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IL DIARIO DI GAIA

 
 
NEW YORK
 
Eccomi qua a scrivere una pagina della mia vita, a buttar giù tutti i ricordi della "mia" città dei sogni per cercare di trasmettere a tutti quanti le mie emozioni, per dare consigli e per trasmettere a tutti voi un po' di curiosità e meraviglia nei confronti di una città bellissima, viva, spettacolare: New York.

Innanzitutto vi dico che pur avendo soli 16 anni, ho avuto la grandissima fortunata di visitare questa città 4 volte, l'ultima quest'anno. La prima volta che ci sono stata avevo 6 anni, il viaggio in aereo lo ricordo come un incubo, troppe ore per vedere che cosa? Che cosa avrà questa città di così bello e meritevole, mi chiedevo... Così mentre i miei genitori compilavano quell'immensità di scartoffie sull'aereo, che poi sarebbero i permessi per entrare negli USA, io piagnucolavo e volevo tornare a casa. Poi scesi dall'aereo, sopportai a malincuore quella lunga fila interminabile della dogana e finalmente uscii dall'aeroporto, presi uno di quei mille taxi gialli e mi diressi a Manatthan. Penso sia stato amore a prima vista....passavo il Queens con tutte quelle villette e bambini di colore che giocavano a basket per strada, per poi iniziare a vedere quel panorama di grattacieli che si innalzavano davanti a me; in quel momento mi accorsi di essere in un Paese nuovo, un mondo nuovo, dove si parlava un'altra lingua, dove mi sembrava di vivere nel futuro con tutte quelle costruzioni a specchi così alte! Ero stupefatta, meravigliata, felice come non lo ero mai stata prima e allora capii che 8 ore di aereo erano pienamente giustificate da quello spettacolo. Questa è la sensazione di una bambina di 6 anni che arriva a NY per la prima volta nella sua vita, ma sono pressapoco le stesse emozioni che provo ogni volta che scendo da quell'aereo... Quando cammino per la 5th avenue, il centro di Milano mi sembra una miseria...non sono negozi quelli, qui in Italia non esistono, e quando sei lì ti viene voglia di entrare ovunque. Partendo da Tiffany così elegante e raffinato, allo Store della Nike (che se non dici "naiki" non ti capiscono neanche), per arrivare nel luogo dove ogni bambino vorrebbe vivere: lo store della FAO che ti accoglie con quel grande orsacchiotto sulla piazza, e già lì ti "sciogli", per poi entrare e vedere una miriade di pupazzi e di giochi che neanche mettendo insieme tutti i negozi di giocattoli di Milano raggiungiamo quel numero! E poi l'ascensore nel negozio, quello di vetro che ti dà la possibilità di guardarti intorno, era la prima volta che salivo su una cosa simile! Se andate a NY, grande o piccoli che siate, andate a visitarlo, è una cosa da non perdere!

Poi dovete assolutamente visitare Time Square, sempre illuminata, giorno o notte che sia, con tutti i cartelloni pubblicitari, mille luci colorate, le notizie che scorrono sugli schermi, meraviglioso, una cosa mai vista! Già che ci siete entrate a vedere il Mariott che c’è lì davanti, è un hotel fantastico, non ci sono aggettivi per descriverlo! Ha gli ascensori in vetro tutti illuminati che salgono velocissimi e ti danno la possibilità di vedere tutti l’hotel mentre sali, ti vengono un po’ le vertigini però ne vale la pena! Poi va bè, oltre alle solite mete come l’Empire e la statua della libertà vi consiglio di fare un giro a Soho, il quartiere dei pittori e anche nel parco a Flashing Meadows dove a settembre si giocano gli US Open di tennis, uno degli appuntamenti più importanti della stagione. Sarebbe bello anche assistere ad uno spettacolo a Broadway, ma i biglietti vanno prenotati in anticipo, o anche una partita della Yankees per entrare ancora di più nella vita degli americani.

Io le torri gemelle le ho viste, erano la cosa più bella del mondo, da bambina sono salita all’ultimo piano, i miei mi portarono lì al ristorante, non mangiai nulla ma ne valse la pena….vedere New York illuminata di notte dal punto più alto della città era come un sogno! Poi quel che è successo nel 2001….dovevo essere là, ma per un caso i miei genitori cambiarono decisione all’ultimo momento, avrei voluto essere là quel giorno, soffrire con loro, ma soffrire davvero, perché è facile parlare, compiangere la gente e persino criticare quando c’è un oceano che ti divide! Con quelle torri sono morte tante persone, è crollato il formidabile “scudo protettivo” dell’america, ma sono crollate anche le mie speranze e i miei sogni, le promesse che mi feci da bambina, quando le vidi per la prima volta in tutto il loro splendore, ora mi rimangono solo ricordi… Mi ritengo fortunata ad averle viste, ma non so spiegarvi quello che ho provato quando ho sentito la notizia, penso di aver pianto per una settimana, erano lacrime sincere le mie, non ipocrite, erano lacrime per aver perso una parte di me, e per la paura che là sotto ci fosse una mia amica, erano lacrime di rabbia contro quel deficiente di Bin Laden, contro il terrorismo, contro il mondo intero che sembra sempre più popolato da pazzi assassini! Quest’ estate sono andata a Ground Zero, un grande buco, enorme, come quello nel mio cuore. Una scritta su un manifesto gigante con un cuore vestito a stelle e strisce che me la ricorderò sempre, le frasi di commemorazione sui mezzi dei pompieri. A Ground Zero con mia grande sorpresa non trovai bancarelle che vendevano quadri, foto delle torri gemelle, poi mi ricordai…non ero in Italia dove qualunque catastrofe viene sfruttata per arricchirsi, il che lo trovo squallidissimo, ero negli USA dove la gente sembra più sensata, sicuramente più unita come popolo, nella gioia e nel dolore. Ne ho avuto la prova proprio quest’estate, il giorno del Blackout ero a NY, a Time Square presi la metro per andare a Soho e ci rimasi chiusa dentro per 3 ore, 3 lunghe ore! C’era paura perché nessuno ti diceva la verità, c’era gente che stava male ed altra che la aiutava, sconosciuti; persone che chiacchieravano tra loro per ingannare il tempo, signori e ragazzi che andavano dai più anziani a chiedere se avevano bisogno di aiuto, altri che venivano da noi, unici stranieri sulla carrozza a rincuorarci, distrarci e farci anche divertire…il cuore mi si è gonfiato di gioia, non ho mai conosciuto persone così, tutte unite tra loro, tutte pronte ad aiutarsi. Non avevano paura loro, usciti dalla metro c’era un casino totale, tutta NY per strada, con la differenza che i cittadini camminavano tranquilli e si fermavano a bere qualcosa aspettando che la confusione finisse, mentre gli stranieri urlavano, correvano spaventati ripromettendosi di non tornare più, cose da non credere! Sono felice di aver vissuto in prima persona questo fatto, potrò sembrare sciocca ma in un certo senso mi sento un po’ più americana, ho condiviso con loro un momento brutto ma importante e ne sono felice.

New York è la città più bella del mondo, una città che rimane impressa nella mente per tutta la vita; se appena avete la possibilità andateci, non ve ne pentirete di sicuro, anzi, una volta arrivati là non vorrete più tornare a casa. Spero che questo mio “diario” vi sia servito a qualcosa, vi abbia fatto comprendere un qualcosa in più…Bè, allora buon viaggio!

Gaia