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  IL DIARIO DI GABRIELLA  
 

CHICAGO - LOS ANGELES 2006

16 luglio: Si parte!! Volo perfetto (American Airlines), nemmeno una turbolenza. All’arrivo e’ tutto magnificamente rapido (così come in partenza a Fiumicino): controllo passaporti, consegna bagagli……….incompleta: manca la mia valigia!!

Un gentile cerbero dell’AA ci informa che tutte le segnalazioni e le informazioni vanno effettuate telefonicamente e ci comunica il numero verde da chiamare appena arrivati a casa….vabbe’, faremo cosi’, anche se io vorrei gettarmi nel nastro trasportatore per andare a cercare le mie magliette, i miei pantaloncini, le mie mutandeeee!!

Appena uscita dalla zona doganale vedo le belle e  simpatiche faccie dei miei cugini siculo-americani Joe e Rose: non li vedo da quasi 20 anni, ma son sempre uguali anche se notevolmente ingrassati (meno male, non sono la sola!!).

Arrivati a casa di mia zia (simpaticissima e scoppiettante donna piena di energie) inizia la maratona gastronomica cui saremo costretti partecipare per i prossimi 5 giorni, condita da un nugolo di parenti e pseudo tali che arrivano a ondate, ci abbracciano, ci baciano, ci urlano frasi in un mix di italiano-siciliano-americano che noi immaginiamo essere frasi di benvenuto!!! Riesco a captare le espressioni stampate sui volti di Andrea e dei miei ragazzi: li avevo preparati a questa evenienza, essendo gia’ stata qui 25 anni fa, ma le loro facce, soprese e divertite, sono esilaranti.

Finita la festa siamo talmente rintronati che non riusciamo nemmeno a sentirci stanchi! Eppure sono le 22, le 5 ora italiana…abbiamo fatto l’alba! A nanna, domattina iniziamo a fare i turisti.

 

17-18-19-20 luglio: questi 4 giorni a Chicago volano tra gli imperdibili appuntamenti sulla cima della Sears Tower, lungo il Magnificent Mile (la lunga strada dello shopping griffato), al Millenium Park (un’immensa doccia a cielo aperto in pieno centro, proprio sulla Michigan Avenue, un refrigerante attrazione ideale nelle giornate più torride), sul Pier pieno di negozi e attrazioni, allo Shedd Aquarium, all’ippodromo di Arlington, …. E giri in macchina, in barca, tra un centro commerciale e un ristorante etnico (messicano, brasiliano, greco, italiano, steak house) ben carichi di energie grazie alle pantagrueliche colazioni che ci prepara la zia!

 

21 luglio: ciao zia e ciao cari cugini: grazie di cuore per tutto l’affetto e l’ospitalita’ che ci avete dimostrato in questi giorni!! Meno male che abbiamo noleggiato un minivan perche’ il rifornimento di bevande e snacks fornitoci dalla zia e’ sufficiente per sfamare e dissetare l’esercito americano!!!

Usciti da Chicago imbocchiamo l’Interstate 90 che oggi percorreremo per centinaia di miglia (560): Illinois, Wisconsin, Minnesota, South Dakota. Prateria, fattorie isolate e piccoli agglomerati di case fanno da contorno a questa lunghissima e semideserta lingua di asfalto fino a Sioux Falls, dove giungiamo verso le 19. Cena da Foley’s, bel ristorante accanto al nostro Holiday Inn Express (tutto nuovo) e poi a nanna.

 

22 luglio: altra lunga tappa fino al nostro primo National Park, le Badlands. Gia’ poche decine di km prima di arrivarci il paesaggio (finalmente!) muta presentando formazioni rocciose che vanno via via assumendo colori e forme molto particolari. All’ingresso del parco compriamo per 50 dollari l’annual pass valido per tutti i National Parks. Le Badlands sono molto belle, ma non ci lasciano a bocca aperta come altri paesaggi che vedremo. Incontriamo un cartello di avvertimento sulla possibile presenza di serpenti a sonagli….e’ il primo di una lunga serie (ce ne sono addirittura sulle colline che sovrastano Hollywood) e mi terrorizza al punto che preferisco restare in macchina ad aspettare i miei tre pazzi temerari che si avventurano lungo una passerella di legno che conduce ad un punto panoramico (in realta’ questo, come altri sentieri, son talmente battuti dai turisti che e’ molto molto difficile incontrare i serpenti, ma non si sa mai….).

Nel pomeriggio finalmente arriviamo a quella che consideriamo la prima vera grande meta del nostro viaggio: il monte Rushmore. L’impatto e’ positivo: ci avevano avvertito che i quattro visi scolpiti nella roccia, visti dal vivo, sono piu’ piccoli di quanto ci si immagini, ma sono comunque imponenti e mi suggestiona il pensiero di come si sia potuta realizzare un’opera cosi’ mastodontica!

Cena nella caratteristica cittadina di Keystone dove stazionano decine di Harley Davidson, una piu’ bella dell’altra: da ieri ne stiamo incontrando tantissime….sembra che si siano date appuntamento tutte qui!!! Chissa’ come mai?!?! Scopriremo più tardi che in questi giorni a Sturgis, non lontano da qui, si  svolge l’annuale raduno!!

 

23 luglio: prima di avviarci verso il Wyoming passiamo ancora una volta davanti al Rushmore, stamane in favore di luce, ottima per le ultime foto. Ci rechiamo quindi al Crazy Horse Memorial, un’altra mastodontica e incompiuta opera nella roccia che, una volta finita (ma quando???) raffigurera’ il profilo del grande capo indiano a cavallo, braccio e dito indice tesi ad indicare qualcosa la’ in fondo……..

Finita questa interessante visita attraversiamo il Custer National Park e poi il Windcave State Park dove riusciamo a scorgere la sagoma di un bisonte addormentato (peccato, pensavamo di incontrare a mandrie). Il pranzo nell’anonimo paesotto di Hot Springs avviene nel piu’ tipico ristorante americano che si possa immaginare, serviti dall’arzilla sgambettante di turno che oltre a noi serve il tavolo accanto occupato da un gruppo di reduci da “Villa Arzilla del Far West”: tenerissime cariatidi incartapecorite, decisamente in buona salute nonostante il trepiedi di una e la bombola ad ossigeno di un’altra (giuro! Ce l’avevo accanto…) che non mi sarei stupita se, tra un urletto e l’altro, si fossero lanciate le patatine fritte!!

Il lungo pomeriggio in auto si conclude a Cheyenne, nel Wyoming, dove fatichiamo a trovare un ristorante che ci “ispiri”….tale Sanford’s Pub che potevamo evitare dato che a fine cena, rientrati dopo 3-minuti-3 per recuperare il nuovo cappello di mio figlio (dimenticato appeso alla sedia), non lo troviamo e i giovani camerieri sembrano cascare tutti dalle nuvole!!! Avviliti ce ne andiamo in albergo per una notte che sara’ lunghissima….

 

24 luglio: alle 3 siamo tutti svegli!! Inspiegabile insonnia per me e i ragazzi, giustificata invece per Andrea che è in preda ad un febbrone che, al tatto, valuto sui 38,5-39 gradi!! Meno male che ieri pomeriggio ho comprato un antifebbrile e un antidolorifico (il beauty con le medicine è nella mia valigia smarrita!): con due compresse di tachipirina americana si riaddormenta dopo una mezz’oretta. La mattina è in forma, sfebbrato anche se sotto tono, pronto per il  grande evento del giorno: il rodeo! Alle 12.30, dopo un giro fra gli stands del New Frontier Festival, inizia la cerimonia di apertura: cavalcate coreografiche delle locali cowgirls, parata d’onore con tanto di sindaco e delegazione indiana e inno americano, mano sul cuore e cappello nell’altra, che ci emoziona e ci fa sentire un pochino americani…. Le esibizioni dei cowboys sono spettacolari: che temerari, che spericolati e che bravi rimanere in groppa a quei poveri puledri impazziti e scalcianti! Quando iniziano gli inseguimenti con presa al lazzo dei vitelli decidiamo di andarcene: mia figlia non regge alla vista di quelle bestiole saraventate a terra e incaprettate senza pietà e da sfogo alla sua rabbia con un vasto repertorio di insulti coatti diligentemente imparato a scuola….qui nessuno sembra dar retta a noi, né tantomeno capire quello che diciamo, ma è meglio non rischiare!! Dopo aver visitato il villaggio indiano (ricostruito nella zona fiera) e concluso il pomeriggio in un bel centro commerciale andiamo a cena di fronte all’hotel, Outback Steakhouse, ottimo ristorante dell’omonima catena che visiteremo altre volte nei prossimi giorni.

 

25 luglio: nuovo episodio febbrile di Andrea, subito sedato con un’altra dose massiccia di antifebbrili! Il programma del giorno prevede una lunga permanenza in macchina. Infatti, superato il confine con il Colorado, attraversiamo le Rocky Mountains, spettacolare catena montuosa che supera le Dolomiti solo per vastità, ma non in bellezza!!! Il punto più alto del nostro viaggio tocca quota 3.700 metri (mai raggiunti in vita nostra prima d’ora!!!) e a quell’altezza incontriamo marmotte, stambecchi, cervi, alci: che spettacolo! Un po’ meno il fiatone che ci assale nel rientrare in auto dopo aver fatto le foto di rito…

Attraversiamo la famosa zona sciistiva di Vail e proseguiamo ancora per un bel po’ di chilometri fino a Grand Junction dove arriviamo un po’ stanchi, ma contenti di aver visto tanta fauna. Cena in un pub vicino all’hotel e di corsa a dormire.

 

26 luglio: per fortuna oggi la tappa è breve, poco meno di due ore e siamo all’ingresso del Canyonlands National Park (Utah): il panorama che ci si apre davanti mi fa restare a bocca aperta e, forse perché è stato il primo grande colpo d’occhio spettacolare del viaggio, il ricordo di quel posto mi è rimasto nel cuore. Non ha la vastità del Grand Canyon, ma i colori e le fessure nella terra, modellate dal vento e dall’acqua lo rendono altrettanto spettacolare (e comunque si estende a perdita d’occhio!). Personalmente rimarrei lì fino al tramonto a godermi tanta bellezza, ma dobbiamo ancora pranzare (son quasi le 14.30) e quindi,  usciti dal parco, raggiungiamo Moab dove da Zac mangiamo dei giganteschi sandwiches di pollo e ottimi tranci di pizza. Andiamo poi a tuffarci nella piscina del nostro albergo (fa molto caldo) e verso sera risaliamo in macchina per andare all’Arches National Park. La salita verso il Delicate Arch si rivela per me troppo stancante, perciò cedo le mie due bottiglie di acqua ai miei tre prodi (le raccomandazioni son ben visibili nei cartelli: nelle ore calde almeno due litri d’acqua a testa!!) e torno in auto dove aspetto il loro ritorno due ore più tardi. Sono esausti, ma felici di aver visto quel colosso naturale di roccia rossa!

La cena di stasera rimarrà (purtroppo) scolpita nella nostra memoria grazie ad una soup of the day da dimenticare: minestra fredda (gelata) cosparsa di un inspiegabile trito di erbette acidule…il cameriere ci spiega, un po’ imbarazzato, che visto la giornata particolarmente calda il cuoco ha pensato di rinfrescarci con la zuppa fredda!! Vorremo mettergli il piatto per cappello, ma decidiamo di non infierire e scappiamo al più presto da quel posto per tornarcene in albergo.

 

27 luglio: niente tappa oggi, rifaremo Canyonlands e Arches per approfondire quanto tralasciato ieri, non prima di aver fatto un voluminoso bucato nella “laundry room” dell’hotel,  un bel bagno in piscina e un po’ di spesa alimentare (ieri all’Arches abbiamo dato fondo alle nostre scorte liquide).

Il Dead Horse Point è un altro gran bel colpo d’occhio: si ammira una stretta ansa del fiume Colorado, con le sue verdi rive che risaltano nel rosso delle rocce sovrastanti. Magnifico!

Per cena, onde evitare altre sorprese come quella di ieri sera, andiamo sul sicuro e torniamo da Zac dove abbiamo pranzato ieri e dove ancora una volta mangiamo bene.

 

28 luglio: lasciamo Moab (e un pezzettino di cuore tra gli Arches e Canyonlands) per giungere all’ora di pranzo a Kayenta, triste cittadina a 20 km dall’ingresso della Monument Valley: i nativi del posto (indiani) sono seri, quasi un po’ seccati e la cameriera-squaw del ristorante del nostro hotel viene prontamente soprannominata “Balle girate” !!

Nel primo pomeriggio siamo alla Monument Valley e prenotiamo un tour con Alex, un simpatico (l’unico sorridente) nativo che con uno sgangheratissimo furgoncino panoramico ci scarrozza per quasi 3 ore in giro per questi sentieri fascinosi percorsi chissà quante volte da John Wayne! La magia del posto è al culmine quando, seduti in un anfiteatro naturale di roccia dalle pareti altissime, Alex e un suo compare intonano col flauto e con la voce una tipica nenia indiana mentre il vento caldo fa da sottofondo musicale alla loro melodia. Bello, il tour nella valle ci piace anche se il luogo nell’insieme è un po’ triste.

La sera, dopo una doccia per levarci di dosso quintali di sabbia rossa incamerata con l’allegra guida di Alex (siamo fortunati a non esserci cappottati!) ceniamo in hotel, questa volta serviti da un ragazzo un po’ più cordiale di “Balle girate”…

 

29 luglio: dopo la miglior colazione fatta fino ad oggi (a parte quelle della zia!) partiamo alla volta del Grand Canyon che raggiungiamo dopo aver attraversato il Painted Desert. Il colpo d’occhio al primo view point è fantastico: come a Canyonlands vorrei chiedere ai miei cari di essere lasciata lì per essere recuperata solo dopo il tramonto, ma non credo che gradirebbero una simile richiesta… così percorriamo tutta la strada del South Rim, fermandoci ad ogni view point, sempre più spettacolari fino a raggiungere il culmine nell’ultimo, il Grand Mother Point, dove però rischiamo seriamente di essere calpestati da orde di minituristi giapponesi invasati che si riversano a centinaia sbucando non si sa da dove!!

Prima di cenare a Tusayan, cittadina fatta di niente se non di hotel e motel, assistiamo presso il National Geographic Visitor Center alla proiezione in I-Max di un film sulla storia del Grand Canyon: favoloso!!!

 

30 luglio: contrariamente a ieri, il Red Feather Lodge ci offre la peggior colazione mai vista (niente latte, solo merendine confezionate e caffè!!) perciò andiamo in una Pancake House lì vicino dove mangiamo ottimamente.

Quindi iniziamo il viaggio alla volta di Las Vegas dove arriviamo verso le 14 dopo aver superato la diga Hoover, mastodontica opera ingegneristica che sbarra il percorso del Colorado formando il lago Mead.

Appena arrivati in hotel ci “scontriamo” con la chiassosa e colorata (anche un po’ rintronante) realtà di questa folle città: pranziamo in un simpatico ristorante anni ’50 (stile “American Graffiti”) dove i camerieri a turno si esibiscono dal vivo cantando, con magnifiche voci, canzoni del miglior repertorio swing di quegli anni. Quindi, considerati i circa 40 gradi che ci sono fuori, decidiamo di aspettare il tramonto al nono piano di un’ala del nostro hotel, dove c’è una bella e grandissima piscina.

All’ora di cena ci tuffiamo di nuovo, questa volta nel fiume umano che scorre sulla Strip, la strada principale e percorriamo lentamente qualche centinaio di metri fermandoci ad ammirare i mega hotels e le colossali ricostruzioni di città europee. Mangiamo all’Outback, seduti al primo piano accanto alla finestra da cui osserviamo la città e le sue follie.

Verso mezzanotte, messi a letto i ragazzi che sono esausti, Andrea ed io scendiamo al casinò: la fortuna dei principianti esiste davvero perché alla roulette vinco 100 dollari facendo 4 pieni in poco meno di mezz’ora!! Non sono capace di osare ed è un peccato. Con la fortuna che mi ritrovo stasera se avessi puntato tutti i 100 dollari su un unico numero sarebbe sicuramente uscito quello!!! Ma, oltre al fatto che ormai è l’una passata, seguo il detto del “chi si accontenta gode” e perciò, incassati i 100 dollari, ce ne andiamo a dormire

 

31 luglio: stamane relax. Ottima colazione alla Pancake House accanto allo Stratosphere Hotel, lavanderia e salita sulla torre del nostro hotel, la Stratosphere Tower da cui si gode un gran bel panorama.Dopo pranzo andiamo al lago Mead, visto ieri, che ci aveva colpito per la presenza di una grande spiaggia e tante barche, ma la quasi tempesta di vento che ci assale appena proviamo a scendere dall’auto ci fa desistere e pertanto torniamo a Las Vegas dove risaliamo al nono piano del nostro hotel per un altro bagno in piscina.

Stasera approfondiamo la conoscenza con il Caesar Palace e il Bellagio, in particolare il lago con i suoi giochi d’acqua a suon di musica, quelli che fanno sognare Clooney, Pitt & Co. alla fine di “Ocean’s eleven”…E’ tutto bello, grandioso, molto kitch, ma sicuramente di grandissimo effetto!

 

1 agosto: nonostante la meta odierna sia la California, quando lasciamo Las Vegas siamo un po’ tristi. Sentiamo avvicinarsi il giorno della partenza e anche se abbiamo tante belle cose da fare a San Diego e Los Angeles sentiamo già la malinconia della fine delle vacanza.

La Interstate che da Las Vegas porta a San Diego è trafficatissima: a parte una sosta a Calico, una ghost town sorta su quel poco che resta di un’antica città mineraria, il viaggio prosegue monotono. L’hotel di San Diego (Comfort Suite a Mission Valley) è delizioso: ci rilassiamo un’oretta tra piscina e camera quindi ceniamo nell’Outback poco distante. Prima di andare a dormire facciamo un giro in macchina, arrivando fino al leggendario Hotel del Coronado, sull’omonima isola nella baia di San Diego. Questa città ci da l’impressione di essere giovane, ricca, frizzante, ma purtroppo non avremo il tempo per approfondirne la conoscenza.

 

2 agosto: oggi è Sea World!! Il tempo fortunatamente è magnifico e, tra spettacoli, attrazioni e divertimenti, passiamo allegramente la giornata fino al nostro rientro in hotel, bagnati fradici perché l’ultima discesa in gommone per le finto-rapide ci ha inzuppati proprio bene!!

Cena nella deliziosa old town, al Bazaar del Mundo, dove in piena atmosfera messicana, mariachi compresi, passa allegramente la serata.

 

3 agosto: ultima tappa del nostro viaggio!! La malinconia ormai ci pervade senza sosta, anche il tempo sembra partecipare alla nostra tristezza e piove fitto fitto…. Vista la situazione meteo decidiamo di partire subito per Los Angeles dove arriviamo dopo quasi 3 ore: il traffico è quello della tangenziale di Milano o del Raccordo Anulare di Roma alle 8 del mattino…..!!!

Finalmente arriviamo a Beverly Hills: ha smesso di piovere, così dopo la passeggiata d’obbligo sulla Rodeo Drive e un buon sandwich di tacchino, andiamo a Hollywood: i ragazzi, ovviamente, si divertono a leggere i nomi impressi sul marciapiede della Walk of Fame mentre Andrea si rinchiude da Virgin da dove, dopo più di un’ora dobbiamo schiodarlo per andare in albergo! Molto carino il nostro hotel (Holiday Inn – Beverly Garland’s Universal Studios), a 5 minuti dagli Universal Studios.

Per cena scegliamo Santa Monica: una bella passeggiata sul lungomare sarà piacevole…. peccato che tira un vento gelido che ci taglia le orecchie!!! Così riusciamo solo a correre dalla macchina al ristorante sul molo principale e viceversa, fa troppo freddo.

 

4 agosto: Universal Studios: alle 10 siamo già dentro e ci rimarremo fino a cena! D’altronde per i ragazzi è divertentissimo e li accontentiamo ben volentieri.

Siamo a Hollywood, dentro gli studios, nella patria del cinema e della tv e quindi….. appena entrati, finalmente, incontriamo un personaggio noto: non è Pippo Baudo, non è uno dei miti televisivi di Disney Channel che tanto affascinano mio figlio, non è Brad Pitt (mia figlia l’ha già visto a Roma l’anno scorso e qui cerca disperatamente Johnny Depp!), ma è un presentatore tv, tale Jay Leno, conduttore di uno dei talk show più famosi d’America e che seguo con tanto divertimento su Sky. L’unica ad essere veramente contenta sono io perché lo trovo esilarante (e di persona ancor più brutto….)!!

 

5 agosto: il risveglio dell’ultimo giorno ci pervade di amarezza, tristezza, malinconia…al punto che non abbiamo quasi voglia di far nulla!! Chiudiamo svogliatamente i bagagli, cerchiamo un ufficio postale per spedire le poche cartoline scritte ancora a Chicago (meglio tardi che mai…ma vi giuro che negli USA trovare i francobolli per l’estero è quasi una mission impossible!) e, scartata l’idea di andare a prendere il sole a Santa Monica (la strada è completamente bloccata dal traffico! Evidentemente anche loro il sabato fanno le gite fuori porta…) bighelloniamo tra un centro commerciale e un ristorante fino a tornare a Hollywood: Andrea l’altro giorno non ha comprato abbastanza dischi (!!!) e, di conseguenza, mentre lui sceglie altri cd io vado a comprare una valigia perché immagino che quelle che abbiamo non basterenno a contenere tutto.

Svuotato il negozio della Virgin, mestamente ci rechiamo nella zona dell’aeroporto dove salutiamo per sempre la nostra super automobile: riconsegnata alla sede della National  andiamo nell’albergo che ci ospiterà per questa breve ultima notte: la sveglia la punteremo alle 3.50!!

Buonanotte….e sigh!

 

6 agosto: come automi svolgiamo i nostri compiti in silenzio, alle 4.30 la navetta dell’hotel ci conduce in aeroporto dove in un’oretta sbrighiamo le formalità senza nessun intoppo. Rapida colazione prima di imbarcarci per Chicago da dove, dopo 3 ore di attesa passate a mangiare l’ultimo hamburger (gli ometti) e pietanze cinesi (le femminucce) partiamo per Roma dove dopo un altro ottimo volo atterriamo alle 7 di mattina del 7 agosto. E’ finita, ci porteremo nel cuore per sempre questa esperienza così ricca di immagini, di gente, di affetto. Grazie America per averci trattato così bene! Che viaggio, che storia…c’è stato pure il lieto fine!! Ebbene sì, il 26 luglio dall’American Airlines hanno telefonato a mio cugino a Chicago per avvertirci che la mia valigia era stata ritrovata intatta!!!!! Mi è stata restituita a Roma il 3 agosto. Arrivederci a luglio 2007!

Gabriella