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  IL DIARIO DI LILIANA E SERGIO  
 

VIAGGIO NEL WEST USA

San Francisco, Carmel, LosAngeles, San Diego, Grand Canyon, Page (Antelope, Horse Shoe Bend, Lake Powell), Monument Valley, Canyon de Chelly, Moab (Arches, Dead Horse Point), Capitol Reef, Bryce, Las Vegas, Death Valley, Parco delle Sequoie, Yosemite, Sonora, Columbia State Park, Wine Country, da Fort Bragg a Bodega Bay

Dal 16 maggio al 7 giugno 2007

Mercoledì 16 maggio 2007

Programma del 1° giorno: Italia/Parigi/San Francisco Partenza dall`Italia con volo Air France

Dopo una preparazione durata mesi questa mattina finalmente si parte. Davide (figlio) ci accompagna in aeroporto alle sei. La giornata a Genova è splendida. Sergio come il solito è agitato, manco a dirlo. Da Genova si parte con circa 10 minuti di ritardo, quindi salendo chiedo se avremo problemi per la coincidenza per San Francisco. Mi rassicurano. Atterrati a Parigi (tempo brutto, ha piovuto) il pilota informa i passeggeri diretti a S.Francisco di rivolgersi allo staff prima di scendere. Ed, in effetti, abbiamo la sorpresa di un autista dell’Air France che ci spetta ai piedi della scaletta dell’aereo e ci accompagna con un minivan al terminal giusto, che è piuttosto lontano. Bello! Gradita sorpresa. In realtà poi l’aereo parte con circa 30’ di ritardo però è andata benone così.

Ho l’impressione che gli aerei si restringano sempre di più. Per alzarsi da posto sono necessarie grandi manovre. Come di consueto ti rimpinzano di ciò che a bordo è chiamato cibo (ho l’impressione lo facciano per far passare il tempo), quindi ci sono da compilare i moduli per immigrazione e dogana, certo che il volo è proprio lungo, soprattutto viaggiando di giorno, quando non hai sonno e, almeno questo vale per me, non riesci a dormire. Finalmente si arriva! Le pratiche per l’immigrazione sono meno peggio di quanto ci si aspettasse e, visto che il bagaglio l’avevamo con noi, in un attimo siamo fuori. Prendiamo la BART. Comoda, veloce ed economica ($ 5,15 a testa). Ci lascia in Powell Street, a due passi dal nostro hotel. Posiamo i bagagli, facciamo una doccia veloce e ci fiondiamo fuori. Senza parere, buttiamo un occhio alla Dollar, che è a circa 200 metri dall’albergo, diretti in Union Square. Siamo un po’ stanchi (ora locale 13, per noi italiani 22) e quindi decidiamo per oggi di non camminare troppo ma di farci condurre dai mezzi pubblici. Alla stazione di Powell c’è un Visitor Centre. Prendiamo una mappa della città, con indicati anche i mezzi pubblici, una guida in italiano (Chaperon) con indicati percorsi, luoghi d’interesse ed altre informazioni utili. Compriamo l’abbonamento (Muni Passport) ai mezzi cittadini per tre giorni ($ 18 a testa), quindi ci avventuriamo per la città.

Prendiamo la linea 5 fino a Presidio e di là il 28 che ci conduce al Golden Gate Bridge. Bello!!! La giornata è bellissima, limpida anche se molto ventosa e la vista del ponte ci sveglia, in modo da poterlo ammirare anche passeggiandoci sopra! E pensare che questa mattina eravamo ancora a casa!

Riprendiamo poi il filobus, è una linea lunghissima, che ci dà modo di ammirare la città durante il tragitto. E’ molto bella, verde in abbondanza, casette dall’apparenza monofamiliari (in ogni modo piccole, due piani massimo). Siamo distrutti dalla mancanza di sonno quindi decidiamo di cenare presto e andare a dormire. Io che pensavo di cenare con le galline normalmente, ho costatato che gli americani mi battono, cenano anche alle 18.

E’ stata una giornata lunghissima (ci corichiamo alle 20 ora locale, 5 a.m. italiane) dopo 24 ore di veglia e attività! Giornata piena.

 

Giovedì 17 maggio 2007

Programma del 2° giorno: San Francisco

 

Questa mattina, dopo la colazione in un locale della zona, a base di muffin e cappuccino, ci dirigiamo verso Union Square e quindi Chinatown. Non è il classico quartiere cinese tipo New York o Londra. Questo è molto più grande e, pur mantenendo alcune tipicità, è molto ordinato, pulito e per certi versi raffinato. In questa città ho notato che le diverse etnie convivono molto bene, sembrano tutti ben integrati. Infatti, i tanti homeless presenti sono rappresentati da ogni colore di pelle. (non è vero, non ho visto tra loro asiatici).

Dopo ci dirigiamo verso il Financial District. Mi pare l’unico quartiere dove sono presenti i grattacieli, almeno in centro città.

Saliamo poi sul cable che ci porta a Fisherman’s Wharf. Molto animato, pieno più che altro di turisti forse soprattutto americani. La città è certamente meta anche di turismo interno. I leoni marini (che avevamo già visto in abbondanza in Patagonia) sembrano essere consapevoli dell’attenzione e si esibiscono da perfette star. Pranziamo in un ristorante del Pier 39 consumando la famosa zuppa di granchio (io nel pane, Sergio nel piatto), visitiamo l’acquario (questo non vale assolutamente la pena) facciamo un paio d’acquisti e poi ci dirigiamo verso i vari moli fino al Pier 7 e da qua risaliamo nuovamente verso il quartiere finanziario per dirigerci a North Beach, ancora oggi quartiere italiano, anche questo perfetto. Visitiamo in Washington Square la chiesa di SS. Pietro e Paolo, e poi saliamo verso Lombard Street. E’ incredibile! Che meraviglia questa città! Penso sia la più bella città americana, almeno per i nostri metri di giudizio. Pur essendo grande pare a misura d’uomo, non caotica, e il traffico è ordinato, non notiamo code od ingorghi. Ed ha quell’aspetto un po’ europeo che forse è il lato che ce la fa apprezzare maggiormente. Prendendo un cable facciamo un salto in hotel per posare alcune cose e quindi con un altro mezzo ci dirigiamo verso il Civic Center dove si trovano il City Hall, il Museo Asiatico (costruito da Gae Aulenti), il Teatro dell’Opera, una grande Biblioteca. Questa zona è molto imponente, in stile rinascimentale, ma un po’ fredda, forse per le dimensioni veramente esagerate.

Torniamo verso il centro e ci dirigiamo in O’Farrell alla ricerca di un ristorante per la cena. Scegliamo il Mela, indo-pakistano. Mangiamo bene senza spendere molto. Quindi a letto, stanchissimi ma soddisfatti.

 

Venerdì 18 maggio 2007

Programma del 3° giorno: San Francisco

 

Stamani dopo la colazione prendiamo un mezzo e andiamo in Alamo Square, un piccolo parco con bellissime case vittoriane, chiamate le sette sorelle, costruite alla fine del 1800. Curatissime, quartiere molto “inn”.

Quindi con un filobus ci rechiamo in Haight Ashbury, quartiere dove all’epoca vivevano gli hippies, i figli dei fiori, oggi un po’ decadente.

C’inoltriamo poi nel Golden Gate Park, un’immensità verde. Visitiamo i giardini cinesi, giapponesi (bellissimi) e, una volta al museo d’arte moderna saliamo sulla torre dalla quale si ha l’impressione di avere la città ai propri piedi.

Una volta scesi affrontiamo circa 4 km di passeggiata nel parco, costeggiando laghetti, campo da golf, ampia zona recintata con i bufali, e arriviamo al vecchio mulino che delimita il parco verso l’oceano e ci troviamo su Ocean Drive, davanti alla spiaggia più grande di San Francisco e al Pacifico. Ha un certo fascino quest’immensità.

Prendiamo il 5, filobus che attraversa buona parte della città, e  torniamo in centro a prendere il cable di Powell Street per il museo e sala operativa dei cable car.

Saliamo poi a Nob Hill, la “collina dei nababbi”. Visitiamo Grace Cathedral, cattedrale protestante, con le torri ispirate a Notre Dame di Parigi e i portali in bronzo copie del duomo di Firenze.

A piedi scendiamo verso Chinatown, quindi a cena e a letto. Domattina ritiriamo l’auto e lasciamo la città. C’è piaciuta moltissimo, sicuramente oltre le nostre attese, e se ne avremo la possibilità con i tempi, torneremo ancora un giorno, prima della partenza.

 

Sabato 19 maggio 2007

Programma del 4° giorno: San Francisco-Carmel-Big Sur-Santa Barbara

 

Oggi giornata di trasferimento. Dopo aver ritirato l’auto, ci mettiamo per strada provando l’efficacia del TomTom prestatoci da un’amica. Perfetto! Ci conduce senza difficoltà fuori città verso la nostra prima meta. Ci fermiamo per una visita a Carmel. Cittadina di mare molto chic, un po’ Portofino.

Proseguiamo in direzione Los Angeles percorrendo tutta la strada n.1. Spettacolare, corre quasi tutta lungo la costa del Pacifico e ci sono tratti che meritano veramente. Ambiente per noi liguri strano, con gli alberi e la macchia che arriva all’oceano. Troviamo anche colonie di elefanti marini su un paio di spiagge. Ci fermiamo a dormire in un motel dopo un giro veloce a Santa Barbara, mi pare Santa Rosa se non erro. Cena messicana e poi a letto.

 

Domenica 20 maggio 2007

Programma del 5° giorno: Santa Rosa – Los Angeles – San Diego

 

Questa mattina sveglia presto (come il solito, è per questo che riusciamo a fare tante cose tutti i giorni, è anche per questo che alle 21 siamo già cotti) dopo una notte disturbata da vicini importuni.

Alle 7, per timore del traffico di Los Angeles, siamo già per strada. Fortuna che è domenica! Facciamo una puntata in Hollywood Blvd ai teatri Chinese e Kodak e, non posso dire che ci aspettassimo molto, quello che troviamo ci conferma quanto avevamo in mente. Direi che qua c’è solo il mito perché l’apparenza è un po’ deludente.

Visita veloce (solo esterna) alla Universal e ci mettiamo in cammino per lasciare la città, verso San Diego.

Qui giunti ci procuriamo una sistemazione alberghiera e, da non crederci, troviamo una quantità di strade chiuse perché è in corso la festa dei “siciliani”. Bancarelle, spettacoli e folklore siciliano, ma di quello che in Sicilia non c’è più: cantanti con abito bianco attillato, canzoni che non conosciamo (siciliane) e una quantità di gente.

Andiamo poi alla scoperta della città. Molto moderna, sembra tutta nuovissima, ma molto curata.

Scopriamo il loro fronte del porto, Seaport Village, bello. Guardiamo Coronado da lontano e ci ripromettiamo di visitarlo domattina.

Contrariamente alle nostre abitudini questa sera ceniamo in un ristorante italiano, perché attiguo all’hotel, e perché il proprietario ci ha dato una mano al nostro arrivo per il posteggio dell’auto. Mangiamo molto bene, non una imitazione ma una cena italiana davvero.

Ci preoccupa alla fine che né la carta di Sergio né la mia funzionino. Fortunatamente ne ho un’altra, ma con un credito molto basso. Non possiamo chiamare la Visa questa sera, in Italia è notte, e quindi rimaniamo un po’ in apprensione. Vedremo domattina.

A letto, domani ci attende una lunga giornata di trasferimento, vogliamo provare ad arrivare il più in là possibile verso il Grand Canyon.

 

Lunedì 21 maggio 2007

Programma del 6° giorno: San Diego – Flagstaff

 

Lasciamo l’hotel prestissimo (la carta tutto OK) per andare a Coronado e completare, anche se superficialmente, la visita di San Diego. Attraversiamo il ponte e ci troviamo a Coronado Island, un luogo raffinatissimo, con case stupende, alberghi da Vip, molto verde e spiaggia sul Pacifico. Penso che farsi la casa a Coronado sia il traguardo che si pone parecchi abitanti di San Diego.

Quindi partiamo per Flagstaff. E’ molto lontano, non sappiamo se riusciremo a fare una tappa così lunga, ma ci proviamo.  Attraversiamo zone paesaggisticamente molto diverse, partendo dall’oceano, alle colline, il deserto, la montagna. Notiamo la differenza di prezzi da una parte all’altra del paese. Verso le 13 ci fermiamo a fare benzina (prezzo più basso di tutto il tour $ 2,99) e ci facciamo due hot dog e una birra da una pinta: totale spesa $ 3,99 – a San Francisco un solo hot dog $ 4.

Incontriamo moltissimi treni incredibilmente lunghi: portano circa 200 container trainati da tre motrici. Questo è quindi il motivo per cui i camion per strada sono relativamente pochi.

Riusciamo ad arrivare a Flagstaff ad un’ora ragionevole, anche per riposarci un po’ prima di cena, ristorarci e fare due passi, intorno alle 18. Troviamo una buona sistemazione all’Econo Lodge che costerebbe 69,99 più tasse, colazione compresa. Ma con un coupon in nostro possesso paghiamo $ 49 tutto compreso. Andiamo a cena da Buster, un buon ristorante dove servono soprattutto carne e non riusciamo a terminare tutto quanto ci viene servito. A letto, domani ci attende il Grand Canyon.

 

Martedì 22 maggio 2007

Programma del 7° giorno: Grand Canyon – Page

 

Al risveglio troviamo una giornata bigia. Ovviamente seguiamo il nostro programma nonostante il tempo poco felice. Che dire, se non che è spettacolare? Il sole gioca a nascondino e sicuramente lo scenario ne risente. Fa anche qualche prova di pioggia, ma senza disturbare più di tanto, se non per il fatto che non ci sentiamo di inoltrarci troppo per i sentieri previsti per i trail. Ne percorriamo brevi tratti e poi torniamo su, al sentiero principale. Nonostante ciò passiamo l’intera giornata qua, contando sul fatto che Page è relativamente vicina. Pare si possa dire che ci è andata bene perché, mentre ci dirigiamo, questa volta in auto, verso Desert View, inizia a piovere seriamente. Appena smette scendiamo a Desert View e quindi usciamo dal parco, fermandoci ancora lungo la strada ad un view point eccezionale. Peccato mancasse il sole, che fa qualche sortita lungo la strada che ci conduce a Page, tanto per mostrarci come è il tramonto. Quindi di nuovo pioggia!

Troviamo l’hotel (con coupon pure questo e PC a disposizione) si cena, un minimo di bucato e poi a nanna eccezionalmente tardi (22,30, incredibile) per gli standard fino ad oggi tenuti.

 

Mercoledì 23 maggio 2007

Programma del 8° giorno: Page

 

Ci svegliamo che sta piovendo, dannazione! Cosa ci facciamo a Page se piove?  L’Antelope è escluso, ma anche il resto … Impavidi decidiamo non solo di restare, ma anche di fare le visite previste, come niente fosse. Partiamo per l’Horseshoe Bend sotto acqua, vento e freddo. Quando arriviamo al bordo del canyon ci compare quello spettacolo e rimango senza fiato: che meraviglia! Il tempo ci regala un po’ di quiete, smette di piovere, schiarisce, quindi riusciamo a fare delle buone foto e ci asciughiamo al vento e all’aria. Fortuna che il terreno con la pioggia non diventa fangoso! Dopo aver rimirato da diversi punti questo posto decidiamo di proseguire sulla strada e andare a vedere i Navajo Bridges. Mentre siamo in macchina viene giù una ramata d’acqua spaventosa e poco prima di arrivare ai ponti le nuvole diradano ed esce il sole. Una giornata stupenda! Tant’è che subito dopo aver consumato alcune cibarie prese dalla nostra ghiacciaia in polistirolo (essenziale, ne raccomando a tutti l’utilizzo), così non perdiamo tempo, decidiamo di cogliere il favore del tempo e, nonostante ormai siano le 13,30 (quindi non più ora ottimale), e visitare l’Antelope. Stupendo, il navajo che ci accompagna è gentile e disponibile. Subito dopo andiamo al Lake Powell (ingresso con tessera dei parchi nazionali), prima alla diga quindi alla Marina. Anche questo è apprezzabile, un lago dall’aspetto inusuale per i nostri parametri. Mi è rimasta la curiosità di vedere l’Horseshoe Bend con il sole e, non ci crederete, ci è piaciuto di più con le nuvole. Vedi un po’ che fortuna l’acquazzone!!

Quindi ritorno in paese, a cena e a letto.

 

Giovedì 24 maggio 2007

Programma del 9° giorno: Page – Monument – Canyon de Chelly

 

Questa mattina, dopo un’abbondante colazione, lasciamo Page per la Monument. Raggiungiamo la location di tanti film western, territorio Navajo, parte degli USA, con alcune autonomie.

E’ un luogo dove si è stati mille volte, quasi in ogni film western a cui si è assistito. Quindi non sorprende, anche se esserci è un’altra cosa.

Dopo la visita sullo sterrato ci prende un mal di pancia per un segnale di allerta che si accende sul cruscotto dell’auto, ma visto che ci pare tutto in ordine ci mettiamo per strada per arrivare a Canyon de Chelly.

E’ un paesino molto piccolo e l’offerta alberghiera è limitata, quindi siamo costretti a scendere ad un Hollyday Inn ($ 110 + tax).

Visto che siamo in anticipo di due giorni, decidiamo di prendercela comoda ed andare al Canyon domattina ed oggi passare il resto del pomeriggio in piscina. Facciamo il bagno e prendiamo il sole riposandoci un po’. Oggi è il terzo giorno che siamo totalmente isolati da ogni comunicazione. Mi pare sia dal Grand Canyon, o subito dopo, che abbiamo il telefono morto, campo zero, nessun operatore disponibile. Vedremo domani sera se uscendo dalla riserva indiana si ristabiliscono i contatti.

A cena in hotel e quindi a letto.

 

Venerdì 25 maggio 2007

Programma del 10° giorno: Canyon de Chelly – Moab

 

Questa mattina per completare il conto salato facciamo anche colazione in albergo a arriviamo a $ 185 circa comprensive di tasse USA e Navajo. Capperi che salasso! E’ vero che abbiamo anche cenato ma io ho lasciato la carne nel piatto, era durissima! Il servizio lasciava a desiderare e la camera puzzava di fumo perché “no smoking” non ne avevano più. Va beh!

Andiamo quindi a visitare il Canyon de Chelly, ci facciamo una bella scarpinata per scendere alle rovine. Bello questo posto, e anche gratuito, che non guasta!

Ci mettiamo quindi in cammino per Moab, oltre 330 Km.

Il paesaggio durante questo spostamento cambia in maniera radicale, prima quasi deserto, poi tipo brughiera, infine montagna. Si vedono in lontananza dei monti con ancora in vetta qualche spruzzata di neve.

Il paesaggio è bellissimo ma Moab è eccessivamente turistica e ce ne accorgiamo subito, al momento di trovare un hotel: carissimi tutti, anche il Motel 6 e 8, non solo, nessuno ha due notti disponibili anche perché domani è sabato ed evidentemente qua c’è anche molto turismo interno. Un bel guaio, pensavamo di rimanere due notti, ma ci dobbiamo rassegnare a prenderne una sola e domani sera si vedrà.

Bisogna vedere se domani si riuscirà a fare tutto: Arches – Dead Horse Point e Canyoland. Temo dovremo sacrificare qualcosa.

Questa sera decidiamo di cenare a modo nostro, visto che la camera è enorme, è dotata di microonde, frigo e un tavolo; andiamo al supermercato e ci comperiamo un’insalata mista, frutta per macedonia, quattro cosce di pollo fritto (il famoso Kentucki chicken) e finalmente ceno in maniera decente.

Non ne avevo ancora accennato ma in ogni posto in cui siamo stati, le stazze delle persone sono over-over; ci sono alcuni che non possiedono più forma umana. Non riesco a capire come ci si possa ridurre così, e vedo che ovunque c’è pubblicità contro l’obesità, che comincia ad essere un problema sociale.

Anche questa sera a letto presto, domani ci attende una giornata faticosissima.

 

Sabato 26 maggio 2007

Programma del 11° giorno: Moab – Caineville (ma esiste?)

 

Oggi dobbiamo ottimizzare i tempi e fare delle scelte sulle visite da fare. Ad Arches non rinuncio e quindi è la nostra prima meta. Dopo colazione, molto presto, ci mettiamo in strada (entriamo nel parco alle 7,30, appena aperto) e iniziamo il trail per il Delicate. Bellissimo e incredibile! Come faccia a stare in piedi è un mistero! Questo parco ci piace molto e decidiamo quindi di dedicare tutto il tempo necessario. Non arriviamo solo al Landscape perché c’era il mondo, il parcheggio stracolmo, e quindi rinunciamo al trail, ma facciamo altri percorsi.

E’ circa l’una quando usciamo e a quel punto, vista la vastità di Canyoland, optiamo per il Dead Horse. Anche qua facciamo qualche piccolo sentiero, vediamo Canyoland dall’alto, rimanendo un po’ impressionati dall’aspetto di questi luoghi. Sembra un luogo primordiale, all’indomani di un disastro ambientale di proporzioni bibliche.

Poi ci mettiamo per strada verso Capitol Reef sperando di trovare una sistemazione alberghiera.

Il mal di pancia dell’altro giorno (alla Monument) circa l’auto riguardava la pressione di un pneumatico. Dopo averlo gonfiato un paio di volte ai distributori scopriamo che la Monument ci ha regalato sullo sterrato un chiodo ed abbiamo forato.

Sergio decide di cambiare la ruota ma, sorpresa, la Dodge (nuovissima) quale ruota di scorta monta il ruotino!

Figuriamoci, è sabato pomeriggio inoltrato, in un luogo sperduto, dove lo trovi un gommista per riparare il pneumatico forato? Esattamente dopo meno di 5 Km! Che botta di c…!

Ci riparano la gomma ($ 26) ed iniziamo a guardarci attorno per un motel. Ne troviamo uno dopo 17 Km circa di Hainksville. Dalla cartina e anche il navigatore ce lo conferma, qua dovrebbe esserci un paese chiamato Caineville, ma a parte il motel e un campeggio, non c’è altro. Il motel non è male, I proprietari (madre in carrozzella e figlio over 50) sono da film, tipo Psyco. Per cenare dobbiamo tornare ad Hainksville, in un ristorante affollatissimo, anche perché deve essere l’unico nel giro di 50 Km, scambiamo qualche parola con i vicini di tavolo visto che ci mettiamo circa due ore per mangiare e quindi, molto stanchi, a letto.

 

Domenica 27 maggio 2007

Programma del 12° giorno: Caineville – Capitol Reef – Tropic

 

Questa mattina lasciamo il motel Psyco senza poter fare colazione, visto il deserto intorno. Visto che la colazione per me è il pasto principale, mi sveglio sempre con la fame, ci prepariamo una cioccolata in camera, mangiando una barretta gentilmente offertaci con altre cose dal gestore (un gentilissimo vecchietto) del Visitor Centre di Blanding. Entriamo al parco di Capitol Reef. Questo è ancora diverso dagli altri, mi pare meno turistico e frequentato da veri camminatori. E’ molto verde.

Proseguiamo poi sulla stat. 24, lasciandola per la 12. Questa è una strada panoramica che sale in alcuni punti a circa 3000 m.s.l.m., passando ai limiti di un altro parco nazionale.

Noi siamo diretti a Tropic, dove abbiamo l’indicazione di un bell’alloggio.

Sulla strada incontriamo molti motociclisti con delle tenute incredibili! (sia gli abiti che l’abbigliamento delle moto!) Pranziamo in un locale molto carino (il Kiva Coffee House Escalante) sulla strada che stiamo percorrendo. Bel locale, mangiamo in modo accettabile e scattiamo alcune foto.

Raggiungiamo Tropic, l’alloggio ha ancora una matrimoniale che attende noi ed effettivamente è molto bello, è un B&B a conduzione familiare, con un’aria di casa vera, calda ed accogliente.

Ci sistemiamo, rinfreschiamo e poi andiamo al Bryce Canyon. Facciamo l’intero percorso. L’intento era farne metà e lasciare l’anfiteatro per la mattina ma Bryce è meno grande del previsto, quindi … Il fatto è che ci alziamo molto presto, normalmente non andiamo al ristorante a mezzogiorno, le giornate in questa stagione sono lunghissime e quindi ci rendono molto.

A cena andiamo in un ristorante con tanto di cantante chitarrista country. Anche qua tempo per la cena 2 ore. Domani Las Vegas.

 

 

Lunedì 28 maggio 2007

Programma del 13° giorno:  Tropic – Las Vegas

 

Questa mattina al Bullberry di Tropic ci servono una colazione che ci farà arrivare fino a sera. La spesa per questo alloggio ($ 88) ci rende più che bene. A mezzogiorno siamo ancora pienissimi. Quindi salutiamo Bryce e partiamo per Las Vegas.

Percorriamo ancora tratti belli ed altri meno, comunque la strada è varia. Come ci si avvicina alla zona di destinazione ci rendiamo conto che fa un caldo allucinante. Chiedo io l’aria condizionata, che è tutto dire, di solito litigo per spegnerla.

Arriviamo quindi in questo gran baraccone che è Las Vegas. E’ da non credere! Sì, è vero, lo abbiamo visto mille volte in occasioni diverse, ma quando ci sei è proprio diverso. Qualcuno si elettrizza, a me fa un po’ tristezza, un po’ rabbia!

Quante volte si dice che le risorse del mondo non sono infinite, ebbene vedere Las Vegas per vedere lo spreco di energia! E’ una città veramente immorale, sotto tutti i punti di vista. Opinione personale, per carità, ma questo è il mio pensiero appena arrivata.

Ci sistemiamo al Tuscany Suite in Flamingo Road, appena fuori dallo Strip, hotel più piccolo e più raffinato di altri anche se con casinò.

Facciamo un giro all’Outlet, percorriamo un pezzo di Strip quindi riposiamo un’oretta. Si esce a cena e poi alla torre dello Stratosphere, per vedere la città dall’alto.

Sembra un albero di natale! Devono avere a disposizione una centrale nucleare! Prima di tornare in hotel percorriamo in auto lo Strip per vedere da fuori tutti gli hotel famosi, quindi a nanna. Siamo molto stanchi.

 

Martedì 29 maggio 2007

Programma del 14° giorno:  Las Vegas

 

Vista la temperatura alta, anche questa mattina usciamo presto, per approfittare dell’aria più fresca del mattino. Usciamo in auto, parcheggiando in un hotel e guardando i tre o quattro che stanno lì attorno. Anche così ti fai dei km perché queste mega strutture sono così ampie che ti ci perdi, ed infatti ci è capitato più di una volta di aver difficoltà a raccapezzarci.

Abbiamo visitato il Venetian, il Caesars Palace, Il Paris, Il Bellagio, Il Luxor e solo fugacemente l’Exalibur.

Abbiamo pranzato al Luxor (che è migliore su Internet che dal vero, mi pare un po’ inquietante) e puntata all’altro Outlet per l’acquisto di una borsa dove infilare quello che non sta più nel mio bagaglio.

Devo dire che ho fatto acquisti perché i figli e le nuore se li attendono, ma per me non sono riuscita ad acquistare nulla, non c’era niente che mi attirasse. Preferisco l’Italia per lo shopping … sarà per quello che anche loro quando vengono da noi fanno man bassa!

Dopo di che, visto il caldo torrido e la stanchezza, torniamo in albergo per tuffarci in piscina, dove stiamo un paio d’ore.

Quindi usciamo nuovamente per cena ed andare a vedere i giochi d’acqua del Bellagio (4 volte di seguito). Questo hotel è quello che preferisco, il secondo in ordine di preferenza il Paris. Il Caesars è un po’ troppo pretenzioso.

Qualche altro giro e quindi a dormire, stanchissimi. Domani siamo nuovamente in viaggio, verso la Death Valley e se penso che probabilmente farà più caldo di qua, credo che non scenderò dall’auto (beninteso con aria condizionata a palla).

 

Mercoledì 30 maggio 2007

Programma del 15° giorno:  Las Vegas – Lake Isabella

 

Questa mattina lasciamo con qualche rammarico l’hotel, perché è veramente confortevole e anche ad un prezzo equo. Ci dirigiamo subito verso la Death, provvedendo a rifornirci di abbondante acqua, il solito sacco di ghiaccio, qualche barretta energetica, che non si sa mai! Visitiamo i punti di rigore ma fa un caldo tremendo (ca 45°), camminare sotto quel sole è una sofferenza e il riverbero del sale anche peggio. Ma è ovvio che te lo imponi, chi ci ritorna qua? Incontriamo a Zabrinski un gruppo di italiani, tutti uomini in viaggio premio aziendale. Simpatici, scambiamo qualche parola, due foto, due risate e via. Dopo la Death decidiamo di inserire la prima delle tappe non previste, il parco delle Sequoie. Questo ci scombussolerà un bel po’ l’itinerario, perché non ci sono ingressi da est e non vogliamo entrare da nord per non fare due volte la stessa strada, quindi facciamo un giro assurdo a sud verso il Lake Isabella e da quelle parte ci fermiamo in un motel. Brutto, e anche salato per quanto offriva, ma non ci pareva ci fossero alternative. Falso, la mattina dopo ci accorgiamo che facendo qualche altro km avremmo trovato di meglio.

A cena in un ristorante nei pressi, quindi a dormire.

 

Giovedì 31 maggio 2007

Programma del 16° giorno: Lake Isabella – Parco Sequoie – Oakhurst

 

Facciamo colazione e partiamo verso l’interno della Sequoia Forrest, dove incontriamo un tizio del South Dakota che viaggia su un mezzo che non si può definire né un’auto né una roulotte, ma gli fornisce l’utilizzo di entrambi. Ha un letto, la cucina e un casino di cose indescrivibile, anche l’album delle foto di famiglia, che ci mostra. Gli avevamo solo chiesto un’informazione e lui ci ha accompagnato e fatto da guida mostrandoci le sequoie migliori della zona. Ci lasciamo dopo circa un’ora scambiandoci gli indirizzi e-mail. Tipo strano, ma gentile. A questo punto puntiamo decisamente verso il parco vero e proprio. Al Visitor Centre ci danno un foglio terrorizzante dove ti dicono che assolutamente non devi uscire dai sentieri consentiti perché ci sono puma, orsi e serpenti a sonagli. Carini! Saremo molto obbedienti! Non manchiamo le celebrità Grant e Sherman, ma ciò che impressiona, oltre alle dimensioni, è il numero di questi giganti e la vastità dei boschi.

Puntiamo poi decisamente verso Yosemite, con l’intento di fermarci a dormire fuori del parco, dalle parti di Mariposa.

Arrivati a Oakhurst, luogo che non sapevamo esistesse, un puntino sulla carta, scegliamo un motel, ce ne sono molti, andiamo a cena (cino/americana) e poi a letto. E’ tardi e siamo stanchi.

 

Venerdì 1 giugno 2007

Programma del 17° giorno:  Oakhurst – Sonora

 

Lasciamo il motel dopo un’abbondante colazione diretti a Yosemite. Il parco è una bellezza. Molto ampio e, nonostante gente ce ne fosse, non c’era confusione. I parcheggi sempre disponibili, sui sentieri non c’è caos. Non so se perché è un ambiente a noi più familiare, ma decisamente questo parco ci piace molto, nonostante si sia girato tutto il giorno, consapevoli di aver tralasciato molte cose, siamo rilassati. Presenta angoli a volte inaspettati e maestosi. Anche qua è l’ampiezza che colpisce. Quelle infinite distese di alberi (peccato che ce ne siano troppi, come da noi, attaccati da non so che, che seccano)

Ammiriamo tutti i punti raccomandati fino all’imbocco della Tioga Road, non andando più a nord. Voglio fare quella strada a tutti i costi, visto che è aperta, dopo aver visto le foto di chi l’ha già percorsa. Mi pare valga la pena. La facciamo per intero, uscendo a pomeriggio inoltrato a est, a Vining (che non mi piace neppure un po’).

Per tornare verso ovest prendiamo, dopo Bridgeport, la 108, strada di montagna che percorre altri due parchi e raggiunge un’altezza al passo più o meno come il Tioga. Pensavamo di trovare qualche motel su quella strada ed invece non c’è nulla, anche se la strada è molto bella, e più lunga e impegnativa del previsto. Dobbiamo arrivare fino a Sonora, dove ci fermiamo a dormire, visto che è tardi.

A cena in pizzeria (è cibo americano, dicono di averla inventata loro la pizza). E’ la prima volta e fortunatamente non ci siamo compresi, avevamo ordinato due pizze medie e ce ne portano solo una con due piatti: non siamo riusciti a terminare tutte e 10 le fette. Veramente esagerati. Ma non è la circonferenza, che avevamo scelto noi, quanto lo spessore. E’ come ne mangiassi quattro una sull’altra. Quindi a dormire.

Domani vorremmo andare verso la Wine Country. Ormai siamo completamente fuori programma, avendo esaurito il nostro percorso prima del previsto. Sappiamo di voler tornare ancora un giorno a S.Francisco, il resto come viene.

 

Sabato 2 giugno 2007

Programma del 18° giorno:  Sonora – Sonoma – Cloverdale

 

Nostro intento iniziale era di partire da Sonora di prima mattina versa la Wine Country. Solo l’intento, perché in realtà da Sonora partiamo solo nel primo pomeriggio in quanto, attaccando bottone con una signora nel Museo dei Vigili del Fuoco della cittadina (conseguenza della mia insistenza di fare due passi con relative foto nel centro storico di Sonora) scopriamo l’esistenza di una sorta di museo vivente in una cittadina a circa 3 miglia da Sonora, Columbia. Andiamo ovviamente a vedere. Si tratta dei resti di una cittadina mineraria mantenuti ed animati da comparse vestite con abiti e corredi d’epoca, una ambientazione deliziosa, anche se molto americana. Tutte le “comparse” sono gentilissime, e si fanno fotografare di buon grado e discorrono con tutti con entusiasmo. Direi che se vi capitasse il Columbia State Park è da visitare!

Nel primo pomeriggio ci dirigiamo verso Sonoma (perché Napa è descritta come troppo chic). Non so immaginare come sia Napa perché Sonora è la prima cittadina degli USA che visito “con la puzza sotto al naso”.

Pare ci abbiano copiato veramente in tutto. E allora ce ne andiamo, anche perchè c’è un casino indescrivibile, è sabato, molto traffico, c’è anche un raduno d’auto d’epoca, il primo hotel disponibile sarebbe a Santa Rosa, a circa 20 miglia. Decidiamo quindi di spostarci, in direzione della costa nord, ammirando nel frattempo innumerevoli aziende vinicole ed ettari ed ettari di vigneti disegnati con la squadra.

Proseguendo in direzione nord est, quando è l’ora di riposare usciamo a Cloverdale, paesino anonimo, giusto per cenare e dormire.

 

Domenica 3 giugno 2007

Programma del 19° giorno: Cloverdale – Fort Bragg

 

Questa mattina lasciamo il motel, scattiamo qualche foto in paese e ripartiamo in direzione nord, verso la costa.

L’intenzione è di arrivare a Fort Bragg dall’interno per poi discendere sulla strada 1 per arrivare a San Francisco lungo la costa dove troveremo anche Bodega Bay, il luogo dove Hitchcock ha ambientato “Gli uccelli”. Percorriamo la 128, una strada molto bella che scorre lungo boschi fittissimi di sequoie, intervallate da alcune aziende vinicole. Arriviamo infine a Fort Bragg, ci si sistema in hotel (con coupon), quindi iniziamo l’esplorazione fino a Mendocino.

E’ una zona affascinante, avvolta nella nebbia che sale dall’oceano. Andiamo a pelo della costa e gli scogli sottostanti si intravedono, ma non oltre. Si sentono le sirene da nebbia delle imbarcazioni, c’è un’atmosfera particolare! E’ vero che con il sole si vedrebbe tutto meglio, ma sono contenta di averlo visto così, non mi era mai capitato e mi è piaciuto molto. Dopo Fort Bragg ci aggiriamo per Camper Point, zona esclusiva, con case molto belle sulle scogliere, quindi arriviamo alla zona del faro di Point Cabrillo che visitiamo. Bello! Arriviamo poi a Mendocino, posto su un promontorio che pare abbia a lato un fiordo, con scogli che formano archi. E’ un paesino molto elegante, con tanti negozi che vendono niente, e diverse gallerie d’arte. E’ decisamente “inn”. Qua il caldo non sanno cosa sia neppure in estate, quindi verso le 18 decidiamo di riprendere l’auto e tornare a Fort Bragg per cena e in hotel.

 

Lunedì 4 giugno 2007

Programma del 20° giorno: Fort Bragg – San Francisco

 

Lasciamo Fort Bragg per proseguire l’esplorazione della costa settentrionale. Purtroppo oggi come ci si avvicina al mare la nebbia si infittisce, tanto che giunti a Jenner, dove avremmo dovuto trovare una colonia di foche alla foce del Russian River, non si vedeva nulla, inoltre parlando con l’omino del Visitor Center, ci diceva che se non c’è il sole le foche stanno in acqua e non sulla spiaggia, quindi non s’è visto nulla.

Arriviamo poi a Bodega Bay dove per prima cosa andiamo a rendere omaggio ad una sorta di memoriale a Nicholas Green, il bambino nativo di Bodega ucciso in Calabria e i cui genitori hanno donato gli organi in Italia, nonostante l’accaduto. Era stata una cosa che aveva commosso il mondo.

            Ci dedichiamo poi ad un giro alla location del film “Gli Uccelli”.

Bella la costa a nord di San Francisco, anche più abitata. Lasciamo a questo punto la strada 1 per la 101 per inoltrarci in San Francisco.

Facciamo però una sosta nei pressi di Sausalito per fotografare, prima di imboccarlo, il Golden Gate avvolto per metà nella nebbia. Lo avevamo solo visto con il sole, ci voleva!

Qualche foto e poi in città, alla ricerca di un hotel. Ci sistemiamo e poi andiamo in auto al Pier 39 a cena, quindi rientro a dormire.

 

Martedì 5 giugno 2007

Programma del 21° giorno: San Francisco

 

Oggi la giornata si rivela di nuovo bella, nonostante qualche nuvola in prima mattinata. Scegliamo di girare ancora con i mezzi pubblici perché ogni volta posteggiare diventerebbe uno stress ed anche perché mi pare di assaporare meglio la città. Facciamo il “Muni passport” per un giorno ($ 11) ed andiamo a Mission che non avevamo ancora visitato. Visitiamo l’antica missione cattolica (il più antico edificio di San Francisco). Niente di che. Quindi torniamo a Chinatown, alla Lombard Street, quindi saliamo alla Coit Tower dalla quale si domina la città.

Nel frattempo Sergio si è comperato un nuovo giochino, un grandangolo per la macchina fotografica. Dopo averlo sperimentato sulla Tower torniamo al Golden Gate Bridge, per sperimentare l’ampiezza della visuale. Riprendiamo per la terza volta il ponte e lo salutiamo.

Questa sera cena nuovamente al Pier 39 e a letto. Oggi abbiamo molto sfruttato l’abbonamento ai mezzi pubblici, ma abbiamo anche fatto un sacco di km a piedi. Siamo molto stanchi, quindi speriamo, nonostante l’hotel sia rumoroso, di dormire profondamente.

Domani sarà una giornata molto stancante, tutte quelle ore di volo! E poi a casa, che devo dire la verità, mi comincia a mancare.

 

Mercoledì 6 e giovedì 7 giugno 2007

Programma del 21° e 22° giorno: San Francisco – Parigi - Genova

 

Oggi si parte. Per frenare Sergio che sarebbe andato subito in aeroporto (è un po’ ansioso, ogni volta che si parte bisogna discutere per non arrivare ore prima. Questo da 40 anni) gli chiedo, con insistenza, di andare alle Twin Picks.

Con l’auto attraversiamo Presidio e poi risaliamo la collina. Da lassù hai tutta la collina ai piedi e si vede anche il Golden Gate Bridge, uno dei pochi posti. Infatti il simbolo di San Francisco dalla città non si vede mai. Quindi in aeroporto, la riconsegna dell’auto è quanto di più veloce ci possa essere, nessun problema e quindi si torna a casa.

Arriviamo giovedì alle 18 ora locale, anche perché abbiamo una sosta lunghissima a Parigi, quasi cinque ore!

In aereo, visto che ci si annoia, ho cominciato a pensare al prossimo viaggio … m’attira la Cina!! Dite che è troppo presto cominciare già a pensarci?

 

Conclusioni:

 

Ciò che mi è piaciuto maggiormente:

o      la città:                        San Francisco

o      il punto:                                   Horse Shoe Bend

o      il parco roccioso:                     Bryce Canyon

o      il parco montano:                     Yosemite

o      l'albergo:                                  Tropic il Bullberry Inn

Ciò che mi è piaciuto meno:

o      la città:                         Los Angeles

o      il posto:                                   Vining

o      il parco:                                   Canyoland, inquietante

o      l'albergo:                                  un buco a Lake Isabella

 

Usi e costumi che ho apprezzato:

o       la gentilezza e disponibilità degli americani

o       l'efficienza e l'organizzazione

o       le strade: tante, grandi e perfettamente asfaltate

o       il nomadismo degli americani che penso stia alla base della creazione di servizi di ogni genere diffusi, furbi e senza pretese (vedi la ghiacciaia di polistirolo dove mettere il ghiaccio, reperibile ovunque, per tenere in fresco tutto il giorno cibi e bevande)

o       il tanto verde, ben curato e tenuto, delle città

o       i servizi igienici disponibili in abbonanza ovunque e sempre puliti (pensando ai servizi di qualche autogrill italiano mi sono un po' vergognata, pur non essendo responsabile in prima persona)

 

Usi e costumi che non ho apprezzato o compreso:

o       la moquette ovunque, anche nei ristoranti, che ritengo antiigienica

o       la cucina: è probabile che a casa sia migliore, ciò che si conosce attraverso i ristoranti non mi pare degna della parola

o       l'impiego di molto ingegno e denaro al servizio del vizio (Las Vegas). Scusate questa osservazione bacchettona, evidentemente io lo sono, ma penso che ingegno e tanto denaro potrebbero essere impegnati per scopi migliori.

Un interrogativo:

Perché in un paese spesso colpito da tornadi, cicloni etc. la maggior parte delle case è costruita in legno?
Sono belle, ma ti volano via! E non costano neppure meno. Ho visto sulla costa del Pacifico alcuni annunci di una agenzia immobiliare (a Mendocino, a nord di San Francisco) e i prezzi oscillavano tra i 500.000 e il 1.000.000 di dollari!
Un paio di americano con i quali ho parlato di questa cosa mi dicevano che la scelta era dovuta al fatto che c'è molta disponibilità di legname e non hanno molte fabbriche di laterizi ma ritengo che non ci siano le fabbriche perché il materiale non è utilizzato.