HOME INFO I NOSTRI USA LINKS GUESTBOOK
 

IL DIARIO DI LAURA E STEFANO

 
 
IL TRIANGOLO DELL'EST

NEW YORK – CASCATE DEL NIAGARA – TORONTO - WASHINGTON – PHILADELPHIA

14 OTTOBRE  – 21 OTTOBRE 2000

La partenza è fissata per il giorno 14 Ottobre ore 6 del mattino circa dal nuovo Terminal di Malpensa 2000. Partiamo da casa quando è ancora notte fonda e poiché a quell’ora l’autostrada è deserta arriviamo con un netto anticipo sulla tabella di marcia. Classica attesa stressante sui divanetti dell’aeroporto ed ecco che si illumina il terminale della British.

L’imbarco è piuttosto angosciante perché ci capita subito l’operatrice più impedita, ma dopo varie peripezie finalmente voliamo verso Manchester. Non appena mettiamo piede nel suddetto aeroporto, gli altoparlanti annunciano a gran voce i nostri nomi invitandoci a rivolgerci al Customer Satisfaction. Con la tachicardia ai massimi livelli (praticamente sull’orlo dell’infarto) raggiungiamo lo sportello indicatoci e, fortunatamente, scopriamo che si tratta di un problema “tecnico” di registrazione dei nomi. Finalmente ripartiamo : meta finale NEW YORK (circa 7ore di volo). A parte il freddo polare, il viaggio fila a meraviglia e, tra uno spuntino e l’altro , riusciamo anche ad appisolarci. Ore 12 (ora locale) : atterriamo al mitico JFK (solo 9 Terminal di aeroporto !). In men che non si dica le valigie vengono scaricate e ci precipitiamo all’assalto di un taxi giallo che ci condurrà all’Hotel Radisson a Manhattan. Fa indubbiamente caldo, siamo stanchi e il fuso orario si fa sentire. Ne approfittano subito il taxista e il portiere dell’albergo: in mezz’ora riusciamo a spendere Lit. 100.000 tra taxi e mance varie.

Benvenuti nella Grande Mela (N.B. questo è solo l’inizio!) Non ci perdiamo d’animo e, dopo aver depositato i bagagli, usciamo ad esplorare questa meravigliosa metropoli unica al mondo. Prima tappa in assoluto : ricerca del mitico Hard Rock Cafè. Dopo l’acquisto di rito, ovvero le classiche t-shirts bianche, decidiamo di sederci ad un tavolo e consumare il nostro primo pranzo (o cena dipende dal fuso) a New York. Giudizio complessivo piuttosto negativo : la Caesar Salad è assolutamente insapore e il panino è simile ad una mattonella. Proseguiamo il nostro tour nei dintorni della Fifth Avenue sino a quando la stanchezza ha il sopravvento e decidiamo di rientrare in albergo (sono circa le 7 di sera)..

Ci addormentiamo come sassi ma alle 3 di notte siamo arzilli e pimpanti , pronti per iniziare una nuova giornata. Chi riesce più a dormire (in Italia sono già le 9 del mattino)? Se solo spegnessero le luci del grattacielo di fronte … che inutile spreco di energia ! Teniamo duro fino alle 6, dopodiché ci prepariamo ed usciamo. E’ piuttosto presto considerando che si tratta di una domenica mattina. I newyorkesi sono ancora tutti a letto e la città così vuota è ancora più affascinante. Iniziamo a percorrere la Fifth Avenue in direzione Sud e incontriamo quasi subito l’Empire State Building, la cui punta sembra voler bucare il cielo azzurro e terso. Per colazione ci fermiamo da Xando e qui ci viene offerto un tè bollente nei tipici bicchieroni di carta con rinforzo anti-ustione per le mani.

Dopo esserci rifocillati con deliziosi muffins ripieni di marmellata riprendiamo il cammino e rimaniamo stupiti dalla stranezza del Flatiron, il famoso palazzo a forma di ferro da stiro che un tempo era il più alto del mondo. La città si sta svegliando. Le automobili, i taxi e gli autobus cominciano a circolare ed ovunque si sentono clacson arrabbiati . Nonostante i rumori e la confusione gli scoiattoli saltano allegri nei vari angoli verdi, incuranti di ciò che li circonda. Tutto è così affascinante: i suoni, le dimensioni, i colori … è proprio un mondo a sé ma una volta nella vita vale sicuramente la pena di tuffarcisi in mezzo.

Ciò che comunque non dimenticheremo mai di questa giornata è indubbiamente Chinatown. E’ difficile riuscire ad esprimere a parole l’atmosfera coinvolgente ed eccitante che caratterizza questo atipico quartiere. E’ come se con il teletrasporto ti trovassi improvvisamente catapultato in un mondo a parte che non ha nulla da spartire con la Grande Mela.

Ad ogni angolo sbucano negozietti sporchissimi che espongono le loro più svariate mercanzie : vegetali stranissimi come topinambur , zenzero ed altri prodotti ricercati, pesci essiccati molto simili a serpenti rigorosamente esposti in bella vista alle vetrine, molluschi disidratati pronti per la preparazione di saporiti brodini, strani polli di colore grigio ammassati in luride ceste, spezie, tuberi e chi più ne ha più ne metta. La gente (ovviamente solo personaggi dagli occhi rigorosamente a mandorla) si affanna a contrattare e a comprare , indifferente ma allo stesso tempo un poco scocciata dalla presenza dei numerosi turisti che, come noi, non possono evitare di scattare foto e fare riprese con la telecamera.

Accanto a Chinatown si può ammirare Little Italy, una vera delusione al confronto. Nulla è rimasto a parte una gastronomia che vende ricotta e prodotti siciliani e qualche ristorante dal nome tipicamente meridionale. Sempre diretti a Sud, attraversiamo il quartiere ebraico e non possiamo non fare un salto al famoso ristorante/paninoteca/salumeria nella quale hanno pranzato personaggi famosi tra i quali Bush e Clinton e nella quale è stata girata una famosa scena del film “Harry ti presento Sally”. Arriviamo finalmente al Ponte di Brooklyn dal quale si gode una bellissima panoramica di New York. Siamo stanchissimi, le nostre gambe ormai non ci reggono più ma vogliamo percorrere il ponte almeno fino a metà per poter dire una volta a casa “ci siamo stati”. Dopo Brooklyn è d’obbligo la tappa alle Torri Gemelle. Acquistiamo i biglietti per salire ma siamo scoraggiati dalla fila interminabile di turisti che hanno la nostra stessa intenzione e riusciamo a rivenderli ovviamente allo stesso prezzo. Con le gambe ormai a pezzi percorriamo tutto il lungomare sino ad arrivare quasi di fronte alla Statua della Libertà.Ci accontentiamo di vederla da lontano. Non abbiamo nessuna voglia di prendere il battello anche perché tutti ci dicono che non ne vale la pena. Ci arrendiamo alla nostra stanchezza e decidiamo di prendere la metropolitana (è sempre una nuova esperienza !).

Primo problema da affrontare : come e dove acquistare i biglietti ? Scendiamo ai binari e ci avviciniamo alle macchinette infernali. Chiediamo informazioni e riusciamo ad acquistare una Metrocard dal valore di $5. Secondo problema da affrontare : da che parte dobbiamo dirigerci ? La nostra preziosa guida rossa Thomas Cook ci svela immediatamente i segreti della Subway newyorkese che effettivamente e molto ben costruita ed organizzata. Scendiamo nella zona del Green Village e, ancora a piedi, ci avventuriamo in questo quartiere frequentato da punk, metallari e nostalgici dei figli dei fiori con piercing in ogni parte del corpo e capelli allegramente colorati. Ci riavviciniamo gradatamente alla Fifth Avenue. Sopraffatti dalla fame ci catapultiamo in un McDonald’s e divoriamo panini e patatine.Facciamo un po’ di shopping e siamo attratti da un negozio in stile Body Shop che espone candele stranissime a forma di torte e pasticcini. Rientriamo in albergo per una doccia e per la cena scegliamo il locale adiacente al Radisson dove la mancia ci verrà a costare più della cena stessa.

16 OTTOBRE

Oggi iniziamo il nostro mitico mini tour (5 giorni/4 notti) Cascate del Niagara, Toronto, Washington e Philadelphia. Mentre attendiamo, nella hall dell’albergo facciamo subito amicizia con una coppia di ultrasettantenni sudafricani di Cape Town. Che aggancio meraviglioso ! Sfodero il mio inglese e cerco di gettare le basi per il nostro tanto sospirato viaggio in Sudafrica ma il destino vuole che i due tipi vengano inseriti nel gruppo dei turisti di lingua inglese. Non li rivedremo più. Ci consoliamo con gli squisiti muffins ai frutti di bosco acquistati per $3 ciascuno (praticamente Lit 7.000 per una colazione a secco !). Finalmente arriva anche la nostra guida e ci fanno salire sull’autobus della linea Academy

Partiamo alla volta delle Cascate dopo aver fatto il giro dei vari alberghi per raccogliere il resto della comitiva. L’arrivo è previsto in serata. La nostra guida è una colombiana di nome Rugiada mentre l’autista  Rob è il classico ragazzone di colore alto 2 metri per 150 Kg di peso. Dopo averci mostrato su una cartina striminzita il percorso, Rugiada stabilisce le regole fondamentali del tour :

  1. sosta per la pipì ogni 2 ore
  2. soste per il pranzo in qualche centro commerciale.

La tappa intermedia avviene al Museo del Vetro di Corning, niente da invidiare a Murano ovviamente. Ne approfittiamo per fare conoscenza con il resto del gruppo. I più schizzati sono Walter e Beatrice, una coppia di fiorentini in viaggio di nozze ai quali hanno perso anche i bagagli. Si faranno una settimana con gli stessi vestiti ma non sembrano più di tanto preoccupati. Ci sono poi la coppia di Catania, Francesco e Maria, con i quali scambieremo anche gli indirizzi, la coppia di Ferrara che ha girato il mondo, la coppia di Napoli in viaggio di nozze (lei è senza voce dalla nascita ma non smette mai di parlare. Verrà soprannominata “la Voce” e così via. In serata arriviamo all’Holiday Inn di Niagara Falls (versante americano). Rugiada ci annuncia una cena sulla famosa torre girevole con panoramica sulle cascate (versante canadese). Costo : $42 a cranio. Menu : petto di pollo con insalata. Ci rifiutiamo categoricamente, ci armiamo di macchina fotografica e videocamera e in meno di 15 minuti arriviamo alla famosa torre dopo aver stoicamente varcato a piedi il confine tra Stati Uniti e Canada. L’emozione è grande poiché dal ponte che separa i due stati è possibile ammirare le Cascate nel loro splendore notturno. Saliamo in cima alla torre al prezzo di $6 a cranio, alla faccia di tutti gli altri. Scopriamo che esistono ben due Hard Rock Cafè a Niagara Falls, uno per ogni versante e , poiché abbiamo solo dollari americani, ci fermiamo a mangiare in quello americano. Come locale non è male ed anche il cibo è passabile.

Andiamo a letto presto : domani sarà una giornata molto piena.

17 OTTOBRE

Il ritrovo è fissato alle 7 nella hall dell’albergo. Scendiamo un po’ prima per ustionarci la bocca e lo stomaco con il classico bicchierone di tè bollente. Partiamo e, ovviamente, piove a dirotto. La prima fermata è la splendida città di Toronto. Ha smesso di piovere ma il cielo è coperto dalle nuvole, così Rugiada ci consiglia di non salire sulla torre dello Skydom  in quanto sarebbe inutile.

Così ci accontentiamo di fotografarla più in lungo che in largo, dopodiché ci trasferiamo in un posto stranissimo che viene definito dalla guida “la città sotterranea”. Per difendersi dal clima particolarmente rigido, gli abitanti di Toronto hanno pensato di coprire tutto con una cupola di vetro o plastica. Per intenderci : dal posto di lavoro possono tranquillamente raggiungere la Banca, la Posta, la Camera di Commercio, il bar, il ristorante o il supermercato senza dover uscire all’aperto o infilarsi il cappotto. Davvero ingegnosi questi canadesi ! Addirittura esiste  un enorme grattacielo, sede di una Banca, i cui vetri sono stati spruzzati di oro per trattenere meglio il calore. La città è molto moderna e in ogni angolo puoi trovare un alce di cemento decorato da un artista del posto. Ovviamente non poteva mancare la sosta di due ore in un enorme centro commerciale il cui piano terra è completamente invaso da piccoli “chiostri”che propongono le più svariate tipologie di cibo, dall’italiano al cinese all’inglese al messicano al tailandese al turco e chi più ne ha più ne metta. Approfittiamo di questa sosta per andare alla ricerca dei due Hard Rock Cafès della città.

Scambiamo qualche spicciolo in panetteria e ci avventuriamo in metropolitana per raggiungere lo Skydom. Acquistiamo subito la t-shirt bianca e ci facciamo spiegare dalla commessa come raggiungere l’altra sede. Prendiamo di nuovo la metro, scendiamo alla fermata indicata ed acquistiamo l’altra t-shirt. Missione compiuta ! Possiamo tornare al centro commerciale ed ingurgitare un panino al volo prima dell’arrivo dell’autobus che ci porterà alle Cascate. Fortunatamente il tempo tiene e riusciamo a prendere il battello Maid of The Mist non prima di esserci infilati l’impermeabile azzurro compreso nel prezzo del biglietto.

Il battello ci porta vicinissimi alle rapide e, ovviamente, ci bagnamo in modo clamoroso dalla testa ai piedi ma ne vale sicuramente la pena. Riusciamo a fare qualche ripresa ma ci consigliano di tenere l’obiettivo riparato dall’acqua.

Consumiamo la vena sempre nel solito Hard Rock Cafè : ormai ci siamo affezionati, peccato che domani ripartiamo.

continua...