| IL DIARIO DI GABRIELE E ANDREA | |||
A caccia di tornado tra Texas e North DakotaUn'incredibile avventura a contatto con la natura nelle grandi pianure americanePer vedere tutte le fotografie e i blog di caccia: www.thunderstorms.it4 maggio 2007, sono da poco passate le dieci di sera, ormai è buio: pochi minuti e Greensburg, una cittadina del Kansas centrale, viene rasa al suolo da venti che soffiano fino a 370 km/h nel tornado più violento degli ultimi otto anni. Il tornado viene valutato di grado EF5, al massimo livello della scala di intensità utilizzata per classificare questo genere di fenomeni. Eppure, la probabilità che un forte tornado colpisca una cittadine è piuttosto remota! I tornado sono tra i
fenomeni naturali più violenti al mondo ma allo stesso tempo sono
estremamente affascinanti e in grado di trasmettere incredibili emozioni. Partiamo da Venezia e Milano, suddivisi in due team, con tutta la strumentazione necessaria per questo genere di caccia e con la consapevolezza di poter vivere delle grandi emozioni. Per cacciare i tornado non si può essere degli sprovveduti e occorre avere delle buone esperienze alle spalle. Per questo nel nostro gruppo ci sono meteorologi e gente che qui ci viene ogni anno dal 2003. Il gruppo è in ottime mani, dobbiamo solo incrociare le dita.
Atterriamo ad Oklahoma
City il 5 maggio, 24 ore dopo il disastro di Greensburg; l’atmosfera è
ancora calda e umida e quando usciamo dall’aeroporto ci sembra di entrare
in una giungla tropicale. La situazione meteorologica infatti è ancora ad
alto rischio, le tv locali non fanno altro che trasmettere continuamente
avvisi di allerta tornado, le immagini radar commentate da anchor-men e
meteorologi vengono rimbalzate in continuazione sugli schermi televisivi.
Qui non si scherza, con i tornado si rischia la pelle. Nei primi giorni di maggio abbiamo la possibilità di toccare con mano la devastazione che un tornado è in grado di provocare. Un senso di sgomento, perdizione e vuoto ci attanaglia quando entriamo in quel che rimane della cittadina di Greensburg, accompagnati da un amico conosciuto poche ore prima, una persona che qui ha perso tutto, dalla casa all’automobile. Guidati da Scott, questo il suo nome, percorriamo quella che non è più una cittadina ben tenuta con i viali alberati e le belle casette in legno; procediamo fino alla strada dove sorgeva la sua abitazione. Prima che le ruspe rimuovessero le macerie dalle strade, era persino impossibile riconoscere le singole vie e i luoghi familiari. Ora non è rimasto più nulla, per orientarsi si usano dei cartelli con i nomi delle strade dipinti a mano, ma a ben poco servono, oramai tutto è un immenso ammasso di detriti con qualche effetto personale che spunta qua e là, accanto ad alberi privati scartocciati e autoveicoli capovolti. Una bandiera a stelle e strisce sorge tra le macerie ad indicare che i 1300 sopravvissuti hanno perso quasi tutto, ma non la forza di ricominciare, sostenuti dalle persone che sono giunte in questo sperduto angolo del Kansas per dare una mano e dal lavoro delle squadre d’emergenza. Il grande outbreak del 4 e 5 maggio (145 sono stati i report sui tornado che hanno toccato terra in questi due giorni) non affievolisce le nostre speranze di caccia, anche se dentro di noi sappiamo che ci aspetta un “periodo di tregua”; questo genere di eventi obbedisce ad una legge di ciclicità. Il programma per i nostri due team prevede una permanenza di venti giorni nelle grandi pianure, c’è quindi tutto il tempo necessario. Così spendiamo la prima parte del mese di maggio nel sud-ovest cacciando delle squall-line tra Texas ed Oklahoma, strutture di temporali che si dispongono lungo delle linee e che producono delle nubi incredibilmente fotogeniche a forma di cuneo, conosciute da chi mastica un po’ di meteorologia, come shelf-cloud.
Queste caccie iniziali sono comunque utili, servono a “sgranchire le gambe”, mettere a punto tutta la strumentazione e affiatare i due team. Trascorriamo le giornate seguenti percorrendo centinaia e centinaia di miglia tra Texas, Oklahoma, Kansas, Nebraska, South Dakota, Colorado, New Mexico, Wyoming, Montana e Nord Dakota. Nel nostro peregrinare abbiamo comunque la possibilità di perderci negli sconfinati orizzonti delle Great Plains ed emozionarci davanti allo spettacolo delle Badlands al tramonto. Riusciamo a visitare anche Monte Rushmore (quelle dei presidenti scolpiti sulla roccia), l’enorme monumento dedicato al capo indiano Cavallo Pazzo e il campo di battaglia di Little Big Horn dove il Gen. Custer subisce l’ultima cocente sconfitta da parte degli “natives”, così sono chiamati gli indiani d’america. Alla fine dei venti giorni le ruote dei nostri mezzi avranno macinato più di 12.000 km, in pratica saremo entrati ed usciamo da tutti gli stati delle Great Plains ! Ad un certo punto passata la prima metà di maggio, la natura decide di offrirci una possibilità: due giorni di vera caccia ai tornado. I modelli meteorologici
infatti confermano tale possibilità. Le mappe meteo sono il nostro pane
quotidiano; ogni mattina accanto alle fette di pane tostato e alle tazze
di caffé americano, ci sono sempre i portatili accesi e connessi alla rete
internet grazie al collegamento wireless, disponibile in tutti i motel. Così mentre c’è chi ha il
compito di tracciare la rotta, in gergo "decidere il target", ossia
scegliere l’area geografica dove nel pomeriggio-sera si prevede possa
formarsi qualche bel temporale, c’è chi ricompatta la truppa e prepara i
mezzi. A volte, quando la sera si fa tardi per rimanere più a lungo sul
campo a fotografare i fulmini, la mattina successiva qualcuno fatica ad
alzarsi, ma non c’è fretta, le sfide migliori iniziano solo nel tardo
pomeriggio, quando la convezione si organizza e dà vita ai cumulonembi più
spettacolari: le supercelle, i temporali più devastanti in grado di
sopravvivere per diverse ore e percorrere centinaia di chilometri.
Quest’anno noi vogliamo fare sul serio e non lasciare nulla al caso. I nostri mezzi, un grande furgone da otto posti e un suv 4x4 sono attrezzati con la migliore strumentazione disponibile sul mercato: ricevitori satellitari da abbinare a computer portatili e gps, che permettono di avere in tempo reale e aggiornati ogni cinque minuti, preziosi dati meteo, in primis le fondamentali informazioni che provengono dalla rete radar. Anche il ricevitore gps è indispensabile perché permette di conoscere la propria posizione rispetto alle celle temporalesche e poter quindi scegliere la strada migliore per la caccia senza rischiare. Cacciare un tornado è come
giocare una partita a scacchi dove da una parte siede un giocatore
scomodo, il temporale, che non rispetta le regole e si muove liberamente
sulla scacchiera, e dall’altra ci siamo noi, che dobbiamo attenerci
scrupolosamente alle prescrizioni del gioco, dettate dalla strategia,
dalla sicurezza e dai vincoli della rete stradale. E’ una partita
difficile, a volte estenuante, che può durare dal primo pomeriggio fino a
notte fonda e non sempre si può vincere. E’ pomeriggio e i primi
cumuli iniziano a formarsi abbastanza diffusamente nel cielo. Nonostante
l’incertezza delle ultime ore dei modelli meteorologici, la nostra
posizione sembra essere molto buona.
Mentre ci fermiamo più volte per scattare fotografie e riprendere con le videocamere, il vento caldo e umido che alimenta la cella si rinforza sempre più, la nostra strumentazione indica che le raffiche ormai hanno raggiunto i 100 km/h, la colonna d’aria ascendente assume le striature tipiche delle supercelle e lo spettacolo diventa immenso. Dalla base della supercella, grazia anche all’alta umidità presente al suolo, si abbassa una meravigliosa nube a muro rotante, la wall cloud. E’ il segno inconfutabile che la formazione di un tornado è vicina. Con i mezzi in sosta su una strada polverosa, notiamo che la zona si sta popolando di cacciatori che sfrecciano con le macchine che sembrano delle astronavi così piene di luci, antenne, parabole e diavolerie varie. Arriva anche la carovana del Doppler On Wheel (DOW), il famoso radar di Joshua Wurman montato su camion del Center for Severe Weather Research di Boulder (Colorado), con tanto di Tornado Intercept Vehicle (TIV) al seguito. Il TIV è un veicolo corazzato costruito da dei californiani che, guidato dal DOW ha l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile ad un tornado per poter acquisire importanti dati meteorologici ed effettuare preziosissime riprese video. Con loro c’è anche una troupe di Discovery Channel, stanno raccogliendo materiale per una nuova serie tv americana dedicata proprio ai cacciatori di temporali, gli storm chasers. L’impresa non è facile, i
tornado sono sfuggenti, alcuni durano solo qualche manciata di minuti e
non sempre sono intercettabili, ma soprattutto quelli più violenti vanno
tenuti alla larga, il rischio può essere troppo elevato.
Sono le 18:55, rimaniamo estasiati da tanto splendore, le raffiche sono sempre più violenti ed ininterrotte, offriamo piacevolmente i nostri corpi a questo vento caldo che ci fa sentire al centro del mondo… il tornado rimane a terra per alcuni minuti e possiamo distinguere il vortice di polvere che solleva e la nube di detriti, poi quasi improvvisamente si fa più sottile, si inclina lateralmente e si contorce su sé stesso, quasi rifiutasse il destino ormai vicino. Ancora qualche manciata di secondi e svanisce nel nulla. Questa volta “la bestia” ha toccato terra su un’area disabitata e non ha provocato fortunatamente danni. Decidiamo di abbandonare la supercella ormai in fase di decadimento, e ritorniamo sui nostri passi, giusto in tempo per inseguire un altro promettente cumulonembo che però ci regala solo un’assordante grandinata: da dentro i mezzi sembra di assistere ad un bombardamento, i chicchi impattano sul metallo della carrozzeria con dei colpi sordi e impressionanti, che per fortuna non provocano danni, se non qualche lieve ammaccatura. Ormai è buio e siamo stanchi, la convezione ha perso forza e si è trasformata in una linea di temporali. Le linee non ci piacciono… noi amiamo lo shear, la rotazione… non ci rimane altro che trovare un motel dove riposarci la notte. Domani sarà un’altra grande giornata di caccia ! Gabriele Formentini, Andrea Griffa P.S. Nel 2008 saremo di nuovo laggiù a caccia, chi vuole unirsi ci scriva! |
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