospital

 

Golden Gate Park (Japanese Tea Garden)

 

Alamo Square

 

Union Square
Cable car (Powell-Hyde)

 

Chinatown

 

North Beach (Coit Tower)

 

Russian Hill

 

Cow Hollow

 

Mel’s Drive Inn

Anche oggi colazione in albergo ed alla fine queste si riveleranno le più ricche colazioni della vacanza.
Riusciamo a contattare l’assicurazione che ci dice di mandare tutte le ricevute delle spese mediche appena rientriamo in Italia. Poi prendiamo il nostro fido autobus 5 e torniamo all’ospedale. Nel reparto di ortopedia vogliono essere pagati subito con la carta di credito e noi tremiamo all’idea dell’importo: potremmo giocarci qui tutta la vacanza! L’assistente dell’ortopedico mi fa le radiografie, rimette in asse il dito, mi ingessa e mi fa di nuovo le radiografie, dicendomi di andare subito da un ortopedico appena in Italia. Alla fine, forse perché ci vede così sprovveduti ed all’inizio della vacanza o perché ha una cugina che abita a Roma, mi dice che, d’accordo con l’ortopedico, non mette il prezzo delle radiografie sul conto ma solo quello dell’ingessatura. Quindi fortunatamente sono 36.00$.
Prendiamo l’autobus 5 fino al Golden Gate Park che si estende dall’Oceano Pacifico fino quasi a Haight-Ashbury. Dal punto di vista turistico sono innumerevoli le attrazioni presenti: giardini, laghetti (dove si possono noleggiare barche a remi, a pedali e a motore), strutture per gli sport (equitazione, tiro con l’arco, softball, golf, bocce), musei e un acquario. Noi visitiamo il Japanese Tea Garden, un giardino a tema giapponese, curato principalmente dalla famiglia Hagiwara. Ci immergiamo in un paesaggio giapponese caratterizzato da pagode, bonsai, ruscelli, stagni con carpe. Andrea è molto contento perché le scritte e le pagode gli ricordano Actarus. Appena usciti ci fermiamo a mangiare un hot dog ai piedi di una sfinge davanti al museo. Prendiamo l’autobus 21 ed arriviamo ad Alamo Square, dove un parco in discesa fa da proscenio a 7 belle case vittoriane poste in fila e permette di avere una bella vista della città dall'alto. Tra i vari edifici spiccano la Transamerican Pyramid e la cupola della City Hall. Le case sono un esempio delle tipiche “painted ladies” e sono così popolari da meritare il soprannome di "Postcard Row". Qui i bimbi trovano un piccolo parco giochi dove divertirsi un po’ e “scontrarsi” con bambine del luogo un po’ gelose degli attrezzi ginnici.
Torniamo con il bus 5 all’albergo per posare le radiografie e la signorina della reception ci dice che ci ha cercato l’insegnante di italiano di John Brown per dirci che la Blue and Gold Fleet si offre di rimborsarci le ricevute dell’ospedale. Così decidiamo di recarci l’indomani a pagare il conto del pronto soccorso per portare subito le ricevute. Oggi cerchiamo di vedere qualcosa in più di San Francisco, città che sogno da quando ero bambina, anche se l’incidente ha scombinato un po’ i piani e, ad esempio, non riusciremo ad attraversare il Golden Gate in bici. Ci dirigiamo verso Union Square, fulcro turistico del centro di San Francisco, caratterizzata da un insieme di negozi vistosi e di alberghi. Saliamo sul cable car direzione Chinatown, non sapendo che ferma dalla parte opposta rispetto all’entrata principale. Una volta scesi vediamo nel vicino Financial District la Transamerica Pyramid Building, un grattacielo alto 260 metri caratterizzato da una particolare forma piramidale che rappresenta la costruzione più alta della città. Quindi torniamo indietro attraversando il quartiere di Chinatown,la zona più densamente popolata e tra le più colorate della città . E’ stata il set di film come Indian Jones ed il Tempio maledetto, Karate Kid II, and Grosso guaio a Chinatown. Il quartiere si estende lungo Grant Avenue e Stockton Street da Bush Street a Columbus Avenue. Il fulcro del quartiere è Grant Avenue che percorriamo fino ad arrivare all'ingresso principale, il Dragon Gate (Portone del Drago, dono della repubblica cinese nel 1969). A noi è piaciuta più la Chinatown di San Francisco che quella di New York, forse troppo dispersiva.
Prendiamo il bus 41 per raggiungere North Beach, situata tra Chinatown e il Fisherman's Wharf. Il quartiere deve il suo nome al fatto che all’epoca dei pionieri la baia arrivava fino a qui. Un tempo era il quartiere italiano della città ed ancora oggi si vedono tricolori attaccati ai lampioni. Secondo la guida oggi gli italiani sono prevalentemente di origine toscana (lucchese) come me e genovese come Sergio! Negli anni '50 questa zona diede origine alla Beat Generation: il City Lights Bookstore si trova qui, all'angolo tra Columbus Ave e Jack Kerouac Alley. Columbus Avenue e Washington Square rappresentano il cuore di North Beach; i prati di Washington Square sono sovrastati dalla maestà della chiesa ”Saints Peter and Paul”. Il quartiere è limitato a est da Telegraph Hill che raggiungiamo con l’autobus 39 da Washington Square. Qui si trova la Coit Tower, uno dei principali punti di riferimento della città. E’ un monumento fatto costruire dalla prima donna pompiere volontaria a ricordo dei pompieri e rappresenta una pompa antincendio. Questa collina offre una magnifica vista a 360° da cui osservare il panorama della città (si vedono le curve di Lombard Street) e della baia.
Torniamo in Washington Square e prendendo il bus 41 ci dirigiamo verso Russian Hill. Scendiamo ad Hyde Street e giriamo un po’ per le strade più famose come Green Street, Union Street e Filbert Street, che tra Hyde e Leavenworth raggiunge una pendenza del 32%. Greenwich Street è talmente inclinata che termina a fondo cieco. Facciamo la classica foto in Hyde Street verso Alcatraz e ci avviciniamo a Lombard Street che per i bimbi è la stada del Maggiolino tutto matto! E’ la via più tortuosa del mondo (nel tratto tra Hyde e Leavenworth), da cui si ha una bella vista della Coit Tower, e noi la percorriamo in discesa. Fino al 1922 era una delle strade più ripide della città e, per facilitarne la percorribilità, vennero costruti gli 8 tornanti adornati di aiuole di ortensie. Al di sotto di Leavenworth Street la strada ha ancora una notevole pendenza ed è buffissimo vedere le auto parcheggiate in discesa. Torniamo indietro verso Union Street percorrendo Leavenworth Street e riprendiamo il bus 41 verso Pacific Heights (area chiamata Cow Hollow) in cui ci sono belle case vittoriane sopravvissute al terremoto del 1906. All’altezza di Fillmore Street ci dirigiamo verso il Mel’s Drive Inn, un vero diner americano che ricorda Happy Days ed American Graffiti. Anche qui i bimbi trovano da disegnare e mangiano polpette di pollo servite in un’automobile di cartone anni ’50. Sembra veramente di essere in un film per cui ci concediamo un “milk shake” con tanto di ciliegina sopra. Dopo un’attesa di 20’ abbondanti, prendiamo il bus 22 fino a McAllister Street e poi il bus 5 per tornare all’albergo. Qui ci cimentiamo con la prima lavatrice del viaggio.

Saturday, 16th of June
Partenza: San Francisco, CA
Arrivo: El Portal, CA
Alloggio: Cedar Lodge, 9966 Highway 140, 95318 El Portal, CA (room 120)
Prezzo: € 116,92 (prenotato tramite www.expedia.it)
Km tappa: 450.52 (280 Miles)
Km totali: 450.52 (280 Miles)
Luoghi visti:

 

Alamo

 

Civic Centre

 

St Mary Hospital

 

Le Presidio

 

Golden Gate Bridge

 

Lombard Street

 

Yosemite NP (Mariposa Grove)

Dopo l’abbondante colazione andiamo alla Alamo di Bush Street a ritirare la macchina. Qui la signorina suggerisce di cambiare auto, con un sovrapprezzo, perché la prenotazione di enoleggioauto, nonostante avesi fatto presente il numero di persone e bagagli quando avevo chiesto consiglio per il tipo di auto da scegliere, prevedeva una due porte. Per cui decidiamo di cambiare e prendiamo un SUV della Chevrolet (Equinox Fwd). Però un problema è rappresentato dal seggiolino di Andrea che fortunatamente avevo prenotato dall’Italia. Loro non si erano preoccupati di procurarlo ma, visto che era richiesto nella prenotazione, lo hanno fatto arrivare dall’aereoporto. Questo scherzetto ci è costato quasi due ore di ritardo, tanto di tempo ne avevamo perso poco i giorni precedenti!!! Passiamo in albergo a ritirare le valigie e ci dirigiamo verso l’ospedale. Passando ci fermiamo al Civic Centre per fare alcune foto. City Hall, in stile rinascimentale francese, è il centro del Civic Centre. La cupola, costruita in base ai disegni della Basilica di San Pietro, è alta 94m. All’ospedale non è possibile pagare il conto perché è sabato e gli amministrativi non lavorano per cui rintracciamo l’insegnate di italiano e le diciamo che non siamo in grado di fornire subito le ricevute. Ci incamminiamo verso Le Presidio, un parco ricco di collinette e boschi. Le molte e variegate colline su cui il parco sorge consentono di godere di diverse viste della baia e del Golden Gate Bridge. Ci fermiamo a due view points per immortalare il ponte anche da terra e poi percorriamo Lombard Street dall’inizio dove è una strada molto larga ed in piano. Poi cominciamo a salire sulla collina e nella discesa affrontiamo la sua tortuosità: è una vero spettacolo percorrerla lentamente in automobile. Subito dopo, cercando di non schiacciare i vari fotografi, ci concediamo la ripida e dritta discesa. Ci dirigiamo verso il Bay Bridge e salutiamo San Francisco che purtroppo abbiamo visitato un po’ in fretta.
Comincia qui il nostro viaggio “on the road” verso Yosemite NP, il primo parco naturale del mondo istituito nel 1864. Troviamo subito un po’ di coda sulla I-580. Ci fermiamo a mangiare un po’ di frutta in uno store immerso nel verde dove, nei prati retrostanti, vivono struzzi e conigli. Dopo Merced cominciamo a vedere il cambiamento del paesaggio che pian piano diventa alpino. Ci addentriamo nel cuore della Sierra Nevada. Entriamo nel parco da sud percorrendo la CA-41, acquistiamo il National Park Pass (80$) e ci dirigiamo verso il Mariposa Grove, dove si trovano le sequoie giganti (circa 500 alberi). Vista l’ora (17.10) per vedere i due groves decidiamo di fare il giro in autobus ma l’ultimo è partito alle 17.00 (maledetto seggiolino!). Quindi ci incamminiamo lungo il sentiero per vedere almeno il Lower Grove: incontriamo il Fallen Monarch (il Re caduto), una sequoia di 70m, caduta in seguito ad una frana, di cui si vedono tutte le radici dal diametro di 70cm l’una. Impressionante! Le radici delle sequoie arrivano al massimo ad una profondità di 6ft (2mt) ma possono allungarsi per 150ft (45m) per dare stabilità alla pianta. Dopo poco ci fermiamo a vedere Bachelor and Three Graces, 4 sequoie vicine veramente maestose. Troviamo alcuni scoiattoli che si rincorrono sugli alberi. Camminiamo ancora un po’ e troviamo il Grizzly Giant, la sequoia più grande del parco che ha circa 1600/2000 anni, è alta 290ft (96m) ed ha un diametro di 7ft (2m). Qui due cerbiatti attraversano il sentiero correndo e noi non siamo altrettanto svelti a fotografarli! Subito dopo incontriamo il California Tunnel, una sequoia che si può attraversare camminandoci dentro perché vi è stato creato un tunnel nel 1895.  Ci avviciniamo all’Upper Grove ben sapendo di non poterlo vedere tutto. Andrea dice di essere stanco e si ferma con Sergio a giocare con bastoncini di legno trovati in giro mentre io ed Irene vogliamo vedere ancora alcune sequoie giganti molto belle. La Faithful Couple è costituita da due sequoie fuse alla base ma ben separate in cima. Camminiamo ancora un po’ nel bosco e troviamo il Clothespin, sotto il quale si può passare. Qui gli incendi hanno scavato un tunnel naturale più grande di un’auto. Torniamo indietro, recuperiamo i due uomini e con passo svelto torniamo al parcheggio non senza riammirare le sequoie già viste. Vicino al Grizzly Giant vediamo i due cerbiatti di prima che stanno brucando l’erba e questa volta riusciamo ad immortalarli. Arrivati al parcheggio troviamo un maestoso cervo che consuma il suo pasto nonostante sia contornato da turisti intenti a fotografarlo.
Se non avessimo perso tutto quel tempo alla Alamo avremmo avuto il tempo di vedere il tramonto al Glacier Point ma ormai c’è troppa strada da fare e decidiamo di incamminarci verso El Portal dall’entrata ovest. Lungo la strada vediamo una quantità indescrivibile di alberi su cui pian piano tramonta il sole; il parco è veramente immenso. Ci avviciniamo a Tunnel View dove all’uscita di un tunnel appare all’improvviso la Yosemite Valley, straordinario esempio di valle glaciale. Circa 10 milioni di anni fa, si ebbe l’innalzamento della crosta terrestre per creare l’attuale catena montuosa della Sierra Nevada. L’innalzamento aumentò lo sprofondamento dei letti dei fiumi e dei torrenti, portando alla formazione di stretti canyons. Circa un milione di anni fa la neve ed il ghiaccio accumulati, formarono ghiacciai all’altezza delle cime alpine che poi si spostarono verso le valli dei fiumi. Il movimento verso valle delle masse di ghiaccio tagliò e scolpì la valle nella tipica forma di U. Da Tunnel view si gode una vista bellissima sulle Bridalveil Falls e sull’incredibile falesia El Capitan, sul Sentinel Rock e Cathedral Rocks, e sullo sfondo compare l’Half Dome. Passiamo dall’uscita ovest, costeggiando il Merced River, e vediamo i residui della frana che l’anno scorso aveva reso inagibile questa via. I massi sono enormi!!! Nel buio della sera ci incamminiamo verso El Portal alla ricerca dell’albergo. Arriviamo alle 21.00 ma a quest’ora la pizzeria è chiusa per cui compriamo alcune “schifezze” allo store e le portiamo in camera per cenare. In TV danno La maledizione della prima luna, che i bimbi guardano contenti mentre mangiano … e poi tutti a nanna.

Sunday, 17th of June
Partenza: El Portal, CA
Arrivo: Stovepipe Wells (Death Valley), CA
Alloggio: Stovepipe Wells Village Hotel, Hyw 190, 92328 Stovepipe Wells (Death Valley), CA (room 216)
Prezzo: $124.32 (prenotato tramite www.xanterra.com)
Km tappa: 564.76 (351 Miles)
Km totali: 1015.28 (631 Miles)
Luoghi visti:

 

Yosemite NP (Glacier Point)

 

Yosemite NP (Yosemite Valley)

 

Yosemite NP (Tioga Road)

 

Mono lake

 

Death Valley NP (Stovepipe Wells)

Facciamo colazione in albergo e la signora che ci versa il caffè (qui le bevande si pagano a consumazione!) augura a Sergio “Good Father’s day!”. Ci dirigiamo verso Yosemite costeggiando il Merced River ed arriviamo alla Arch Rock Entrance. Puntiamo subito verso  Glacier Point e dopo un bel po’ di strada godiamo di una vista spettacolare su tutta la vallata. Ci fermiamo prima al Washburn Point, dove si ha una splendida vista delle Vernal e Nevada Falls. A Glacier Point (7214 ft, 2199m), da una sorta di anfiteatro, si riesce a vedere tutta la valle sottostante con le 3 spettacolari cascate ai lati e l'HalfDome (8842 ft) sullo sfondo. A destra è possibile scorgere le Vernal Falls (317 ft), che scorrono nella Little Yosemite Valley,e leNevada Falls(594 ft), che sono situate sopra le Vernal Falls in un area definita "Giant Staircase." Nella parte centrale verso nord si scorge il canyon di Tenaya Creek (si dovrebbe vedere anche il Mirror Lake ma io non ci riesco). A sinistra scendono le Yosemite Falls, che vedremo meglio dalla valle.
Torniamo indietro verso Tunnel View e percorrendo un breve sentiero (0.5 miles/0.8 km round-trip) arriviamo alle Bridalveil Falls (620 ft), cascata del “velo da sposa”, così chiamata per via del vento che, soffiando sull’acqua, la trasforma in migliaia di spruzzi. Gli Ahwahneechee l’avevano chiamata “Pohono” (“Spirit of the puffing wind”). Molte persone fanno il bagno nel ruscello ai piedi della cascata. Passando sotto Cathedral Rocks and Spires e Sentinel Rock arriviamo nel cuore della Yosemite Valley. Al visitor centre acquistiamo il “Passport to your National Park” per i bimbi su cui mettere un timbro in ogni parco in cui andremo e lo stemma del parco per collezionarli tutti.
Ci avviciniamo, facendo un breve passeggiata (1.1 miles/1.7 km round-trip), fino alla parte inferiore delle Yosemite Falls (2,425 ft, 730m), la cascata più alta del nord-america costituita da tre cascate separate: Upper Yosemite Falls(1,430 ft), the middle cascades (675 ft) e Lower Yosemite Falls (320 ft).Da un altro view point è possibile vedere anche la Upper. Riprendiamo l’automobile e ci fermiamo a El Capitan Meadows per ammirare El capitan, un enorme masso definito il monolito in granito più grande del mondo con una parete di 900m (3593 ft), patria dei free climbers.
Anche se abbiamo perso un bel po’ di tempo sono soddisfatta di essere stata al Glacier Point perché, non avendo tempo a disposizione per fare passeggiate, questo view point trasmette la pace, l’immensità e la bellezza di questo parco, cosa che è difficile provare nella valle dove tutto è piuttosto frenetico. Ora che ci sono stata mi dispiace non aver potuto ritagliare almeno un giorno in più per questo parco che va veramente scoperto camminando sui sentieri perché un giro in automobile non permette di apprezzarlo al meglio.
Ci dirigiamo verso la Tioga Road che ci permetterà di arrivare tranquillamente fino a 3000m di altitudine! La Tioga Road offre vedute sempre diverse, una più bella dell'altra. Lo scenario è mutevole: vediamo scoscese rocce bianche e alte montagne innevate, laghetti di montagna e prati fioriti. Riprendiamo con la telecamera un ricordo di questo passaggio e ci fermiamo ad alcuni view points. Olmsted Point, offre sia una bella vista del Tenaya Lake che una vista da diversa angolazione della Yosemite Valley. Nel Tenaya Canyon emerge l’ossatura granitica di Clouds Rest che arriva fino all’Half Dome sullo sfondo. Da questa angolazione è più difficile riconoscerlo. E’ impressionante vedere come gli alberi siano cresciuti in questo paesaggio così aspro. Scendiamo al Tenaya Lake, un lago di un azzurro stupendo, percorso da alcune canoe. Vediamo Pothole Dome che dà una bella vista sulle Tuolumne Meadows, come Lambert Dome. Passiamo dagli stupendi prati della zona di Crescent Meadows. Subito dopo il Tioga Pass (9,943 ft. / 3,031 m) vediamo un altro meraviglioso lago alpino, il Tioga Lake dai colori molto scuri e contornato da cime innevate.
Usciamo dal parco: qui la strada scende vertiginosamente di ben 3,000 ft (914 m) nel tragitto che ci permette di raggiungere Lee Vining dove decidiamo di pranzare con un hot dog (anche se sono già passate le 15.00!). Raggiungiamo il visitor center per avere informazioni su Mono Lake e ci indirizzano verso l'area di South Tufa verso Mammoth Lakes. Il signore all’entrata della riserva ci chiede se abbiamo un “qualsiasi pass” dei parchi e noi mostrando il National Park Pass passiamo stranamente gratis (l’ingresso è 3$). In realtà credo che ci abbia fatto passare gratis inventando la storia del pass perché mancavano circa venti minuti alle 17.00, orario dopo il quale non si paga più. Questo lago è apparso circa 700000 anni fa ma il suo livello è drasticamente diminuito a partire dagli anni 60’ quando è stato deciso di impiegare le sue sorgenti per fornire acqua alla città di Los Angeles. Le acque del lago sono alcaline per cui non ci sono pesci ma soltanto una specie di gamberi che si è adattata all’ambiente. La cosa che più caratterizza il lago sono le formazioni di tufo (tufa towers) che spuntano dall'acqua e dal terreno. Queste torri di tufo sono un esempio di cosa è in grado di produrre la natura a partire da pochi elementi: quando sorgenti di acqua fresca ricche di calcio sgorgano nelle acque alcaline del lago, ricche di carbonato, si ha la precipitazione del carbonato di calcio che pian piano negli anni forma una torre intorno alla bocca della sorgente. Ovviamente questa reazione può avvenire soltanto nel lago per cui l’abbassamento del livello del lago rende visibili le torri ma ne impedisce una crescita ulteriore. Queste formazioni hanno circa da 200 a 900 anni ma fuori dal lago, vicino alla vecchia riva del lago ci sono le formazioni più antiche risalenti a 13000 anni fa. Seguiamo un breve sentiero che porta verso la spiaggia. E’ molto suggestivo vedere l’immagine di queste formazioni di carbonato di calcio riflessa nell’acqua del lago. Il lago ha una concentrazione salina 3 volte superiore al mare. La spiaggia è letteralmente ricoperta da mosche nere che rendono nera la superficie dell’acqua stessa e, quando ci si avvicina, sciamano verso l’alto formando nuvolette. Le pupe delle mosche erano il sostentamento primario dei nativi Kutzadika’a o “Mono Lake Paiute”. Per questo motivo gli indiani vennero chiamati “Monache” o mangiatori di mosche. Il nome fu accorciato in Mono dai primi esploratori e fu applicato alla regione in cui viveva questa tribù.
Percorriamo la US-395, una strada definita "scenic route", che costeggia la Sierra Nevada, e ci offre altri paesaggi montani da ammirare. A sinistra vediamo comparire le catene montuose che delimitano la valle della morte (Inyo Mountains) su cui pian piano tramonta il sole. Ci fermiamo a Lone Pine per il pieno di benzina e per prendere acqua in abbondanza, pane e salumi per la cena visto che arriveremo un po’ tardi. Imbocchiamo la CA-136/190 per entrare nella Death Valley e così comincia un viaggio nel buio più assoluto culminante in discese abbastanza ripide e tornanti dopo aver oltrepassato il Panamint Range. La Death Valley è una delle depressioni più profonde dell’emisfero settentrionale. Deve il suo nome al fatto che è il posto più caldo e secco degli USA e d’estate la temperatura media raggiunge normalmente i 40-45°C con punte oltre i 50°C. Il clima secco è dovuto al fatto che in inverno le nuvole che si alzano dal Pacifico incontrano varie catene montuose molto elevate per cui la loro umidità si tramuta in pioggia e neve svuotandole progressivamente prima di arrivare alla valle (effetto rainshadow). Infatti sulla Death Valley cadono soltanto 2 inches/ 48mm per anno e in alcuni periodi non piove per niente. Inoltre la profondità e la forma della Death Valley (lunga 225Km e larga 40km), stretta e circondata da montagne, contribuisce alla creazione di correnti d’aria calde e quindi alle alte temperature estive ed al clima secco. Il luogo occupato oggi dalla Death Valley era un mare caldo e poco profondo. Col passar del tempo il mare ha cominciato a retrocedere lentamente verso ovest mentre la terra è stata spinta verso l'alto e verso nord. La fase successiva di sviluppo della Death Valley è stata soprattutto influenzata dall'attività vulcanica e di rimodellamento che ha portato alla creazione delle catene montuose ed all’abbassamento del fondovalle. I risultati secondari delle eruzioni di lapilli e cenere hanno dato i bellissimi colori dell'Artist's Palette e dei giacimenti minerari del famoso borace (borato di sodio). Durante l'ultima Era Glaciale principale dell'America settentrionale, la valle faceva