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PREMESSA:
Adoro viaggiare e adoro l’America. Ho la fortuna di aver fatto un
discreto numero di viaggi sia per diletto che per lavoro. Lo Ste, il mio
adorato, mi segue a ruota, anzi mi è di aiuto essenziale con la sua
pignoleria!
Il percorso fatto quest’anno secondo me è molto valido soprattutto a chi
si appresta per la prima volta alla costa Ovest in quanto mixa la giusta
dose di natura, (con i parchi nazionali, laghi, animali..) a importanti
città (San Francisco, Los Angeles e Las Vegas che non necessitano
presentazioni) nonché parchi divertimenti (dopo Disneyland e gli
Universal Studios, il nostro Gardaland non sarà più lo stesso..)! Il
tutto in assoluta libertà on the road!! Inoltre la costa ovest
dell’America è l’unica così multiforme in fatto di paesaggi! In pochi
giorni si possono vedere posti completamente diversi l’uno dall’altro!
Per quanto concerne l’organizzazione, noi abbiamo fatto TUTTO tramite
internet. Al massimo consiglio di prenotare i voli in agenzia, specie se
si fanno delle tratte interne, ma il resto.. fatelo per conto proprio!
Nessuno meglio di voi sa cosa volete fare e vedere ed inoltre la
soddisfazione è immane.. basta solo un po’ di tempo!
Se volete, qualche consiglio veloce su come organizzarvi “in casa” un
viaggio del genere.
DATA DEL VIAGGIO: diciamo che i periodi sconsigliati perché “più caldi”
sia in senso climatico che di flusso turistico e monetario sono Luglio e
Agosto, ma per chi come noi poveri non ha molta scelta, si deve
adattare! (diciamo che la cosa che più rode sono le cifre che lievitano
esponenzialmente da giugno ad agosto!)
DURATA: due settimane sono poche, tre consigliate, un mese l’ideale
anche perché il costo maggiore è quello del biglietto aereo che si
ammortizza più giorni si sta. Per quanto possibile, studiate di essere
nelle grandi città come San Francisco, Los Angeles e San Diego di sabato
o di domenica (il traffico è quasi nullo!) mentre evitate i fine
settimana a Las Vegas (gli hotel raddoppiano i prezzi) e nei parchi
(arriva l’orda dei turisti americani dalle città).
COSTI: (basati sul ns. viaggio di 19 gg. in pieno agosto) sui 2500-3000
euro a testa (850/900 euro per il volo, 600 euro per 19 notti di
pernottamento in motel, 400 euro per la macchina e 600 euro per pasti e
varie – vi assicuro.. evaporano!!)
PERCORSO: potete ricalcare qualche fly & drive dei vari cataloghi
viaggio, ma tenete presente che vi fanno correre come pazzi per farvi
vedere poco di tutto! Alla fine avrete tanta confusione e stanchezza. Se
la vostra filosofia di viaggio è quella di immergersi nella vacanza e
viverla appieno scartate qualche tappa privilegiandone altre. Posti come
il parco dello Yosemite o Las Vegas non si vedono in un solo giorno!! E
nei vari resoconti di viaggio che ho letto c’era per es. gente che non
aveva apprezzato lo Yosemite, ma ci era stata solo mezza giornata e
aveva visto solo la parte iniziale! Quando avrete un’idea dei luoghi che
vorrete vedere, andate sul sito www.mapquest.com che vi da mappe,
itinerari e i tempi di percorrenza per arrivare da un luogo all’altro e
così avrete già un’idea dei tempi/kilometraggi. (impostate nel setting
la lingua italiana) Si possono inserire anche le vie ed è utilissimo
anche per i piccoli spostamenti come ad esempio raggiungere l’aeroporto
dall’albergo o il luogo dove ritirare la macchina a noleggio o arrivare
al parco divertimenti.. L’abbiamo usato più delle cartine stradali! C’è
anche www.expedia.it ma non è fedele e chiaro come il mapquest!
Sperimentato di persona!
VOLO AEREO: soluzioni ottime e a giusto prezzo anche per confronti con
l’agenzia viaggi sul sito www.orariovoli.com Per altre consultazioni
potete andare anche su www.alitalia.it o www.run21.com.. Per la tratta
internazionale privilegiate voli che abbiano il meno scali possibili (max
uno e magari qui vicino, tipo Roma, Parigi, Francoforte.. così poi vi
fate la tratta finale in relax)
Per ovviare i problemi da fuso prendete la MELATONINA, sembra una
stupidaggine da mamme ansiose ma un fuso di 9 ore da far digerire al
nostro organismo in un solo giorno può guastarvi l’inizio della vacanza!
MOTEL: su www.travelhero.com, www.usa-lodging.net e www.hotels.com
troverete sistemazioni economiche senza andare in topaie (anzi
mousehouse!!!) Inoltre si può anche sprenotare se si cambia idea! Anche
su www.expedia.it, ci sono ottime soluzioni con in più la possibilità di
scegliere l’ubicazione desiderata (es. vicino al centro o
all’aeroporto..)
Anche se in molte località non ci sono problemi per trovare alloggio
PRENOTATE SEMPRE! Il tempo è denaro e girare a chiedere se ci sono posti
liberi sperando che il prezzo sia buono e la camera sia decente è una
perdita di tempo! in America non ci si torna una volta al mese. Via
internet oltre che i prezzi potete trovare tutte le informazioni
possibili sull’hotel comprese foto e locazione, ed in più potete già
prepararvi le vs. mappette su come arrivarci. Noi privilegiavamo i motel
con piscina e colazione inclusa dato che comunque il cibo è piuttosto
caretto e un cappuccino small con brioche alla famosa catena Stardust
non vi costa meno di 7 dollari a testa! Solamente a Monterey il motel mi
ha un po’ delusa, nel senso che la zona è piena di posticini romantici
vista mare e se lo avessi saputo non avrei prenotato così all’interno!
NOLEGGIO MACCHINA: www.hertz.it La hertz è la compagnia più importante
in America ma anche l’Alamo è buona! Su internet c’è comunque la
possibilità di fare dei preventivi immediati per avere un’idea di spesa.
1°GIORNO
Ven. 1 ago: Si Partee!! Volo alle 6:30 da Venezia, scalo Parigi,
coincidenza alle 13:00 per San Francisco. All’aeroporto Charles de
Gaulles riusciamo addirittura a perdere la guida dell’America già
sottolineata nei punti topici e con tanto di cartine! Purtroppo non
riesco a sfogarmi (anzi a prendermela) con il mio moroso, lo Ste visto
che la colpa è 50/50 (io l’ho abbandonata sopra le valigie e lui ha
spinto rudemente il carrello...) e dopo essermi fatta di corsa tutto il
tragitto avanti e indietro per quel maledetto aeroporto ci rinuncio e
con umore nero ci imbarchiamo. In fondo ci restano le varie dispense
scaricate da Internet più tutte le indicazioni del mapquest su come
raggiungere le varie zone!
Arriviamo a San Francisco alle 15:30! Che vista fantastica dall’alto!!
San Francisco è in una posizione molto panoramica, una stretta penisola
quasi completamente circondata dall’acqua! Ci dirigiamo verso lo shuttle
bus (a pagamento) che ci porta al nostro albergo il Cathedral Hill
situato sulla Van Ness Avenue dove arriviamo alle 16:30 con un
rimbambimento da fuso, sozzume da 15 ore di volo, molteplici pasti
sregolati, … Decidiamo di fare un pisolino ma verso le 19:00 io sono già
sveglia e in piena eccitazione da inizio viaggio.. Lo Ste non sembra
dello stesso avviso, anzi ronfa beato più che mai.. la salma non si
muove con i metodi dolci... si passa alla forza e finalmente lo convinco
ad alzarsi.. anche perché non voglio trovarmi sveglia domani alle 5 del
mattino.. e poi prendiamo la melatonina!!! Usciamo e ci scontriamo col
clima californiano o meglio San Franciscano..
Ah come è vero il detto che non ci sono inverni freddi quanto un’estate
a San Francisco!! Vento, gelo e goccioline di umidità che ci cadevano
addosso… io avevo il guardaroba più ‘pesante’ della valigia (camicia
jeans, tuta e k-way, decisamente pochino) e battevo i denti..
Prendiamo la funicolare ovvero il mitico cable car, e col cavolo che mi
attacco fuori esposta al freddo! Lo Ste è più intrepido (anzi più
vestito) e si siede all’esterno. Scendiamo quasi subito e visitiamo un
po’ il centro, Union Square; entriamo in Chinatown e la percorriamo fino
ad arrivare al molo, il Fisherman Wharf. Siccome abbiamo mangiato poco
in aereo (ah, ah) decidiamo di cenare con un tris di pesce fritto
comprato su uno dei tanti baracchini del molo!! Esagerati!! Avevamo un
cartoccio gigante e alla fine abbiamo dovuto abbandonarlo al destino!
Verso le 23:30 si ritorna in albergo, e nanne
2° GIORNO
Sab. 2 ago: W la melatonina, alle 7:00 siamo in piedi! Colazione allo
Stardust Coffee (buonissimo il cappuccino small, ovvero un bicchierone
da 75 cc, con tanta schiumetta..) e iniziamo il tour. Il nostro albergo
è in una posizione centrale e nell’ordine vediamo il Japan Center,
ovviamente nel quartiere giapponese (e nonostante siamo ben rimpinzati
notiamo gli abbondanti e carucci ristorantini e ci ripromettiamo di
tornarci per la cena…), la zona di Pacific Heights con le sue tipiche
casette Vittoriane, la zona di Russian Hill con la strada più tortuosa
al mondo, la Lombard Street, i cui tornanti sono accuratamente sagomati
da fiori e cespugli, Chinatown con la sua famosa entrata, i negozi e i
suoi molteplici colori, il Financial District, quartiere degli affari
con la piramide della Transamerica, uno dei più ‘visibili’ simboli di
San Francisco. Si vede che è sabato: ci sono poche macchine e qualche
turista, la gente locale sembra tranquilla e per niente stressata e si
ha un senso di intimità dato anche dal fatto che questa città è
veramente a misura d’uomo!
Pranziamo velocemente all’Embarcadero Center e ce ne stiamo un po’
accoccolati su una panchina a guardare il mare… anche perché i
chilometri a piedi iniziano a farsi sentire! Proseguiamo quindi verso
North Beach e Telegraph Hill, dove saliamo sulla Coit Tower la cui forma
a “lancia di idrante” è stata voluta da un eccentrico riccone ammiratore
dei pompieri che donò il denaro per erigerla. Infine ritorniamo ancora
al Fisherman Wharf, al Pier 41 e alla meta serale: Alcatraz!
Avevamo prenotato la visita per le 19:05 ben 2 settimane fa da Internet
tramite la Blue & Gold Fleet (US$ 23,50 a testa) e la nostra intenzione
era di visitare la famosa ex prigione e poi fermarci a cena a base di
pesce da Alioto’s la cui enorme insegna spicca sul molo! Ci sbafiamo
quindi un gelato “double” di nome e di fatto prima dell’imbarco, che non
si sa mai quanto si può protrarre la visita (che fatica!! Era moolto
double e siamo stati costretti a buttarne via quasi la metà!!),
In uno dei negozietti del molo acquistiamo una nuova guida, anche se
questa è un po’ troppo turistica e non come quella persa a Parigi, e in
ordinata fila indiana ci imbarchiamo. Alcatraz è assolutamente da
vedere... Sarà che i film sui carceri di massima sicurezza esercitano su
di me un fascino particolare ma non si può non considerare che questa
prigione è unica nel suo genere! E’ costruita su 5 ettari di pura
roccia, The Rock e dal 1934, l’epoca dei gangster, celebri “visitatori”
vi soggiornarono: Al Capone, ‘Pretty Boy’ Floyd (uno dei tre intrepidi
che riuscirono ad evadere) e l’Uomo di Alcatraz!! Il tutto a poche
centinaia di metri dalla città, il cosiddetto ‘mondo’ libero ma le
correnti forti e gelide attorno all’isola facevano demordere da
qualsiasi pensiero di evasione e la punizione restava il poter vedere
l’intera città così piena di vita da dietro le sbarre!
Ora l’isola di Alcatraz è un rifugio faunistico protetto, tanto che ci
sono più uccelli che turisti (avete presente il film di Hitckoch??!)!
Ritorniamo più infreddoliti che mai! Altro che giacchetta in cotone e
k-way!! Qui ci vorrebbe una felpona e giacca antivento! Sono le 21:30
passate, mi sento il naso che ‘moccia’, e voglio solo farmi una doccia
calda! Torniamo diritti in albergo e tanti saluti al pesciotto di
Alioto’s, sarà per domani sera!
3° GIORNO
Dom. 3 ago: Dato che abbiamo saltato la cena ci concediamo una colazione
esagerata da Denny’s a base di bacon, uova strapazzate, salsiccia,
pan-cakes al cioccolato e birra! Anche i 32 US$ pagati in due sono
esagerati, ma vabbè siamo in vacanza! Comunque oggi è il ‘grande giorno’:
se ieri ci eravamo acclimatati girando San Francisco a piedi ora si fa
conoscenza con il nostro mezzo a motore che ci porterà a spasso per
tutta la vacanza!! Sognavo una Mustang ma visto il costo abbiamo mediato
con una classe C (quella appena sopra la ‘base’, per intenderci..).
L’impiegato dell’agenzia Hertz più vicina al nostro hotel ci da una Kia
bianca! Non so cos’è ma è una macchina americana e siamo a San
Francisco, così tutta gasata chiedo allo Ste di poter iniziare a
guidare. Dopo un po’ che non proferisce parola, mentre io son lì che
canto inni americani, mi fa notare che la Kia è una macchina coreana,
1300 di cilindrata e cioè un po’ pochino per fare 5000 km, plastichetta
all’interno, alzacristalli manuali, chiusura delle portiere non
centralizzata, nessun posto per le lattine di Coca-cola... insomma un
‘rabutto’ e non la quantomeno dignitosa classe C che ci aspettavamo e
che soprattutto avevamo già prepagato da casa con credit card! Prima di
effettuare le dovute rimostranze alla Hertz la voglia di girovagare
prende il sopravvento e usciamo dalla città oltrepassando il Golden Gate
Bridge, che connette la città al Marin County fermandoci sull’altra
sponda per ammirare il panorama: incredibile, c’è la nebbia e si
intravedono sopra la coltre solo le rosse torri del ponte ma dopo soli
10 minuti è tutto limpido e terso! Facciamo quattro passi al
carino-ma-niente-di-che villaggio di Sausalito e poi ritorniamo a
Pacific Heights dove perdiamo un paio d’ore buone a girare la zona per
cercare le famose casette vittoriane (sono ad Alamo Square!! Nella nuova
guida non era indicato!!) Il bello è che abbiamo pure chiesto a tre
persone “locali” che ne sapevano meno di noi!! Torniamo alla Hertz dove
ci cambiano la Kia e ci danno una stupenda, silenziosa Ford Focus 2000
CC o (2300 non si è capito), come la nostra che circola in Italia ma col
culetto da berlina, color acquamarina, e con tutti gli accessori!!
Questo sì che è un vero ‘mezzo’. Partiamo quindi alla volta della 49
Mile Scenic Drive, ovvero il meglio di San Francisco seguendo l’apposita
segnaletica lungo la strada! Passiamo così all’interno del Golden Gate
Park, con recinto di bisonti, laghetti con cascatelle e giardini
giapponesi dove ci fermiamo per un sano hot-dog.
Proseguiamo poi fino alle vette gemelle Twin Peaks dove si ha
sicuramente la vista più bella di San Francisco e dell’Oackland Bay
Bridge, il più lungo ponte d’acciaio al mondo. Ritorniamo quindi verso
il centro e parcheggiamo vicino al Pier 39, affollatissimo, pieno di
negozi e ristoranti, un mini luna-park e una serie di piattaforme
sull’acqua dove si trovano ammassate una colonia di leoni marini molto
fannulloni ma chiacchieroni!! Continuiamo sempre a piedi verso
Ghirardelli Square, un edificio di mattoni rossi, lanificio fino a che
l’italiano (yeahh!) Domenico Ghirardelli non la tramutò in fabbrica di
cioccolata. Ora c’è un’atmosfera da fiaba con la torre dell’orologio che
sovrasta i negozi stravaganti e soprattutto c’è un’enorme e ordinata
fila di persone davanti al Ghirardelli Soda Fountain & Chocolate Shop
dove si servono enormi e prelibate coppe gelato!! La fila è troppo lunga
e lenta, e anche se le foto delle coppe nel listino ci fanno una voglia
pazzesca dopo un quarto d’ora che proviamo a stare in coda, mesti ce ne
torniamo, noi ed il listino.
4° GIORNO
Lun. 4 ago: Dobbiamo salutare SF! Un giorno in più non avrebbe fatto
male anche perché ci sarebbe piaciuto vedere il parco di sequoie di Muir
Woods nella zona della Marin County e lo spettacolare museo di scienza
Exploratium, ma il tempo è tiranno! Si parte verso sud lungo la strada
costiera fermandoci a Santa Cruz (beh, che c’è da vedere?). Arriviamo
così in tarda mattinata alla verde, curata e spagnoleggiante cittadina
di Monterey dove ci fermiamo al Tourist Information per fare incetta di
cartine varie e poi visitiamo il centro della cittadina! C’è un
simpatico percorso da seguire indicato sul marciapiede che mi ricorda
tanto il “percorso storico” di Boston dove ti portano a vedere il
balcone dove è stata letta la dichiarazione d’indipendenza della città o
la tomba della signora che ha fatto 9 figli ed è morta a 90 e passa
anni… insomma fatevi un giro in macchina!
Dopo aver gozzovigliato a base di sandwich al tutto e di più, annaffiati
dalla mitica pink lemonade, la nostra scoperta dell’estate 2003, ci
dirigiamo verso l’incantevole strada 17 mile drive. Il percorso si paga
US$ 8,50 ma li vale tutti; inizia a Pacific Grove e, abbracciando molte
delle bellezze naturali della parte sud-occidentale della penisola di
Monterey, si snoda lungo tratti di costa a dir poco stupendi con dirupi
di roccia liscia, cipressi inclinati dal vento, tratti di mare sabbiosi
e onde che si infrangono sugli scogli.
Come fauna questo tratto di costa è abitato da foche, leoni marini,
uccelli vari …e scoiattolini come se piovesse. Ci sono, anche dei bamby
(cerbiatti). Lungo il percorso si può ammirare il famoso Cipresso
Solitario che fa parte di una specie di alberi chiamati Cipressi di
Monterey che, come dice il nome, si trovano solo in questa zona,
modellati dal vento ed aggrappati alle scarpate perché hanno bisogno
della brezza fresca e umida per poter vivere.
Davanti la Baia di Monterey si trova un abisso cosi profondo da poter
contenere due volte il Grand Canyon, tanto che permette alle balene di
arrivare piuttosto vicine alla riva. Peccato che agosto non sia periodo
giusto per ammirarne qualcuna!
Ci gustiamo il tramonto al Pacific Grove e più precisamente lungo la
strada costiera Ocean View Blvd. dove tra i vari punti panoramici c’è un
Lovers Point! E’ nostro! Da un lato mare e dall’altro il verde perfetto
del (o dei) campo da golf con le case dalle grandi verande ai bordi
della strada dove la gente tranquillamente si gode il panorama mentre
cena, chiacchiera o guarda la Tv! Lo stress è veramente restato a casa e
qui ci sentiamo beati al pari di queste persone che abitano in questi
luoghi da favola!
Desiderosi di concludere al meglio la giornata torniamo al Fisherman
Wharf di Monterey dove dopo accurata indagine culinaria optiamo per il
Bubba’s, un locale sul tema del film di Forrest Gump dove si cena a base
di granchi (ve lo ricordate il negrone, Bubba, del film che faceva il
pescatore?) Stupende le crocchette di pesce e i gamberi spicy ovvero
piccantini! Originale il servizio: targa di metallo al centro tavolo di
colore blu con su scritto ‘Go Forrest go!!’ (Forrest in questo caso è il
vostro cameriere, che continuerà a non curarsi di voi…), e se la giri
compare quella rossa con la scritta ‘Stop Forrest!’ (immediatamente dopo
arrivano dei vari ‘Forrest’ a chiedere di cosa desideriamo ancora da
mangiare/bere… noi ovviamente l’avevamo lasciata girata sullo stop
intendendo il contrario e cioè che avevamo finito di ordinare così che
tutti si fermavano a chiedere!!). Ce ne usciamo satolli e soddisfatti,
pronti per una bella dormita…
5° GIORNO
Mart. 5 ago: Visita alla cittadina di Carmel, turistica ma caruccia,
coccolina, piena di negozietti con le insegne di legno e ferro battuto,
casine e pensioncine.. riusciamo quasi a perdere la macchina
gironzolando su e giù per le stradine fino al mare! Ritrovato il mezzo
scendiamo lungo la costa decisi ad arrivare alla città di Big Sur ma ci
fermiamo alla riserva di Point Lobos dove la Ranger locale ci consiglia
di lasciare in strada la macchina e di entrare a piedi, visto che siamo
in visita veloce (molti campeggiano qualche notte all’interno del
parco). Point Lobos è una riserva di stato con più di 300 tipi di piante
e oltre 250 diverse specie di animali ed uccelli. La zona è a ridosso
del mare ed è caratterizzata da vari dirupi rocciosi erosi dall’acqua
fino a formare isolotti ed insenature, dove si possono ammirare vari
tipi di vegetazione ed animali come lontre e leoni marini (infatti con
los lobos si intende i ‘lupi’ marini). C’incamminiamo così lungo il
percorso principale e da lì ci inerpichiamo su e giù dai vari sentieri
che attraversando foreste e prati ci conducono ai diversi promontori.
I cipressi di Monterey ci sono anche qui. A dicembre/gennaio inoltre si
possono vedere le balene grigie che migrano verso sud alla Baja
California, per poi tornare indietro alle acque dell’Artico durante
marzo/aprile.
Dopo il sempre emozionante contatto con la natura partiamo nel primo
pomeriggio in direzione Yosemite e arriviamo ad Oakhurst verso le 19:00.
Oakhurst è il paesino che si trova nella parte sud del parco ed è il più
vicino all’ingresso visto che dista “solo” 12 miglia. Preso possesso del
nostro lodge decidiamo di dare una prima occhiata al parco anche perché
il tramonto è il periodo più tranquillo soprattutto per vedere qualche
animale! All’ingresso acquistiamo a 50,00 US$ il National Park Pass, che
ci servirà anche per gli altri parchi nazionali, e dopo aver fatto il
terzo grado al Ranger dell’ingresso ci dirigiamo al luogo visitabile più
vicino e cioè Mariposa Grove con le sue sequoie giganti. Che
spettacolo!! Tutti questi superalberi e noi piccini piccini!! Inoltre
c’era poca gente, tutti zitti, noi ed il bosco, solo lo “sciaf” dei
nostri passi… ed ecco che ci compare alla destra un alce più interessata
a spolpare un verde ramo che a me che saltello a bocca aperta e cerco di
far qualche foto (ovviamente senza flash); alla sinistra si sente un
rumore di sgranocchiamento e a tre metri dallo Ste uno scoiattolone nero
si sta rosicchiando tranquillamente una pigna!! Mi avevano detto che
Yosemite è un po’ come le nostre Alpi, ma da noi ‘ste cose non ci sono!!
Proseguiamo poi per il sentiero costellato da enormi alberi, sequoie
rovesciate con radici grandi quanto una cascina e ormai quasi al buio
totale decidiamo a malincuore di scendere. Gran finale con vista di una
mamma cervo e il suo piccolo e siamo in brodo di giuggiole!! Peccato per
le foto, con questa luce fioca non vogliamo disturbare con i flash, ma i
ricordi che ci resteranno sono impareggiabili!
Scendiamo verso il lodge e andiamo a nanne dopo una buona cena a base di
pollo fritto alla Kentucky!
6° GIORNO
Merc. 7 ago: ritorniamo a Mariposa Grove per finire la visita alle
sequoie. Prendiamo il pulmino scoperto che in un’ora (e 11 US$) ci porta
a vedere le sequoie più belle fino alla sommità del parco. Lì scendiamo
e ritorniamo al parcheggio a piedi (suggerito!). L’aria è frizzantina e
il sole si incunea tra i rami! Quanto è bello passeggiare in mezzo la
natura!! Ormai ci stiamo prendendo troppo gusto ……
Riprendiamo la macchina e lasciamo sulla nostra destra la deviazione per
il Glacier Point per fermarci dopo il tunnel successivo alla Valley View,
dove si ha la vista classica dello Yosemite da cartolina, e cioè
un’immensa valle creata dall’erosione dei ghiacciai e dal fiume Merced,
contornata da maestose rocce di granito come El Capitan e le Cathedral
Rocks. Qui si possono ammirare gli uccellini tipici di questa valle, gli
Steller’s Jay, di colore azzurro cangiante e simili alle upupe!
Scendiamo verso la valle fino a raggiungere la prima cascata, le
Yosemite Falls. Per vederla da vicino ci inerpichiamo tra le rocce fino
a che non diventano troppo umide e viscide, foto di rito e giù.
Decidiamo poi di scarpinare fino alle Vernal Falls (1538 m) e lo Ste,
cartina alla mano, fa strada verso la meta. Che strano, avevo visto
delle belle foto di queste cascate, ma possibile che la strada sia così
deserta che non c’è anima viva? Saranno mica in secca visto che agosto
non è il periodo migliore? Intanto la stradina diventava sentiero, il
sentiero avanzava sempre più in salita, il terreno sempre più ghiaioso e
sconnesso tanto che continuavano ad entrarmi sassi e terriccio nelle
scarpe, il mio umore peggiorava… Lo Ste era sicuro che la strada fosse
quella giusta….oopsss! L’arrivo di un vaquero con il suo cavallo
chiarisce ogni dubbio e il suo monito di spostarci condito da qualche
fuck.. e shit.. ci fa intendere che abbiamo imbroccato la strada
riservata ai CAVALLI!! Il mio umore è sempre più nero, il caldo e la
fatica opprimenti e soprattutto il pensiero del tempo prezioso che
stiamo perdendo, il dilemma sul “lo picchio o riservo le forze?”
martellante.. Finalmente arriviamo ad incrociare la strada frequentata
dagli umani e da lì possiamo proseguire in compagnia verso le cascate.
Uauauau! Beh non so come sono a giugno, appena dopo il disgelo, ma non
ci deludono: non riusciamo nemmeno ad arrivarci vicino visto la forza
della corrente e l’umidità! Dopo le foto, finalmente la discesa! Ci
fermiamo in una radura da picnic frequentata da ‘ciompi’ scoiattoloni;
non bisognerebbe dar loro il nostro cibo perché non gli fa bene e ne
diventano dipendenti disabituandosi a cercarsi il loro! Ma anche noi per
fargli qualche foto gli allunghiamo delle briciole di cracker..
disdicevole, ma bisognava esserci per vederli come ti giravano attorno e
ti guardavano con quegli occhietti imploranti…da attori consumati
(ripeto, non erano certo particolarmente esili....)
Una volta scesi riprendiamo l’auto e ci dirigiamo vero lo Yosemite
Village. Dopo una settimana di American Food l’astinenza da cibi ‘sani’
si fa sentire così acquistiamo un po’ di frutta al market come merenda!
Partiamo poi alla volta del Glacier Point (2200 m) e dopo un’oretta di
moderata salita arriviamo; fantastico, si ha a picco la vista
dell’intera vallata; di fronte a noi c’è l’Half Dome (il mezzo cupolone
in granito), più in basso si scorgono le Vernal Fall & Nevada Fall e le
Yosemite Fall. La luce del giorno comincia a svanire, sarebbe bello
restare per il tramonto fino alle 20.00 ma siamo stanchini, affamati e
quindi decidiamo di tornare ad Oakhurst…… Cena dove??!.....
7° GIORNO
Giov. 7 ago: arriverderci Oakhurst! Ritorniamo sulla Yosemite Valley,
che oggi ha tutto un altro aspetto: avvolta con la bruma e le nebbie
sembra una giornata autunnale …. Scopriamo poi che si tratta di fumo: è
usanza comune dei ranger appiccare i cosiddetti “incendi controllati” al
fine di creare spazio per le sequoie ‘sgomberando’ con il fuoco (le
sequoie non bruciano….) le piante nocive per esse e con il gradito
effetto collaterale di rendere il terreno ricco di minerali. Ci
dirigiamo poi verso nord sulla spettacolare Tioga Road (Hwy 120) e ci
fermiamo al Tenaya Lake, posto ideale per uno spuntino a base di pink
lemonade e skin pork chips (ovvero delle patate al gusto di costina di
maiale….. ‘na schifezza!!) Anche qui c’è pochissima gente, l’acqua è
verde e trasparente, attorno a noi verdi boschi e monti.. Immergiamo i
pieduzzi.. libidine, questa è vita!! Passiamo quindi attraverso le
verdi, e tanto decantate dalla ns. nuova guida, Tuolumne Meadows
(praterie verdi, anche verso Asiago se ne trovano -ndr-) e arriviamo ai
3031 m del Passo Tioga. Qui c’è un altro bel lago ma il clima è un po’
più fresco, per non dire freddo, tira una ‘bava’, non molto più su si
vede neve residua tra le rocce! Ma tutto questo non ci ferma: ci eravamo
preparati dei buonissimi panini con affettati in scatola, formaggio
arancione da tubetto e cherry coke (coca cola+sciroppo di fragola) e
quindi ci mettiamo ad esplorare le rive del lago fino a che non troviamo
un posticino un po’ riparato per ‘picniccare’. Lo Ste addirittura
immerge i piedoni per andare a far la foto in acqua.. che coraggio.. ma
cosa non si fa per i posteri!!
La prossima meta è la città fantasma di Bodie, sviluppatasi con i
cercatori d’oro e abbandonata non si sa perchè visto che la gente se l’è
data a gambe in fretta e furia nel 1934 lasciando dentro le case tende,
suppellettili, attrezzi da lavoro, giochi.. il saloon provvisto di
bottiglie impolverate, tavoli da gioco, il mortuario con le bare, la
scuola con i quaderni, i libri, i gessi.. Avevo già visitato la città
fantasma di Calico (fra Las Vegas e Los Angeles) qualche anno fa, dove
ci sono addirittura i personaggi in costume che mimano scene di vita
dell’epoca e sparatorie, ma questa cittadina è più ..come dire… ‘morta’,
cioè più vera! Sono comunque entrambe accomunate da un caldo allucinante
e dal fatto di non essere così facilmente raggiungibili…… Ma dove
andavano a costruirsi le case ‘sti californiani!! Scendiamo verso la
nostra meta di questa sera, e cioè Mammoth Lakes, fermandoci prima al
Mono Lake ovvero uno dei laghi più salati al mondo, prosciugato nel
tempo per soddisfare i bisogni idrici di Los Angeles (si tenga conto che
è sceso di una quindicina di metri rispetto a cento anni fa!). Man mano
che il livello dell’acqua scendeva affioravano delle strane stalagmiti
calcaree/saline; dopo esser passati al Visitor Center facciamo fatica a
trovare il punto più bello del lago, a sud il South Tufa Grove, dove si
trova la più alta concentrazione di formazioni di carbonato di calcio.
Trovata la zona giusta lasciamo l’auto nel parcheggio e camminiamo per
un sentiero in mezzo ad una bassa sterpaglia finché vediamo queste
strane formazioni grigio-azzurre che creano dei magnifici riflessi
sull’acqua calma del lago. Mono deriva da una parola indiana che
significa mosca, infatti le rive sono piene di nugoli di questi insetti,
che costituiscono un lauto pasto per gabbiani ed altri uccelli di cui il
lago è popolato.
Riprendiamo la fidata Focus e arriviamo, a circa 35 miglia a sud di
Bodie, a Mammoth Lakes solamente a sera inoltrata anche perché un po’
distratti avevamo preso la deviazione per la Mammoth Mountain arrivando
belli come il sole fino al passo a 1500 m…… Un ranger di buon cuore ci
dà delle cartine e le indicazioni su come scendere in paese e
raggiungere il nostro motel; quest’ultimo dispone di piscina, che non
possiamo usare vista l’ora, quindi ci facciamo un giro per questo
paesino molto carino, che d’inverno si anima di turisti per le rinomate
piste sciistiche della Mountain. ‘All’alba’ delle 22.00, vista la
scarsità dei posti da ristoro (veramente ce n’erano, ma non
ce ne ‘ispirava’ nessuno!) e le lagnanze dello Ste stanco
di pizza e “schifezze” varie, decidiamo di entrare in un market e
prendere al banco gastronomico un gustoso polletto allo spiedo con
patatine e frutta tropicale che sbafiamo in camera con caffettino
americano alla fine (in quasi tutti i motel abbiamo trovato le
macchinette del caffè), e ‘notte!
8° GIORNO
Ven. 8 Ago: Si ritorna, questa volta volutamente, alla Mammoth Mountain,
dove il programma prevede la visita alle Devil’s Postpiles e alla
Rainbow Fall. Prendiamo il bus in quanto l’entrata con la macchina costa
troppo e dopo una mezzora di viaggio scendiamo ad ammirare queste strane
formazioni laviche formatesi circa 100.000 anni quando i ghiacciai,
spostandosi verso il fiume di S. Joaquin, aprirono delle crepe su questa
lava solidificata fino a formare delle lisce colonne di basalto che
possiamo ora ammirare… Abbiamo poi 2 miglia da percorrere per arrivare
alla cascata, io ripiglierei il bus che passa ogni quarto d’ora ma lo
Ste insiste per fare il trekking naturalistico odierno, così ci
incamminiamo. Questo comprensorio è un po’ di ‘serie B’ rispetto allo
Yosemite, non ci sono le sequoie e non c’è così tanto verde (sembra che
abbiano esagerato con gli incendi controllati…). Dopo un’oretta
abbondante arriviamo alla cascata, carina ma non spettacolare come le
altre (quando si è abituati bene..)! Inoltre il famoso rainbow ancora
non si vede perché il posto è parzialmente in ombra! Ormai la mattina è
alle spalle, prendiamo il bus che ci riporta alla macchina e partiamo
alla volta della Valle della Morte! Ci sarebbe da fermarsi anche alle
Hot Creek, che sono delle fumarole lungo la strada, ma non vediamo l’ora
di arrivare a destino anche perché la strada è molto piacevole da
percorrere.
Ci fermiamo ad un Tourist Information lungo la strada e uscendo
dall’aria condizionata dell’auto sentiamo che la temperatura è salita
notevolmente: caldo secco e ventoso, praticamente come avere un
mega-phon puntato addosso, come a Las Vegas… Proseguiamo in peritura
solitudine, si vedono tante colline all’orizzonte e una ad una le
oltrepassiamo! A destra e sinistra spazio sconfinato e colori che vanno
dal giallo ocra al marrone (le famose colline di senape!). Il bello è
che la strada è tutta a dossi e accelerando di tanto in tanto si può far
finta di fare Starsky e Hutch… UAU! Finalmente si arriva al cartello
Death Valley; ci fermiamo per la foto e socializziamo con una coppia di
milanesi intenti anche loro al rito dello scatto. La strada prosegue
ancora di dosso in dosso fino a che si arriva ad un’altura dalla quale
si può scorgere la valle con il ns. villaggio, Stovepipe Wells, dove vi
arriviamo alle 17.00 circa; Stovepipe è l’unico villaggio ad ovest della
Death Valley, con conseguente ‘monopolio’ di camere, ristorante, piscina
e shop. Verrebbe voglia già di inoltrarsi nella valle ma la temperatura
è allucinante, non per niente è il posto più caldo del pianeta, non
riesco ad immaginare come potrebbe essere a mezzogiorno; inoltre la
piscina davanti alla reception ci alletta non poco…. via i vestiti, su i
costumini e a mollo!! Lo Ste pazzoide non aveva indossato le ciabatte
“la piscina è a pochi metri dalla nostra camera e la pavimentazione è
chiara” ha pensato il furbone!! Era lì che saltellava come un canguro
per il bruciore ai piedi! I nostri amici milanesi ci raggiungono poco
dopo e stiamo più di un’ora immersi a chiacchierare (ricordandosi di
metter dentro la testina di tanto in tanto per preservare qualche
cellula cerebrale dall’evaporazione). Temperatura esterna 117° F (48°
C). Dilemma: l’unico ristorante è aperto dalle 18,30 alle 21,00; il
tramonto è alle 19,46 e vorremmo ‘godercelo’, che si fa? Decisi a
mangiare presto e a vedere in santa pace il tramonto magari da qualche
punto famoso come lo Zabriskie Point, ritorniamo in camera alle 18.30 e
ci accorgiamo che non ce la faremo mai! Lo ammiriamo così nei paraggi,
qui vicino ci sono le dune di sabbia, che sono molto suggestive,
soprattutto se si pensa che a causa del vento si spostano e cambiano
fisionomia in continuazione. Siamo al ristorante poco prima della
chiusura, e ci ‘spennano’ pure.. ma questo già lo immaginavamo
(ovviamente in camera non c’è né frigo né microonde o macchinetta del
caffè). Una volta usciti facciamo per andare allo shop a prendere
qualche cartolina.. ma è già chiuso (ore 21,00..). E’ buio ma il caldo è
rimasto veramente infernale, comincio a sklerare mentre lo Ste mi prende
in giro per la mia scarsa resistenza.... provvidenziale il distributore
di bibite ghiacciate, bibitona e camera con condizionatore a chiodo!
Nanne presto anche perché domani ci svegliamo all’alba!!
9° GIORNO
Sab 8 ago: alle 6.00 albeggia e alle 6.30 apre il check out
dell’albergo. Strano ma la temperatura ora è primaverile, fuori c’è
parecchia gente che si gode i “freschi”! Ritrovo con i milanesi e si
parte verso Badwater e Artist Palette. La prima che troviamo è l’Artist
Palette, tavolozza del pittore, chiamata così in quanto i vari depositi
minerali nelle diverse epoche hanno lasciato molteplici striature di
colore che vanno dal verde/blu al giallo e rosso/marrone e assumono
colori sempre nuovi durante la giornata a seconda del riflesso dei raggi
di sole. Peccato che a quest’ora è tutta in ombra (è da vedere nel tardo
pomeriggio o al tramonto) e così…. Badwater! Questa crosta di sale
bianca (è un ex bacino salato a 86 mt. al disotto del livello del mare
che dopo l’evaporazione ha lasciato vari strati di fango e sale)
dovrebbe essere splendida con i barluccichii di sole, c’è ancora
dell’acqua un po’ stagna ma non si vede nessun organismo vivente dentro.
Tutto ciò si può ammirare da sopra una piattaforma in legno. C’è una
famiglia di orientali oltre a noi che incurante dei cartelli che vietano
di calpestare la delicata crosta ci cammina sopra allegramente!! Grr..
Ah, mi raccomando visitate prima Badwater e poi l’Artist Palette in
quanto quest’ultima si trova su una strada a senso unico di marcia e noi
visitandola per prima siamo tornati indietro per poi ritornare sulla
stessa strada per andare a Badwater.. non avete capito niente? Non
importa basta che facciate come vi ho consigliato! E non andateci di
primissima mattina!!
Torniamo indietro e anche se lo Ste vorrebbe andare a vedere più da
vicino la zona verde che spicca in mezzo a questo “deserto di sale” e
cioè il Devil’s Golf Course (ennesimo campo da golf.. che maniaci gli
americani) non c’è più time!! Prendiamo la deviazione verso Zabriskie
Point (del famoso ed omonimo film di Antonioni). Questo è un posto che
non dimenticherò mai (non che gli altri..) ma è completamente diverso da
ciò a cui siamo abituati, non si tratta di terreno marrone o ocra ma
piuttosto una strana gradazione di grigi su questo pianoro perfettamente
ondulato.. anzi corrugato vista l’intensa e passata attività vulcanica!
Comincia a fare più caldo ma il panorama è superlativo, siamo sempre noi
e i milanesi e dopo qualche foto si va alla prossima tappa che è Dante
View a 1669 metri di altezza, dominante dall’alto il lago salato di
Badwater (accipicchia, ecco cosa ci faceva ombra!!). Ora Badwater è un
po’ al sole e possiamo ammirarcela con calma, molta calma anche perché i
milanesi sono simpatici, tra un po’ ci dobbiamo lasciare così si parla
di più e del meno..
Dovete sapere che la meta canonica dopo la Death Valley è Las Vegas,
cosa che noi abbiamo deciso di posticipare per evitare il caos del fine
settimana (inoltre le camere costano il doppio) raggiungendo
direttamente il Bryce Canyon.. tappone da 800 km e 9 h di viaggio.. cosa
anche fattibile se non ci fossimo adagiati in piscina la sera prima
invece di prenderci avanti con le visite e soprattutto non ci fossimo
messi a chiacchierare ora con i ragazzi.. Ci troviamo quindi così
intorno alle 13:00 a contemplare dalla strada gli alberghi giganti di
Las Vegas e con un carico culinario da MCDonald’s si parte verso il
Bryce. Come sempre ci alterniamo alla guida ma la strada è lunga ed il
traffico è ‘pesante’. Entriamo nello Zion National Park verso le 17:00;
il paesaggio è magnifico, tutto è rosso, anche il cemento della strada,
le montagne sono multicolori e striate. Ogni tanto ci fermiamo a dare
un’occhiata e anche qui ci sarebbero delle belle passeggiate da fare ma
il caldo è fotonico e la cosa migliore per noi è quella di attraversarlo
solamente.
Arriviamo alle 18.00 a Bryce (alla fine abbiamo un po’ pestato
sull’acceleratore, in barba ai limiti) ma col fuso dello Utah sono le
19.00, in più in hotel non ci trovano la prenotazione della camera..
Tutto attorno a noi è cosi meravigliosamente western, le case in legno,
l’arena dove alle 19,00 c’è il rodeo (che bello sarebbe poterlo
vedere….), le carrozze indiane (si, si) e lo western store, e pure il
vecchietto della reception, che non capisce il mio cognome e soprattutto
che ho prenotato per questa notte e non 2 notti fa, ha la cintura con la
fibbia in metallo a forma di orso, il cappello yankee e pure l’orologio
con cinturino in metallo lavorato con effigie di orsi!
Alle 20:00 finalmente ci trovano un alloggio però in camera fumatori (le
mie parole famose: NO PROBLEM, WE DON’T SMOKE), …‘na puzza in camera,
pure la tenda in plastica della doccia sapeva di fumo, lo Ste con mal di
testa da viaggio, il rodeo oramai andato, il tramonto sul Bryce pure...
Lascio lo Ste moribondo a riposare e io faccio un giro per il paesino a
prendere qualcosa di veloce da mangiare in camera. Dopo un’oretta e
mezzo (si sa noi donne…, c’erano pure i souvenir) ritorno nella tana
puzzolente, spalanco tutto, sveglio lo Ste ‘più di là che di qua’ e lo
costringo a ingurgitare doppio panino al bacon, gelato al cacao
artificiale e bevanda viola simil succo d’uva.. mangiacheèbuono!!
risultato: dopo mezzora era in bagno a rigurgitare il tutto (beh almeno
ora la stanza aveva cambiato odore… BATTUTACCIA) e io leggermente in
colpa indecisa tra l’andare a reggergli la testa oppure preparare il
programma per domani..
Ovviamente ho scelto la seconda chance. A letto come galline, ma di
vedere l’alba non se ne parlava viste le condizioni dello Ste.
Peccato per il trekking sfumato, c’è un percorso, il Sunset Point (Navajo
Trail) di 3,5 km, che dura meno di 2 ore con un dislivello di circa 160
metri e che sarebbe stato l’ideale per immergersi nel rosseggiare del
tramonto!
10° GIORNO
Dom. 9 ago: Per chi volesse vedere invece l’alba c’è il Sunrise Point (Queen’s
Garden), lungo 2,5 km e 100 m di dislivello con camminata di circa un
ora e mezzo. Noi invece siamo in piedi ormai verso le 8.00 ma almeno lo
Ste è come nuovo! Optiamo per una colazione leggera acquistata al
market: mele, barattolo di frutta tropicale, caffè (..ci accorgiamo dopo
che avevamo la macchinetta in camera, che svegli!!). L’entrata del Bryce
Canyon è di fronte a noi, mostriamo il nostro pass e via! Si parcheggia
e si ammira W l’America!!
I punti più spettacolari sono all’inizio (dove arrivano i pullmoni
carichi di turisti) e cioè il Sunrise Point, il Sunset Point, l’Inspiration
Point e il Bryce Point ma arrivando fino in fondo alle 18 miglia di gola
su cui il canyon si estende si possono trovare altri nove punti
panoramici con archi naturali e gole profonde tra cui Rainbow Point e
Natural Bridge, fino all’ultimo, lo Yovimpa Point, dove in una giornata
tersa si può “viaggiare” con lo sguardo fino a oltre 100 miglia e solo
la curvatura terrestre limita la visuale!
Anche qui la natura ha dato del suo meglio: terremoti, piogge e fiumi
hanno eroso queste rocce fino a formare centinaia di pinnacoli di
diverse gradazioni di rosso!
Restiamo a zonzo tutta la mattina e ce ne andiamo quando comincia ad
arrivare il brutto tempo (la pioggia??!!) e soprattutto l’orda di
pullman turistici.
Prossima tappa Page e il Lake Powell. Il fido Mapquest dà 3 h e mezzo di
strada mentre Expediamap 2 h. Entrambi sono concordi nel fatto di
prendere la strada n. 400 solo che mapquest precisa “tratto stradale non
asfaltato” (ma da quella volta l’avranno asfaltata vero??!!) con
andatura media di 20 miglia/h. Altro che sterrato! Qui ci sono dossi,
guadi, pietraie, salite e gole e tutto per ben 70 MIGLIA!! Le 20 miglia
orarie neanche le sfioravamo!! Probabilmente quella era la media
standard per jeep o pick-up, non per la nostra “fordina”!! Sempre soli…
che se buchiamo una gomma neanche con un falò indiano ci trovano!! Le
uniche 2 macchine che incrociamo sono 2 mega pick-up super ammortizzati
che ci riempiono di sabbia. A parte questo ci siamo divertiti come
matti! A metà strada io ero morta, ho ceduto la guida allo Ste e son
pure riuscita ad addormentarmi tra quei salti da quanto mi ero sfinita!
Arriviamo alla diga del Glen Canyon e ammiriamo dall’alto il Lake Powell,
il secondo più grande lago artificiale al mondo. Alle 16.00 circa (con
l’ora del fuso, ora siamo in Arizona) al Best Western di Page e ci
fiondiamo in piscina… che anche oggi abbiamo dato! Dopo la visita ad un
centro commerciale scegliamo per cena una steak house terrazzata con
vista lago e tramonto e felici e satolli andiamo a letto.
11° GIORNO
Lun. 10 ago: La meta di oggi mi eccita molto, la mitica Monument Valley!!
Io sono cresciuta giocando agli indiani e ai cowboy e guardando i film
western girati proprio qui, e ora ci siamo!! Arriviamo verso le 12.00
(oddio qui siamo ancora in Utah con +1h di fuso). La Monument, proprietà
degli indiani Navajo (quindi il pass valido per gli altri parchi non si
può usare…), si visita in auto attraverso una sterrata di 14 miglia e di
tanto in tanto si scende a far qualche passo, caldo permettendo. Anche
oggi la nostra destinazione risponde alle aspettative così senza
accorgersene giriamo un paio d’ore in mezzo a questi monumenti sacri..
Nel frattempo la perturbazione del Bryce ci aveva seguito tanto che in
lontananza si vedevano nuvoloni e pioggia; noi avevamo già concluso il
tour e ce ne siamo andati soddisfatti mentre la pioggia iniziava a
scrosciare per la delusione dei turisti pomeridiani che probabilmente si
saranno giocati delle belle foto! Tempo a parte è meglio fare le visite
al mattino, che c’è molta meno gente in giro in quanto i tour
organizzati affrontano i viaggi di mattina e per il resto i pigroni che
si prendono a letto sono tanti (..però se penso quanto poltriamo di
solito io e lo Ste a casa e qui ci siamo sempre alzati come le
allodole!!)
Ma il bello non è ancora finito.. Non avendo trovato posto da dormire a
Kayenta, l’unica cittadina nelle vicinanze della Monument, avevamo
prenotato direttamente a Mexican Hat, più a nord-ovest. Fortunatamente,
altrimenti non avremmo visto altri posti stupendi!! Infatti Dopo aver
preso possesso della camera ci dirigiamo a nord sulla US 163 e
contempliamo la roccia a forma di sombrero invertito da cui questo posto
prende il nome (ci ho messo un po’ a capire che era quello il sombrero a
dir la verità..) poi lo Ste si incaponisce per salire su un punto di
osservazione chiamato Point Muley, su e sempre più su. Imbocchiamo la US
261 e la strada si fa sempre più stretta e ripida fino a diventare
sterrata. Io non voglio perdermi il tramonto, magari sulla Monument...
Inizio a lamentarmi, lo Ste fa finta di non sentire, io mi incavolo
ancora di più… le solite mie manfrine! Questa volta la sua insistenza
viene premiata, infatti il panorama è eccezionale: si vede la valle in
lontananza e spazi sconfinati, il tutto come sempre, e sottolineo, in
solitudine col solo rumore del vento. Qui mi sono sentita in paradiso…..
questi momenti sono così rari nella nostra esistenza che ti resta per
sempre il ricordo di quello che hai provato!!! E ragazzi con la
compagnia giusta è proprio tutto perfetto!!
Il nostro motel è piuttosto isolato così ceniamo nel ristorante
adiacente, l’ambiente è retrò con foto autografate sulle pareti,
richieste di taglie incorniciate, perfino l’annuncio del funerale di
Billy the Kid. Ci portano la limonata in grandi bicchieri di plastica, i
Navajo Tacos, che sono delle enormi focacce con sopra chili, formaggio,
fagioli, mais e tanta tanta cipolla! Burp! Poi baci appassionati!!
12° GIORNO
Mart. 11 ago: Si parte di buon’ora, guadagniamo l’ora persa del fuso e
arriviamo al Grand Canyon verso le 15.00. L’altra volta che ci ero stata
arrivavo da sud (Highway 64 Las Vegas/Flagstaff/Williams) e da lì ti si
spalanca davanti all’improvviso in tutta la sua grandezza. Arrivando
dalla Monument Valley e cioè dalla East Entrance Station invece ti
“acclimati” un po’ alla volta perché ci sono dei vari punti da vista che
ti iniziano a quello che sarà poi lo spettacolo. Inoltre arrivando di
pomeriggio abbiamo trovato il mondo intero, addirittura non abbiamo
nemmeno trovato un buchino da parcheggiare al Mather Point, una delle
principali viste del Canyon, da quanta gente c’era.. il caldo… qualche
screzio di coppia.. Insomma l’impatto questo giro non è stato dei
migliori. Hanno costruito anche un mega visitor center con tanto di
museo, visite guidate e shop che a prima vista non mi è parsa una
trovata geniale ma solo un mezzo per attirare ancora più gente e rendere
turistica questa meraviglia della natura. E pure si devono prendere gli
shuttle bus per accedere a certi punti panoramici, tutte cose che 5 anni
fa non c’erano!! Che casino!! E pensare dove eravamo ieri!! Cavoli
quanto può influire l’impatto se penso che l’altra volta la vista del
Grand Canyon mi ha lasciato dei penotti sulle braccia paurosi!!! Abbiamo
prenotato al Bright Angel Lodge che è in una posizione splendida dato
che si affaccia sul Canyon, lasciamo giù i bagagli e prendiamo l’odiato
shuttle bus che ci porta a osservare i punti più ad ovest. La situazione
inizia a migliorare nettamente, anzi forse è meglio che si usino gli
shuttle ecologici al posto delle auto, c’è meno caos.. la gente si perde
in tanto spazio io e lo Ste riprendiamo a parlarci e guardarci
languidamente e passeggiando troviamo un posticino con vista sul fiume
Colorado dove ci accoccoliamo aspettando il tramonto. Le nuvole che ci
rincorrono dal Bryce stanno arrivando e ho paura che ci precludano un
tramonto con i fiocchi.. fortunatamente lo rendono anche più
suggestivo.. con tutti quei riflessi sulla roccia e sulle nubi!!
Fantastique! L’autista dello shuttle bus dice che lavora lì da 4 anni ma
che non ha mai visto un tramonto uguale! Anche oggi possiamo dirci
appagati dal gran finale!
Finite le romanticherie si passa alla parte materiale visitando
l’immancabile shop al market plaza dello Yavapai e anche se desideravamo
cenare leggeri finiamo con lo sbafarci un mega panino ripieno al chili!!
13°/14° GIORNO
Merc. 12/Giov. 13 ago: Da bravi poltroni non ci siamo alzati per l’alba
(a dir la verità io avevo già dato qualche anno fa quindi non ho molto
“insistito” con lo Ste) ma comunque abbastanza presto da ritornare ai
punti caldi dove ieri pomeriggio ci eravamo intasati con la folla e ce
li siamo visitati in piena quiete. Anche qui ti resta la sensazione che
bisognerebbe stare di più per fare qualche camminata o la discesa a
dorso dei mulo o ancora meglio il rafting sul fiume Colorado. Escursioni
del genere sono sempre organizzate e il bello è che se si vuole si può
passare la notte al Phantom Ranch proprio dentro al Grand Canyon,
raggiungibile solamente a piedi, a dorso muli o via rafting, per
rientrare il giorno dopo. Che mito sarebbe! Unica cosa oltre a essere un
po’ intrepidi è che bisogna aver buona padronanza della lingua,
soprattutto con i muli. (ah ah) Per chi non vuole io consiglio
obbligatoriamente (beh, è un po’ un controsenso..) il giro in
elicottero! E’ un po’ caro ma in mezzora ti porta dentro le gole e
inutile a dirlo è grandioso!!
Nel pomeriggio siamo a Las Vegas, io la adoro! è una città completamente
fuori dai canoni, o la si ama o la si odia.. io essendoci stata più
volte non vedevo l’ora di mostrarla al mio amore tanto che arrivati
verso le 16.00 invece di andare subito a prendere possesso della camera
al mitico Stratosphere ho avuto la brillante idea di infilarmi diritta
nella Strip per fare un tour dei mega alberghi! Risultato: un traffico
pazzesco, siamo stati imbottigliati tra un semaforo e l’altro per più di
un’ora, lo Ste era stanco e nervoso, io stanca e in colpa tanto che ho
quasi preso (più preso che quasi) un senso unico contromano.. Alla fine
siamo arrivati all’albergo dove il rumore delle slot e soprattutto la
mega piscina e l’idromassaggio ci hanno riportato alle condizioni
ottimali per affrontare la lunga notte!!!
Las Vegas è famosa oltre che per le attrazioni varie e le sale da gioco,
per il cibo economico ed abbondante, soprattutto ai buffet. Ce ne sono a
tutte le ore (breakfast, brunch, lunch, dinner) e si trova di tutto, si
rischia di far magari un po’ di coda nelle canoniche ore pasti, ma basta
andare un po’ prima o più tardi. Non perdetevi il buffet serale di pesce
al Flamingo. Inutile dire che nei due giorni che abbiamo passato abbiamo
mangiato come maialini!! Abbiamo inoltre fatto trekking tra i vari
alberghi (prendetevi le guide che trovate in camera o nelle hall, lì si
trova di tutto, gli orari dei buffet, le attrazioni dei vari alberghi
con indicate quali sono a pagamento e quali no, così non rischiate di
perdervi nulla)
Nei due giorni fatti non sono riuscita a mostrare allo Ste la zona
vecchia di Las Vegas dove la città è nata con la Freemont Experience (la
Freemont street è stata coperta da una paratia che la sera si anima di
immagini), il Golden Nugget con la pepita d’oro più grossa al mondo,
l’insegna del cow boy simbolo di Las Vegas… vabbèe.. prossima volta! PS:
anche se sarà difficile non farsi coinvolgere, non provatevi a non
giocare con le slot o al tavolo verde.. a me una volta è andata moolto
bene! Ma anche se ciò non fosse è comunque divertente! La sera presi più
che mai dai videogiochi, pensando di entrare in un’attrazione ci siamo
sparati per intero il film Matrix Reloaded; risultato Warner Cinemas
nascondetevi, ma comunque siamo stati bloccati dentro al cinema più di
due ore perdendoci un buffet! Insomma! Non va bene!!
15° GIORNO
Ven. 14 ago: si va a Los Angeles, non prima di essere passati per l’Hard
Rock hotel, un po’ fuori dalla Strip, e soprattutto all’Hilton Hotel a
provare lo Star Trek Experience, fortemente consigliato dalla Chikka
(vedi link) Lo Star Trek si è fatto pagare ben 39 US$, bella
l’ambientazione, un patito della serie si sbrodola a vedere tutta la
cronistoria del telefilm con tanto di cimeli, armi e maschere originali,
ma l’attrazione vera e propria non è un granché, per capirci sembra un
po’ il Ritorno al Futuro degli Universal Studios un’attrazione un po’
datata e cioè un’astronave sulla quale sali e vieni sballottano mentre
sul mega schermo davanti a te proiettano immagini con lo spazio e
asteroidi che ti piovono addosso dandoti l’impressione di viaggiarci
dentro. La proiezione non è delle migliori, è sgranata e inoltre noi ci
avevamo dato detro a colazione per festeggiare l’addio da Las Vegas
superabbuffandoci al nostro hotel! Quando hanno smesso di sbatocchiarci
io ero di colorito grigio-verde e mi sentivo il mix dolce-salato della
pancetta mista brioche mista patata mista gelato.. che dallo stomaco
cercava di fare free climbing verso i piani superiori.. mica bello!!
All’uscita l’immancabile e superfornitissimo shop (per una cifra
pazzesca ti davano anche il tuo fotomontaggio assieme all’equipaggio
dell’Enterprise-tenetevi tutto) e “Via da Las Vegas”!
16° GIORNO
Sab. 15 ago: Oggi Universal Studios! Li avevo fatto a Orlando e non
vedevo l’ora di bissare qui, anche perché sono una patita di effetti 3D
che qui in Italia fan fatica ad arrivare! Gli Studios sono all’interno
dell’ Universal City, una città dei divertimenti vera e propria dove si
può andare quando si vuole anche solo per prendersi una birra, mangiare
una pizza o andare al cinema, un bel posticino per i giovani insomma.
Entriamo ed iniziamo con l’attrazione di Shreck, novità in 4D e anche lo
Ste ne esce contagiato. Passiamo poi al sempre verde Terminator 3D.. la
cosa che mi piace è che prima di entrare nelle attrazioni vere e proprie
ti “ambientano” all’attrazione, in questo caso ci fanno credere che
siamo ad una dimostrazione di un mondo futuristico quando invece è una
trappola! Backdraft è una ricostruzione molto reale di un incendio..
ovviamente ti ci trovi in mezzo; Back to the Future attrazione
vecchiotta ma pur sempre d’effetto, Jurassic Park, una figata, ci hanno
bagnato in tutte le salse, lo Ste era in esterno, veniva annaffiato di
continuo e continuava a ripetere “Bastardiii!!”, io ovviamente
continuavo a ridere e urlare come un’invasata… La Mummia, è tipo la casa
delle streghe tu entri a piedi e il panico è assicurato! Ci sono pure
degli attori camuffati pronti a terrorizzarti... peccato che davanti
avevo delle adolescenti che gridavano più di me..
Come spettacoli è da vedere innanzitutto Water World con attori veri
anzi stuntmen che fanno acrobazie a non finire più i classici fuochi,
fiamme e scoppi di cui gli americani sono esperti (pensate che alla fine
crolla in acqua un aereo..) e il musical Spiderman Rocks. Carino anche
Special Effect, dove ti svelano gli effetti speciali dei film ovviamente
coinvolgendoti a modo loro.
Ah dimenticavo, da non perdere assolutamente lo Studio Tour, dove su un
trenino vi porteranno a vedere i luoghi dove sono stati girati film
famosi come Psico, Hulk, Ritorno al Futuro, Lo squalo…, e tra un set e
l’altro potete restare vittima di qualche terremoto, assistere a qualche
alluvione o attacco vampiresco..
All’uscita panico.. dovè la macchina?? Giriamo un po’ ripartendo
dall’entrata per rifare la strada dall’inizio ma niente, è troppo
grande.. fra macchine posteggiate a destra, manca, piani interrati e
rialzati siamo come due zombi con cappellini e coca che guardano
spaesati in tutte le direzioni. Ecco cosa serviva quel tagliandino che
ci hanno dato all’inizio da completare con il nr. del settore e il
piano.. noi lo avevamo lasciato in macchina, ovviamente ben compilato si
intende!! Panico fino a che non ci viene l’idea di provare a schiacciare
il pulsante d’allarme e allora.. un suono familiare si ode .. dal primo
piano (ma non era al piano terra? Boh!) il famigliare “bipp” ci
risponde.. arriviamo piccola!!!
Ste barbone…
17° GIORNO
Dom. 16 ago: oggi si girovaga per la città. Si passa per la semi deserta
Beverly Hills e Rodeo Drive (peccato tutti i negozi sono chiusi, mi
sentivo in vena di shopping..) e poi si va a fare un giro alla City a
vedere qualche grattacielo. Anche la city è deserta visto che è
domenica, però ci imbattiamo nel terzo set di film (ieri ne avevamo
visti due a Hollywood) e fotografiamo la scena clou, cioè un distinto
signore vestito in completo grigio con cravatta che si lancia da un
grattacielo. Ovviamente sorretto da una corda ma il tutto è molto
realistico! Ci dicono che è un telefilm di avvocati. Peccato non servano
comparse, eravamo ben disponibili! Nel primo pomeriggio andiamo a
rinforzare la nostra abbronzatura a S. Monica. Ecco dove sono tutti! A
fatica parcheggiamo, si vede che è domenica! Dopo un giretto riprendiamo
la macchina e scendiamo a Venice Beach. Qui il casino è sempre uguale,
ma il posto è pittoresco con tutti i negozietti, gli artisti di strada,
i localini... vi assicuro che domani qui sembrerà un mortorio con
silometri di spiaggia semi deserta! Restiamo un po’ a prendere il sole e
proviamo a fare un bagno, ma l’acqua oceanica è gelida ci limita e non
ci resta che saltare le onde. Torniamo per cena con la voglia di
mangiare giapponese. Lo Ste aveva già puntato un locale quando eravamo
stati all’Universal City. Il posto era a buffet e chiudeva alle nove.
Noi da bravi italiani essendo arrivati praticamente all’orario di
chiusura, ci è stato detto di sbrigarci a scegliere tra le varie
pietanze… e non avendo afferrato bene la cosa in quanto continuavamo a
vagare tra una portata e l’altra indecisi, quando siamo tornati al
tavolo avevano ben pensato loro di metterci da parte le pietanze calde.
Risultato: 2 tavoli pieni di piatti, tra cui aragoste (visto che eravamo
gli ultimi avevano svuotato la pentola) e pesci vari, sushi, tempura,
macedonia, omelette dolci panna e fragole, pasticcini vari!!
18° GIORNO
Lun. 18 ago: Sveglia presto tanto per cambiare, perché oggi c’è il gran
finale a Disneyland. Anche se è locato fuori Los Angeles all’opposto di
Hollywood dove siamo alloggiati, con il percorso fatto con l’utilissimo
mapquest in 45 minuti arriviamo. L’organizzazione è impeccabile come al
solito, al parcheggio ci danno il solito tagliandino da compilare con il
settore del parcheggio e il numero (noi siamo da Pippo in inglese Goofy)
e questa volta non lo lasciamo in macchina..
Il parco è in costante crescita tanto che è affiancato da un altro
adiacente, il California Adventure, ma entrambi richiedono 1 giorno a
testa. Io presa dall’euforia rischio di pagare 90 US$ a testa per tutti
e due i parchi, poi entriamo e ci buttiamo nella mischia. Coda e vai,
fino a sera!
Da non perdere le seguenti attrazioni:
Tomorrowland: Honey I shrunk the Audience (3D molto divertente) e le
Space Mountain (che però riapriranno nel 2005 porcazzozza!!!);
Fantasyland: Matterhorn Bobsleds (una specie di trenino che va sui
ghiacciai ad alta velocità, urlo libero);
Frontierland: Big Thunder Mountain Railroad (treno di minatori che
viaggia all’impazzata!);
Adventureland: Indiana Jones Adventure (è troppo forte, si monta su un
jeepone e succede di tutto..) e la Jungle Cruise (tranquillo giretto in
barca, per digerire le emozioni più forti o il panino…);
Critter Country: Splash Mountain (moolto fichi, tipo i tronchi di
Gardaland che ovviamente sono una brutta copia)
New Orleans Square: Pirates od the Caribbean (merita, merita, merita!
giro sotterraneo su vascello tipo i pirati di Gardaland …vedi sopra) e
la Haunted Mansion (la casa stregata, veramente simpatico..)
Col biglietto c’è la possibilità ogni paio d’ore di bypassare la coda su
qualche attrazione, basta infilarlo su delle macchinette che trovate
all’entrata di molte attrazioni. Usate questa possibilità per i Tronchi
(Le Splash Mountain) che è l’attrazione più gettonata ma anche più lenta
visto che ogni tronco contiene max fino a 6 persone e la coda può
arrivare fino a tre ore..
La sera siamo stremati, meglio così non pensiamo al rientro, quindi ci
dirigiamo verso l’albergo prenotato vicino all’aeroporto.. sigh
19° GIORNO
Mart. 19 ago: E finita la nostra vacanza a due!! Il primo pensiero
riguarda lo sviluppo delle foto perché solo con quelle in mano si può
provare a spiegare la bellezza dei luoghi e delle emozioni provate.
Il secondo, almeno per la sottoscritta, è quello di pensare al prossimo
viaggio..
LINK: (ovviamente oltre turisti per caso)
www.americaonntheroad.it è il primo che consiglio anche se io l’ho
scoperto poco prima di partire e l’ho “sfruttato” solo per le cartine
che mi mancavano.
Molto buono per consigli generali ma soprattutto su uso dell’auto,
segnaletica stradale, documenti e varie (io non mi dilungo su ciò ma
sono cose estremamente importanti) è il sito
www.menichella.it/viaggi/usa/link.htm anche se c’è da dire che il
proprietario non si può contattare in quanto non ha tempo per rispondere
ad eventuali chiarimenti o curiosità.
www.kikka.net anche qui trovate tante informazioni utili soprattutto sui
posti dove mangiare e accattare souvenirs.. la kikka è stata parecchio
tempo negli States, quindi può dire qualche cosa in più rispetto a chi
fa solamente qualche viaggetto di piacere.
Fiorella e Stefano
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