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MITI AMERICANI

 
  JACK KEROUAC  

 

Conosciuto e quasi idolatrato dai giovani di tutto il mondo, che vedono nel suo romanzo Sulla strada l’opera che più di ogni altra rispecchia i propri bisogni e i propri sogni di libertà, Jack Kerouac rappresenta oggi uno degli autori più importanti dell’intero ‘900. Grazie a lui, infatti, ed a questo libro pubblicato nel 1957 che sconvolse gli Stati Uniti prima e tutto il mondo poi, i protagonisti della famosa contestazione studentesca trovarono un capo saldo, una figura su cui poggiarsi ed a cui fare risalire i loro ideali e le loro proteste. Ancora oggi la figura di Kerouac è oggetto di studio ma anche di “venerazione”, poiché simbolo di libertà, controtendenza e rifiuto di tutti quei canoni sociali e politici che le società mondiali impongono, contrapponendo ad essa uno stile di vita on the road, come da titolo del libro, fatto di assoluta libertà, di mancanza di legami personali e sociali, quasi un moderno nomadismo alla ricerca di quella sorta di “terra santa” in cui non dovere più sottostare alle leggi ed alle conformità sociali, ma che nello stesso tempo permette il nascere di rapporti più veri e più sinceri tra le persone, proprio perché non sottoposti alle pressioni della vita sociale e che in definitiva non è indirizzata ad altro se non alla ricerca di se stesso.
Nato nel 1922 a Lowell (Massachussetts), dopo aver abbandonato gli studi universitari Jack Kerouac prese a vagabondare per gli Stati Uniti, adattandosi a fare i lavori più disparati. Verso il 1950 cominciò a vivere quasi stabilmente a S. Francisco, allora patria di tutti quegli artisti che da lì a qualche tempo avrebbero dato vita al movimento culturale-rivoluzionario della beat generation, di cui proprio Kerouac –insieme a Ginsberg e Ferlinghetti – rappresentano ancora oggi i simboli.
La beat generation si espresse soprattutto tramite la letteratura, poesia o narrativa che sia, fatte di liriche dissacranti e di denuncia sociale, in cui trovarono rifugio tutti quei giovani “arrabbiati” ed insicuri, giudicati inattivi dai cosiddetti adulti ed improduttivi da quella che si andava delineando come “società dei consumi”, che scelsero radicalmente un’esistenza libera ed incondizionata: era il risultato del più grande contrasto tra genitori e figli che in quegli anni raggiunse picchi vertiginosi. Da una parte i “vecchi”, impegnati a portare avanti la propria famiglia in un contesto sociale borghese e senza alcuna prospettiva per il futuro,  e dall’altra i giovani che desideravano ardentemente un futuro migliore, forse meno squallido e piatto di quello dei propri genitori e che con le sole forze della propria mente sognavano di cambiare il mondo.
Il prototipo di questo nuovo stile di vita e di tutti i sogni ad esso connessi è contenuto proprio nell’opera di maggiore spessore scritta da Jack Kerouac, vale a dire Sulla strada (t.o. On the road), dove l’inquieto girovagare dei personaggi e la loro disperata ricerca di compagnia non sono che mezzo per ritrovare se stessi, a dispetto di un conformismo alienante. On the road fu certamente il più grande successo mondiale di Kerouac, che comunque continuò la propria produzione letteraria toccando anche i problemi della gioventù del suo tempo con opere come I sotterranei (1958) e I vagabondi del Dharma (1958).
Alla luce di questo individualismo e di questa insoddisfazione giovanili vanno letti gli atteggiamenti provocatori che i ragazzi della beat generation – termine coniato da un giornalista americano nel 1952 – assunsero: un ostentato linguaggio volgare, l’abbigliamento trasandato, la predilezione per l’alcool e la droga, fattori tutti che guadagnarono loro la designazione di “gioventù bruciata”, la quale ebbe, nel cinema, il suo idolo nell’attore James Dean, morto giovanissimo in un incidente stradale.
La cultura della beat generation gravitò intorno al quartiere del Greenwich Village a New York, ma si irradiò soprattutto dalla città più libera, più anticonformista e mediterranea d’America, San Francisco, che ne fu il vero centro. Essa fu caratterizzata, al di là dei toni volutamente provocatori e volgari, da una ricerca quasi mistica delle profonde ragioni dell’uomo e del mondo, che portò molti di loro, per primo lo stesso Jack Kerouac, ad aderire a religioni orientali come lo Zen, variante giapponese del buddismo, peraltro molto diffusa negli USA. Così, l’aggettivo “beat” che qualificava suddetta generazione, assunse il duplice significato di “battuto” o “sconfitto” e di “beato”, attraverso la percezione dell’assoluto (Dio) e l’abbandono dei valori del tutto contingenti ed esteriori della società.