| THE DANCING ROCKS - ARIZONA, CRONACA DI UNA GIORNATA | |||
|
Al mattino però una mezza delusione: spalanco le tende della camera che abbiamo preso al Best Western di Chinle ed un cielo grigio e spento annacqua i contrasti ed i colori che in una giornata di sole sono solitamente intensissimi. Non sembra una buona giornata per la fotografia di paesaggio. Guardo Cristina ancora semi addormentata nel letto e decido di svegliarla ugualmente: oggi nei nostri piani era prevista una escursione in 4wd all'interno del Canyon de Chelly ma le strade, dopo i violenti temporali di ieri, saranno sicuramente impraticabili, è quindi di fondamentale importanza stabilire un programma alternativo. Ovviamente Cristina non accoglie bene la mia iniziativa e mi manda a quel paese, forse ha ragione, siamo stanchi entrambi perché reduci da un paio di hikes piuttosto lunghi nelle Bisti Badlands ed una mattinata trascorsa a poltrire nel letto ci farebbe senz'altro bene. Nel primo pomeriggio siamo ancora sul bordo del canyon, proprio davanti a quella straordinaria formazione rocciosa sacra ai navajo chiamata Spider Rock, il cielo è ancora coperto e la luce è piatta, però alcune nuvole minacciose e dalle forme interessanti stanno rapidamente avanzando all'orizzonte, decidiamo quindi di montare la folding e di fare qualche scatto. E poi a me sono sempre piaciute queste condizioni di luce, non trovo affatto che il clima cupo e rarefatto di una giornata overcast poco si addica alla fotografia di paesaggio. Certo che in questi casi è fondamentale utilizzare pellicole dalla intensa saturazione e contrasto come la Velvia 50 che lavora benissimo in queste condizioni. E poi è sempre un immenso piacere per me osservare Cristina che traffica sotto il telo nero: solitamente è lei che cura la composizione ed io, nei minuti che lei sparisce inghiottita da questo gorgo d'ombra, posso rilassarmi e godermi il paesaggio, di cui Cristina diventa una parte integrante ed ineluttabile, cerco di immaginare che tipo di immagine stia componendo sul vetro smerigliato, quale visioni troverò quando sarà il mio turno di mettere la testa sotto il telo nero, non so perché ma questo mi fa vivere più intensamente i luoghi magnifici che ci circondano. Verso la metà del pomeriggio decidiamo di andare verso Round Rock, vogliamo fotografare due particolarissime formazioni rocciose chiamate Dancing Rocks, si vedono tranquillamente dalla strada ma sono circondate da un labirinto di terreni privati e fattorie, non abbiamo proprio idea di come fare ad avvicinarci e trovare così una prospettiva di ripresa favorevole, forse nel piccolo paese navajo qualcuno saprà darci qualche indicazione utile.
Il paese è molto piccolo, da una rapida occhiata sembrerebbero poco più di un centinaio di case ammassate ai piedi delle Los Gigantes Buttes, una specie di piccola e suggestiva Monument Valley che si può esplorare percorrendo un paio di sterrate che partono proprio dalle vicinanze di Round Rock.
Senza esitare ci dirigiamo alla Chapter House, una vera e propria istituzione presso le comunità indiane, praticamente sono degli uffici tribali preposti alla regolamentazione della vita comunitaria, scolastica e religiosa, ed autorizzati anche al rilascio dei permessi e delle informazioni turistiche. Entro e chiedo notizie ad una impiegata gentilissima che mi informa che quasi tutte le strade per avvicinarsi alle Dancing Rocks attraversano delle proprietà private e quindi per entrare dovrei e chiedere il permesso dei proprietari, prospettiva che sinceramente non mi alletta molto. Poi improvvisamente il suo volto si illumina, è evidente che gli è venuta una idea. Mi dice che, percorrendo la 191 in direzione Rock Point, non appena lasciate alle nostre spalle le Dancing Rocks, ad un certo punto troveremo alla nostra destra un cartello che indica il Circle Dee Ranch, lì dobbiamo svoltare a destra e parcheggiare la macchina nel primo spiazzo che vediamo. Davanti a noi vedremo delle colline, quella è terra pubblica. Camminando sulle colline per un paio di miglia dovremmo raggiungere dei punti panoramici e molto favorevoli per le nostre riprese. E' quello che facciamo e nel giro di mezz'ora abbiamo trovato un magnifico punto in cui montare le folding e provare a realizzare qualche immagine.
Decidiamo di montare lo Schneider 150 mm. per includere nell'inquadratura una formazione rocciosa dalla forma ovale che si trova proprio sotto di noi, una specie di cupola di roccia che equilibra la composizione e dona profondità alla scena. Il cielo è sempre tormentato dalle stesse nuvole che si addensavano sul Canyon de Chelly, ed anche se la luce è ancora piatta decidiamo di fotografare lo stesso.
Quando, improvvisamente, un raggio di luce trafigge la coltre di nuvole, squarcia l'orizzonte e colpisce la roccia ovale, rimbalza poi come d'incanto sulle Dancing Rocks e le avvolge di una polvere iridescente e mistica, una scena veramente indicibile. Capiamo subito che abbiamo pochissimi minuti e poi tutto questo svanirà. Per fortuna l'inquadratura era già pronta: tiro allora fuori il mio esposimetro a spot e punto direttamente sulla prateria che si apre ai piedi delle Dancing Rocks, quel verde mi sembra proprio un perfetto grigio medio, non ho assolutamente il tempo per effettuare le rilevazioni esposimetriche sulle altre parti della scena, quindi mi fido del mio istinto, comunico a Cristina la coppia tempo/diaframma e via! Giusto qualche minuto, solo il tempo di impressionare un paio di pellicole piane, ed è tutto finito. Emozionati e felici io e Cristina ci guardiamo negli occhi, rimettiamo la Gandolfi nello zaino e rimaniamo per mezz'ora seduti sulla collina, come ipnotizzati da queste due rocce-totem che sorvegliano e proteggono le terre del popolo che si è saputo affidare alla loro saggezza, e solo l'arrivo di un altro temporale ci convince che è tempo di tornare a Chinle. Marco Frigerio © 12/2004 |
|||