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MITI AMERICANI

 
  FRANK SINATRA  

 

Francis Albert Sinatra nato ad Hoboken, nel New Jersey, il 12 Dicembre 1915  da madre genovese e padre siciliano. The Voice vive un'infanzia dura e umile. La madre Dolly, di origini liguri, fa la levatrice. Il padre Marty, pugile dilettante di origini siciliane, è un pompiere. Da ragazzino, Frank è costretto da esigenze economiche a fare i lavori più umili. Cresciuto per la strada e non sui banchi di scuola, prima fa lo scaricatore di porto e poi l'imbianchino. A sedici anni, ha una sua band, i Turk. Dopo il debutto in un concorso radiofonico, lavora con le orchestre swing di Harry James e di Tommy Dorsey. Hollywood sfrutta la sua popolarità in film musicali di scarso rilievo. Se si eccettuano le tre brillanti prove accanto a Gene Kelly - "Due marinai e una ragazza", "Facciamo il tifo insieme", "Un giorno a New York" -, è prevalentemente la musica ad occupare Sinatra, almeno fino alla fine degli anni '40, quando, una emorragia alle corde vocali sembra comprometterne per sempre la carriera. Sinatra si rivolge nuovamente al cinema e con insospettata caparbietà si afferma ottimo attore drammatico. L'Oscar per "Da qui all'eternità", segna l'inizio di un nuovo periodo fortunato e il successo torna di nuovo a sorridergli rilanciandolo, con una voce più matura, ai vertici del mondo della canzone. Personaggio ormai leggendario (Lucky Frankie, The Voice, Old Blue Eyes sono i soprannomi che gli tributano per il fascino e l'inimitabile talento vocale), generoso, passionale, perfezionista, vendicativo, riempie le cronache dei giornali con i suoi matrimoni e i suoi flirt, le controverse posizioni politiche, i contatti (veri o presunti) con ambienti della malavita, le iniziative imprenditoriali. Irripetibile esempio di una vita interamente dedicata al pubblico, Sinatra cantante è uscito indenne dal trascorrere delle mode musicali e non si è mai sottratto al confronto con le vere grandi personalità della canzone ottenendone rispetto e ammirazione; Sinatra attore, ha dimostrato la verità di una teoria alla quale diceva di credere fermamente, e cioè che un buon cantante è essenzialmente un buon attore. Le sue interpretazioni de "L'uomo dal braccio d'oro", "Il Jolly è impazzito", "Qualcuno verrà", gli hanno dato ampiamente ragione.

 Frank Sinatra passa alla storia come The Voice, per il suo inconfondibile carisma vocale. Durante la sua carriera incide 2 mila e 200 canzoni per un totale di 166 album. Dedicandosi anche, con fortuna, al grande schermo.
E la sua vita privata è paragonabile proprio ad uno dei suoi tanti film di successo. Famoso latin lover, si sposa quattro volte. La prima a ventiquattro anni, con Nancy Barbato, dal 1939 al 1950, dalla quale ha tre figli: Nancy, Frank Jr. e Christina che, all'epoca della separazione, hanno rispettivamente undici, sette e tre anni. Poi, dal 1951 al 1957, Sinatra ha un'intensa storia d'amore con Ava Gardner, che riempie le cronache rosa dei giornali del tempo. A suon di criticati confetti (per lei lascia la famiglia), di botte e di litigi. Per soli due anni, dal 1966 al 1968, si unisce in matrimonio con l'attrice Mia Farrow. E dal 1976 fino alla sua morte resta a fianco dell'ultima moglie, Barbara Marx. Ma la stampa continua, anche negli ultimi anni, ad attribuirgli flirt: da Lana Turner a Marilyn Monroe, da Anita Ekberg ad Angie Dickinson.
Da sempre vicino alle cause per i diritti umani, già nei primi anni Cinquanta si schiera a favore dei neri, vicino al suo inseparabile amico Sammy Davies Jr. Fino all'ultimo, non si sottrae alla beneficenza a favore dei bambini e delle classi disagiate.
La sua stella non conosce ombre. Solamente tra il 1947 ed i primi anni Cinquanta, attraversa una breve crisi professionale. Che supera brillantemente, grazie al film di Fred Zinnemann Da qui all'eternità, con cui conquista l'Oscar come Migliore Attore non Protagonista. Tra i più cari amici ne ricordiamo qualcuno, da Dean Martin a Sammy Davis Jr, a Peter Lawford. Tra gli ultimi omaggi che l'America tributa a questo grande showman, un regalo speciale per i suoi ottant'anni, nel 1996. Per i suoi occhi blu, l'Empire State Building per una notte si illumina d'azzurro. Tra coppe di champagne e gli inevitabili festeggiamenti, cui The Voice è abituato. Lo stesso omaggio è stato ripetuto anche in occasione della sua morte.

Quando Frank nacque, i suoi genitori erano sposati da sei anni. Fu un parto terribile. Con il forcipe l’ostetrico gli sfregiò parte della testa e del collo, e quasi gli recise un lobo dell’orecchio. Frank volle tenersi quella cicatrice per tutta la vita. Alla Metro Goldwin Mayer gli proporranno di rimuoverle con la chirurgia plastica e lui risponderà: “sono tutto una cicatrice, di dentro e di fuori, e questo me lo ricorderà per sempre”. La nascita fu il suo momento più terribile. L’ostetrico disse: “il bambino è spacciato, occupiamoci di salvare la mamma”. Allora la nonna, Rosa Garaventa, prese in braccio il bambino cianotico e lo tuffò nell’acqua fredda. Frank riprese a respirare. Fu subissato d’affetto. Ma quando Dolly entrò in politica, lo abbandonò. E Frank fu allevato da una vicina di casa ebrea, la signora Goldberg.

L’unica cosa che Dolly gli insegno era vestire con eleganza e larghezza. Dolly avrebbe preferito una femmina, per cui, si intestardì per anni a vestire Frank di rosa. Ma gli regalò tante di quelle paia di braghe che i teppistelli del quartiere, gli dettero il soprannome di “Pantalonoso”.

Da ragazzo fu coinvolto in una rissa per il suo carattere fiero e orgoglioso, e anche perché era “dago” cioè italiano. “Vivevo nel quartiere dei duri. Quando qualcuno mi diceva: ti vomito addosso, piccolo sporco italiano, la cosa più rapida che facevo era spaccargli la testa con il tirapugni che nascondevo in tasca”.

Frank ascoltava per ore i dischi di Rudy Vallee e del suo idolo Bing Crosby e aveva decorato con le loro foto la sua stanza. Quando ebbe 15 anni ricevette in regalo dallo zio Domenico l’ukulele. Nel 1930 incontrò, ad un matrimonio, una bella ragazza timida , Nancy Barbato,  figlia di italiani, e le fece due serenate con l’ukulele. Si fidanzarono e festeggiarono insieme il legame nel 1933, andando a sentire Bing Crosby. “Sarò anch’io cantante” disse Frank.

Frank, infatti, lasciò la Demarest High School, per arruolarsi in una orchestra. Dolly capì che non poteva dissuadere il figlio e per 65 dollari gli comprò un microfono e un amplificatore e usò la sua influenza politica per procurargli delle serate come cantante. Da quel momento Sinatra fu una presenza fissa a tutti i concorsi di dilettanti che si tenevano sulla Costa Est. Gli anni ’30 e ’40 furono l’era delle Big Band. Sinatra cominciò la sua marcia d’avvicinamento alle band dalla radio e trovò la sua occasione nello show intitolato “l’ora del dilettante” di Major Bowes.

Dolly gli procurò una scrittura al night club Union per 40 dollari. Cantava lì ogni sera e faceva trasmissioni radiofoniche non pagate.

Il 4 febbraio 1939 Frank si sposò con Nancy. Frank guadagnava solo 25 dollari la settimana, e Nancy, allora, si impiegò.  Ma ogni volta che tornava a casa, la sera, si avvicinava a Nancy e, dandole un bacio sulla fronte, le diceva: “baby, sto diventando famoso!”.

Una notte del giugno 1939, il grande trombettista Harry James, che aveva lasciato Benny Goodman per formare una sua famosa band, accese la radio e sentì Frank. Si sentì accarezzare le orecchie dal sussurro di una voce dolcissima e cercò di combattere con le ali del sonno per cogliere il nome dell’usignolo misterioso. Si precipitò nel locale che la trasmissione nominò e scoprì una voce. James strappò a forza Sinatra dal night club e se lo vincolò per due anni. Gli dava un compenso di 75 dollari la settimana. Frank tornò a casa, sollevò da terra Nancy e la librò nell’aria. “Dai un calcio a quel lurido lavoro di segretaria, piccola” esclamò.

Frank fece successo a Baltimora e alla Fiera Mondiale di New York con due canzoni “My love for You” e “Wishing”. Harry James cominciò a essere geloso per il successo che aveva presso le ragazzine. Alla sua band, invece, non sempre le ciambelle riuscivano con il buco. Al sofisticato Night Victor Hugo di Beverly Hills, la clientela mostrò di non gradire la sua musica. Il padrone li licenziò tutti. Frank approfittò per spedire a casa Nancy che era incinta.

Poco dopo, Sinatra ebbe una ottima proposta da Tommy Dorsey che aveva una orchestra ancora migliore di quella di James. Sinatra fu ingaggiato a 100 dollari la settimana. La band di Dorsey fu una eccellente pista di lancio e Frank guadagnava terreno .

Qualche sabato Frank tornava a Jersey City dalla moglie, ma quelle soste lo rendevano nervoso e intrattabile. Nancy era una ragazza troppo semplice, rimasta indietro rispetto alle ambizioni di Frank. E il matrimonio cominciò ad andare a pezzi.

Sinatra incontrava donne bellissime, sofisticate, intelligenti e sfacciate ed esercitava su di loro una tale attrazione che non aveva difficoltà nel conquistarle. Solo la figlia Nancy Sandra Sinatra, nata l’8 giugno 1940, riusciva a tenere insieme Nancy e Frank.

Frank aveva sfondato con il primo grande successo, “I’ll Never Smile Again”. A 24 anni era un divo. Si fermò a Hollywood per interpretare il film “Las Vegas Nights”. Il critico George T. Simon scrisse di lui: “Canta bene. Peccato che sia così poco fotogenico”. Anche Dorsey cominciava a essere geloso e cercò di scaricarlo.

Sinatra incise “Stardust”, “The One I Love” e “Let’s Get Away from It All”. Le ragazzine impazzivano per lui. Sembrava che nelle loro menti e nel loro cuore egli avesse preso il posto dei ragazzi, dei fidanzati e degli amanti, portati dalla guerra, lontani da casa.

“Non è più lo show di Tommy Dorsey è lo show di Frank”dicevano i critici. Sinatra incideva molti dischi e si mostrava un grande professionista. Nel settembre 1942, Sinatra lasciò Dorsey e fu generosissimo, vincolandogli buona parte dei suoi guadagni negli anni a venire. “Tommy mi ha insegnato tutto. È stato la mia vera educazione, e io lo ripago così”.

Aveva imparato a perfezionare i fiati e a dosare il respiro. Faceva esercizi fisici per accrescere la capacità dei polmoni. Riusciva a inalare aria in misura doppia di una persona normale. Aveva acquistato una prodigiosa padronanza del suo magnifico strumento, la voce, e riusciva a usarla come contrappunto melodico delle passioni più veementi facendo risaltare con pastosa sonorità e con pronuncia perfetta ogni parola di un inglese cattivante e armonioso. Era “Fabulous Frank”. Il favoloso Frank. Il meglio che ci fosse mai stato e che ci sarà mai.

Il contratto con Dorsey era per 5 anni e ne erano trascorsi due. Tommy lo lasciò libero a patto che il suo figlioccio gli passasse il 43% di tutti i suoi guadagni del decennio successivo. Ma Sinatra libero era lanciato. Tornò a New York e ottenne uno show, “Songs by Sinatra” dalla onnipotente CBS. Era così popolare che lo chiamarono al teatro Paramount di Time Square a New York che apriva il 31 dicembre 1942 con un grande show.

Benny Goodman lo presentò: “e ora, signore e signori, ecco a voi Frank Sinatra”. In un baleno si creò la più stupefacente esplosione di isteria collettiva femminile dai tempi di Rodolfo Valentino. Il giornale degli intellettuali, il raffinato New Yorker, si sbilanciò a definire Sinatra “un fenomeno americano”. In una sola apparizione sul palco del Paramount, Frank fu consacrato una stella.

La sua voce? Era qualcosa di mai sentito. Era uno stile inimitabile di canto che sollevava a sé la platea nella magia delle mille sfumature emozionali e delle sottili armonie che investivano le piccole figlie della follia. Le ragazze erano frenetiche, invasate, febbrili, lo carezzavano con i binocoli,lo cullavano nella loro fantasia.

La posta scaricava sul suo tavolo mille lettere la settimana. Una notte le ammiratrici gli strapparono i vestiti e lo lasciarono in mutande. Rischiò di morire strangolato perché due sovreccitate si erano appese alla sua cravatta.

Frank aveva imparato dal Jazz e dai classici, da Billie Holliday e da Fats Waller. Inoltre, aveva iniettato nella canzone un ingrediente  che nessuno aveva mai usato con quel cocktail esplosivo: il sesso. Era come se egli facesse l’amore con ogni ragazza in sala. L’effetto magnetico era tale che per far prosperare quel fenomeno gli impresari, a metà maggio 1942, gli offrirono un contratto da 3100 dollari la settimana. Per completare la gloria occorreva un buon lavoro al cinema. E allora Frank firmò per la RKO.

Il suo matrimonio era sempre più traballante. Cercò di puntellarlo mandando Nancy, incinta per la seconda volta, in un lussuoso appartamento di otto locali a Jersey City. Ma la moglie non faceva altro che piangere, con i bollettini di guerra che arrivavano da Hollywood e con i notiziari che segnalavano i successi di Frank con le donne più belle e famose.

La leggenda vuole che egli avesse nella sua stanza di albergo una specie di mappa di guerra con i ritratti delle venti donne più belle del mondo e che se segnasse con le bandierine i momenti delle loro capitolazioni e delle sue vittorie.

Fu clamoroso l’amore con Lana Turner, definita “il pullover”. Lei si affrettò a smentire dicendo di non amare Frank e che nemmeno lui amava lei. “Non sono la donna che rovina le famiglie. Non l’ho fatto mai in vita mia”. Sinatra si trovava assai meglio con Marilyn Maxwell, altra bionda molto florida e spumosa.

In quel periodo Frank era preoccupato perché su di lui sorgevano troppe dicerie pericolose. Si raccontava che era riuscito  a farsi lasciare libero da Dorsey perché era intervenuto Willie Moretti, un padrino italiano che aveva minacciato di morte Dorsey se non fosse stato accomodante. Ma Frank era ancora troppo giovane per conoscere queste persone. Eppure la leggenda vuole che Moretti intervenisse ancora più pesantemente, più tardi, per rimproverare a Sinatra il suo adulterio con la splendida Ava Gardner. Esiste un telegramma spedito certamente da Moretti che striglia Frank richiamandolo all’ordine: “sono molto sorpreso per quel che ho letto nei giornali. Ricordati che hai una moglie per bene e dei figli. Dovresti essere molto felice. Cordialità a tutti voi. Willie Moore”. Intanto, i dissapori domestici non influenzarono la carriera di Frank. Ormai era un divo e uno straordinario simbolo sessuale. Il suo odio per la stampa diveniva sempre più acuto in proporzione al successo e si esternava in liti e pestaggi.

Il 10 gennaio 1944 nacque il secondo figlio, Franklin Wayne, perché nutriva ammirazione sconfinata per il Presidente del New Deal, Franklin Delano Roosevelt, che guidava l’America in guerra.

Sinatra capì presto i vantaggi che vengono ad un artista da un sodalizio con la politica e si impegnò a fondo per aiutare la quarta rielezione del grande Presidente. Ma questa sua battaglia per il Partito Democratico gli scatenò contro l’odio di gran parte della stampa.

Con la fine della guerra, il fenomeno divistico sfumava, perché tornavano a casa i soldati. Frank era un uomo diverso, cambiato dalla sua ascesa e dalla sua repentina ricchezza. Tutta questa trasformazione distrusse il suo matrimonio. L’ultima carta per salvare il rapporto con Nancy e i bambini fu di metterli nella ex casa di Mary Astor nella San Fernando Valley, una sontuosa residenza di 20 stanze, dove gli sbarcò a metà del 1944. Nonostante gli sforzi di Frank, tra cui il dono di un orologio di diamanti che le fece trovare nel caminetto la prima sera nella nuova casa, Nancy non si abituava alla vita col divo. Odiava gli amici di Frank e non le sfuggiva che quando era lontano da lei, il marito usciva ogni sera con una donna diversa, una più bella dell’altra.

Nel 1944 Frank incise 17 canzoni che lo immersero nel cuore della hit parade, e ne esaltarono le magiche capacità interpretative. Dato il suo successo, la Metro Goldwin Mayer lo portò via alla RKO. Louis B. Mayer in persona, riscattò il suo contratto e a fargliene uno, per la casa del leone, che gli garantiva compensi per un milione e mezzo di dollari nei 7 anni di impegno. Alla Metro, Sinatra esordì con un successo, “Anchors Aweigh (due marinai e una ragazza, 1945)” in cui lavorava con Gene Kelly e cantava due grandi successi “I Fall In Love Too Easily” e “The Charm Of You”. Il Motion Picture Herald scrisse: “tutto il mondo sapeva che Sinatra sa cantare. Adesso scopriamo che sa anche recitare”. Frank disse: “sapevo che i film puzzano. Ma ora so che anche chi li fa puzza”.       

Nel 1945 il film “The House I Live In” del regista Mervyn Le Roy, interpretato da Frank, vinse un Oscar. Le Roy, lo sceneggiatore Albert Maltz e Sinatra avevano voluto lavorare gratis per questo film democratico che stigmatizzava l’intolleranza razziale. È un aspetto non conosciuto e molto bello del cantante. In quel primo anno di pace Frank incise 38 dischi. Simpatizzò con una brava cantante ebrea, Doris Kapelhoff, che quando vide il successo del suo “Day By Day” ripudiò il suo nome dalle troppe F e si fece chiamare Doris Day.

Anche nel 1946 i dischi di Frank ebbero successo, ma lo stress cominciò a mettergli in crisi la voce. Il 7 ottobre fu costretto ad annunciare che si divideva dalla moglie. Nancy era una figura patetica di un mondo lontano da Frank, con i suoi cappelli fuori moda e abiti troppo larghi e l’aria da brava ragazza. E per di più, in quel periodo Frank ballò tutta una sera con una giovane attrice che era stata accompagnata alla festa da  Howard Hughes. Era una ragazza splendida, con l’accento del sud che le veniva dalla natia Carolina, con un volto di una purezza classica in cui spiccavano due occhi neri come carboncini e la pelle di velluto e la fossetta provocatrice nel mento, e si chiamava Ava Gardner. La più bella del mondo. E Frank ne aveva gli occhi pieni anche quando annunciò di essersi riconciliato con la moglie e di volerla portare con sé nel classico albergo Waldorf Astoria di New York.

Quell’anno Frank ebbe tutte le nominations come cantante e attore. Nel 1947 gli italiani di Hoboken celebrarono il 12 ottobre il Columbus Day e il 13 il  Frank Sinatra Day. Il cantante però era occupato a controbattere una valanga di accuse. Molti giornali pubblicavano racconti sui suoi legami pretesi con la mafia e sull’amicizia con Lucky Luciano, tornato a godere di un certo prestigio perché notoriamente nel 1943 aveva aiutato gli alleati a conquistare in poche settimane la Sicilia, facendoli aiutare dalla mafia locale. In premio Thomas Dewey che nel 1936 come governatore di New York lo aveva mandato in galera, gli concesse il perdono purchè tornasse a vivere nell’originaria Italia.

All’inizio del 1947 Luciano passò alcuni giorni in Cuba e vi ricevette i massimi esponenti di Cosa Nostra che gli rendevano omaggio. Il famoso reporter Robert Ruark, scrisse che il soggiorno di Frank nell’isola  in quel periodo era da collegare alla presenza del grande gangster. “Sinatra è stato 4 giorni e durante questo tempo il suo compagno in pubblico e privato è stato Luciano”. Il titolo del servizio era: “Vergogna, Sinatra!”. Frank andò su tutte le furie e querelò. Questa fu una battaglia che lui ha combattuto tutta la vita, fino al furore per essere stato adombrato nel cantante italiano del libro di Puzo e del film di Francis F. Coppola “Il Padrino” e per essere bersaglio di un controverso della giornalista Kitty Kelley. Frank non negò di aver incontrato Luciano, ma si giustificò così: “sono stato allevato a stringere la mano a una persona quando le vengo presentato senza pretendere di investigare sul suo passato.  Ogni affermazione secondo cui avrei fraternizzato con mafiosi è una infame calunnia. Ero stato invitato a quel party e mi accorsi tardi che uno dei presenti era Lucky Luciano. Capii immediatamente che mi esponevo alle critiche, ma non avevo modo di andarmene senza suscitare uno scandalo”.

Tony Scaduto, nella sua biografia di Sinatra, dice che quando Luciano morì nel 1962, la polizia trovò nel suo appartamento un porta sigarette d’oro con la scritta: “a Charlie dal suo amico Frank Sinatra”. La polizia arrestò subito il cantante-attore che, per essere rilasciato, dovette pagare una cauzione di 500 dollari. Frank voleva un processo, ma Louis B. Mayer temeva una pubblicità negativa per la Metro e lo costrinse a tacere e accettare un accomodamento che costò 10.000 dollari.

Nel 1948 interpretò “Il Miracolo delle Campane”, in cui incarnava la figura di un prete. I film successivi furono anche peggiori e con quella crisi nella recitazione e nel canto, le vendite dei suoi dischi nel 1949 precipitarono. Ma Frank si sentiva in paradiso come uomo. Ava Gardner, la più bella donna del mondo, gli aveva finalmente detto che lo amava. E quella promessa di amore servì per disintegrare i poveri resti del matrimonio con Nancy. La relazione con Ava era vissuta alla luce del sole.

Al Night Club Copacabana nella notte dell’inaugurazione Frank cantò “Nancy With the Laughing Face”, dedicandola alla figlia. Il pubblico rise e fischiò. Rumoreggiò con odio verso Ava  che era presente. Era la fine di un idolo. Le cose con Ava non andavano bene. E quando Ava minacciò di tornare con il suo primo marito, Sinatra si chiuse nella camera dell’albergo e finse di uccidersi sparando due colpi di pistola nel materasso. Quando la polizia arrivò, lui era pallido come un cadavere e non si trovò traccia dei buchi. Il materasso fu cambiato. Sinatra continuò a telefonare ad Ava e rischiò un collasso nervoso, quando i giornali riferirono che il torero Mario Cabre, era diventato l’amante di Ava Gardner. Nel frattempo, i giornali pubblicavano le foto dei bambini di Frank, ora tre, che non avevano avuto regali per le feste.

I film e le canzoni di Frank  erano sempre più modesti e fischiati. Ma il 7 novembre 1951 egli riuscì a sposare Ava a Filadelfia. Con dignità. Avevano progettato 3 giorni di luna di miele  e dovettero ridurli a 2 perché Frank era amareggiato dai continui incidenti, tra cui un assalto dei giornalisti ai quali lui gridò: “da dove esce tutto questo letame? Come hanno fatto a sapere che ero qui? Non voglio circo qui. Prenderò a calci il primo che osa entrare”. Solo dopo la rottura del loro matrimonio si seppe che tutte le spese erano state pagate da Ava perché Frank era in pieno collasso finanziario.

La salvezza per Frank fu il film “Da Qui All’Eternità, 1954” e la parte del piccolo soldato italo-americano Angelo Maggio. Il regista Zinnemann, geniale viennese gli telegrafò in Africa. “Pianta tutto. Amori e dolori e torna a essere Sinatra. Maggio sei tu. Torna e rivivi”. Una vera resurrezione.

Per Frank, sensibile e angosciato, fu un sogno tornare a lavorare con attori magnifici, come Montgomery Clift, Burt Lancaster e Deborah Kerr. Il regista dirà dopo: “era rinato così felicemente che ci precedeva sul tempo, dava suggerimenti e non dovemmo mai ripetere una scena”. Il film fu un successo mondiale del 1954 e Sinatra vi ottenne un trionfale ritorno e la consacrazione ad attore. Qualcuno cominciò a pensare che poteva essere persino migliore come attore che come cantante. Ma il successo distrusse ancora di più il suo rapporto con la moglie perché Ava, incapace di amministrarsi e intenta a girare un film mediocre dopo l’altro, non accettò l’immagine del marito che tornava sicuro di sé.  Frank era sempre più innamorato di lei e resistette in ogni modo alle sue richieste di divorzio, inseguendola in tutto il mondo e intrecciando un’altalena di furori e di riconciliazioni. A Roma la coppia diede spettacolo dei più clamorosi litigi degli anni ’50 facendo volare piatti, terrorizzando la servitù e distruggendo vetrate del sontuoso Excelsior, in un costante duetto di amore e di odio e di autodistruzione. Frank ne uscì con i nervi a pezzi e Ava pure. La donna cercò di consolarsi rifugiandosi nella compagnia di Walter Chiari che la divertiva con le sue smorfie e le barzellette, ma sembra che la deludesse dandole lo spettacolo di una personalità nevrotica e impotente di fronte alle tempeste dell’amore proprio come quella di Frank.

Sinatra nel frattempo rinasceva anche nella canzone valendosi di Nelson Riddle, musicista, che riuscì a trasformare l’ex idolo delle bobby soxers in un maturo genio. Dai loro primi incontri scaturì il superbo “My One And Only Love” e il classico “Songs For Young Lovers”. Intanto gli avevano dato l’Oscar per la sua grande interpretazione di “Da Qui All’eternità”.  “L’oscar” disse “è una sensazione inenarrabile. Qualcosa che vi rimane dentro per sempre, come la vostra prima ragazza o il primo bacio. Il sogno che non muore mai nella vostra anima”.

La severissima rivista “Life” scrisse con emozione: “Frank Sinatra, fa il soldato Maggio come niente che abbia fatto finora. La sua faccia indossa la calma di un uomo completamente sicuro di quel che fa perché lo recita in presa diretta da Little Italy”. E il fine critico Ruth Waterbury nel “Los Angeles Examiner” disse: “Frank è semplicemente superbo, comico, pieno di pietà, fanciullescamente coraggioso, pateticamente sfidante. Sinatra  fa della scena, della sua morte, il più bel momento di commozione che si sia mai visto al cinema”.

La sera dell’Oscar, Frank pianse come un bambino. Poi scese scarmigliato nella hall dell’albergo e al portiere, stupefatto, tese la minuta di un telegramma per la moglie: “Ava, sai, finalmente ho vinto. Ma tu non ci sei in più”. Dice Alan Frank: “egli spese il resto del decennio lavorando quasi in continuazione. Dal cinema alla canzone, dalla radio alla televisione. Questo non serviva a consolidare la sua carriera rinata. Era la droga contro le pene d’amore. Gli sembrava che solo il duro e costante lavoro potesse servirgli a dimenticare Ava”. Fu gustoso e simpatico in un film leggerino,  “il fidanzato di tutte (The Tender Trap, 1955)” dove scivolava nel ruolo di un Casanova di New York e riuscì ad ottenere il plauso del difficile critico  del “New York Times” Bosley Crowther: “questo film capta il nervoso, senza riposo Frankie al vertice della sua forma di commedia. Si finisce per convincersi che è in questo genere l’apogeo della sua eccellenza”. In “Guy And Dolls (Bulli e Pupe, 1956)”poteva permettersi di essere il migliore in una compagnia in cui, incredibilmente, il peggiore era un grande commediante come Marlon Brando. Sinatra non sopportava gli atteggiamenti isterici da Actor’s Studio di MArlon e borbottava: “quello là non capirà mai che il segreto dell’arte dell’attore è la spontaneità”. I colleghi scoprivano un lato inedito di Frank: la generosità. Quando Bela Lugosi, il Conte Dracula, finì in clinica, per abuso di  stupefacenti, Sinatra fu l’unico ad aiutarlo. E quando George Raft andò in rovina per le immense somme che il fisco gli richiese per tasse non pagate, Sinatra lo pregò di accettare una massa di assegni in bianco.

Negli anni ’60 fece decine di concerti di beneficenza e nel 1978, quando il grandissimo campione Joe Louis, il bombardiere nero dei pugni, senza soldi, dovette affrontare grandi spese per un intervento chirurgico a cuore aperto, pagò lui tutti i conti. Sembra che il destino lo ricompensasse per tanta generosità, perché nel 1956 interpretò la sua parte drammatica più completa, quella di Frankie Machine, il giocatore di poker distrutto dalla “scimmia (la droga)” ne “L’uomo dal Braccio D’oro” di Otto Preminger. La rivista “Cue” disse: “ è una interpretazione memorabile … anzi una rivelazione”. Il carattere a volte estroverso e italiano di Frank si esprimeva anche nella sua ricerca di amici e nella volontà di formare un clan. Per un certo periodo scelse come amici un gruppo di persone che ruotavano attorno ad Humphrey Bogart. La sua donna Laureen Bacall, il regista John Huston, lo scrittore Nunnally Johnson, David Niven, Judy Garland e il suo marito del momento Sid Luft. Ma dopo la morte di Bogart , il 14 gennaio 1957, Frank ripensò al gruppo e vi ammise l’altro cantante di origine italiana Dean “Dino” Martin, il nero Sammy Davis Junior e sua moglie May Britt. Sinatra creò, così, il “Rat Pack” o Banda dei Topi. Dai suoi amici Frank era conosciuto come il “Dago” (italiano), il Papa, il Presidente del Consiglio di Amministrazione . nel clan furono ammessi Ursula Andress, Anita Ekberg, Tony Curtis, molti musicisti e si dice anche Marlene Dietrich, con cui Frank ebbe un amore segreto. Il Rat Pack venne in piena luce nel 1960, quando John Kennedy, cognato di Lawford, pose la sua candidatura alla presidenza. Allora, Sinatra, che si era sempre presentato come democratico fin dai tempi di Roosevelt, decise di gettare tutto il suo peso nel mondo dello spettacolo a favore del giovane candidato. A quel tempo Frank era ricchissimo. Il suo impero finanziario, controllato dalla Sinatra Enterprises, comprendeva la miniera d’oro dei dischi, le edizioni musicali, le partecipazioni nei film, l’impero delle stazioni radio e televisive. Tra la folla dei magnifici invitati ci furono protagonisti mondiali come il musicista Leonard Bernstein, Gene Kelly, Ella Fitzgerald, Ethel Merman, Laurence Olivier, Nat King Cole, Jimmy Durante, Harry Belafonte e Juliet Prose, amante del momento di Sinatra.

Kennedy all’Olimpo elogiò Frank. “Stasera abbiamo visto l’eccellenza. Siamo tutti in debito con un grande amico, Frank Sinatra. Molto tempo prima ch’egli imparasse a cantare, già questo grande americano raccoglieva voti per i democratici nel New Jersey”. Ma l’amicizia si deteriorò subito. La moglie di Kennedy, Jacqueline, anche lei ambiziosa, voleva chiamare alla Casa Bianca letterati, poeti, musicisti, intellettuali. Sinatra insisteva per una cerchia di cantanti e attori, nei quali spesso Jacqueline credeva di notare una certa volgarità. Ma resta inspiegabile il guastarsi dell’amicizia tra Frank e Kennedy. Si è detto che Frank facesse da mediatore d’amore tra i voraci Kennedy e le belle dello spettacolo e che avesse fatto conoscere a John e a Robert magnifiche attrici e donne del grande mondo, anche assai pericolose. È certo che Sinatra presentò a John la favolosa Marilyn Monroe, la cui leggenda e la cui morte sembrano intrecciate con la storia di Kennedy. Una certa luce su queste amicizie fu gettata anche dalla rivelazioni di Judith Exner Campbell, una donna che destò scandalo raccontando di essere stata l’amante di Frank e di essere stata passata da lui ai fratelli Kennedy e soprattutto a John, con il quale ebbe una relazione travolgente. Campbell era anche la donna di noti personaggi della mafia di Chicago. L’idea che una ragazza dell’Organizzazione fosse finita a letto con il Presidente, angosciò molto gli americani. Di conseguenza, la pioggia dei libri e degli articoli a proposito, creò disagio in Frank. Forse per questo l’amicizia tra Frank e i Kennedy si è spezzata. Frank si è poi rivolto ai Presidenti Repubblicani, Richard Nixon e Gerald Ford, finchè ha raggiunto il massimo dell’affiatamento con l’ex collega Ronald Reagan. Anche per Reagan, Sinatra ha fatto campagna. E dopo la vittoria di Ron ha allestito per lui lo stupendo Gala inaugurale del gennaio 1981, uno degli spettacoli più emotivi e più suntuosi della storia americana, in cui il sessantaseienne Frank, cantando “Nancy With the Laughing Face”, la canzone per sua figlia, ma stavolta dedicandola a Nancy Reagan, commossa, ha conquistato per l’ennesima volta l’America. La storia degli ultimi anni, dalla presentazione di Marilyn ai Kennedy, alla lite con la dinastia regale di Boston, da matrimonio con Mia Farrow a quello con Barbara Marx, alla tournée in Europa, è tutta nel segno della leggenda. Una leggenda che non muore mai e che a ogni capitolo si arricchisce di pagine nuove e fulgide. L’ultima pagina è la più dolorosa e la più commovente, l’addio a Dolly, la madre della sua giovinezza sognante e disperata.

Mentre volava da Palm Springs a Las Vegas per vedere lo spettacolo del figlio al Caesar’s Palace, il tempio dei grandi incontri di boxe e delle date memorabili della musica, il 6 gennaio 1977, Dolly Sinatra, morì nel rogo del suo aereo charter che precipitò sulla California. Il 2 novembre dello stesso anno, nella tradizione italiana, Frank diede una commossa cena di ricordo in memoria della madre nella Crown Room dell’Hotel Stardust di Las Vegas. Era il momento più alto e più doloroso della sua carriera ed era l’ultimo omaggio del figlio alla donna di ferro che gli aveva insegnato ad affrontare la vita a denti stretti. Ogni posto a tavola costava 500 dollari e il ricavato fu si milioni. Sinatra donò tutto quel tesoro all’opera di carità favorita di sua madre che era diventata politicante partendo dalle opere di assistenza per gli emarginati. Fece costruire una cappella, una mensa e sale da pranzo nella Villa Scalabrini per Vecchi di Los Angeles. Era l’estremo saluto, il bacio supremo del cuore dell’eterno ragazzo italiano alla mamma italiana, alla donna che aveva avuto su di lui influenza più di qualsiasi altro nella vita, alla capofamiglia alla quale Frank non aveva mai mancato di portare le donne che voleva sposare e alle quali Dolly riservava un giudizio. Di Ava disse: “ è matta come un cavallo. Ma è la più bella che sia mai esistita”.

Sinatra continua a vivere, con la sua leggenda e con i suoi trionfi. Con la sua malinconia segreta e con il velluto di una voce come mai ce ne fu altra. Gli hanno chiesto quale sarà la fine di questa leggenda immortale. Lui ha risposto: “ dirò come nell’ultimo discorso del grande generale Mc Arthur. Old Soldiers Never Die. They Just Fade Away”. Amici, i vecchi soldati non muoiono mai.  Essi sfumano soltanto, i loro contorni svaniscono e si perdono all’orizzonte in quello che è il mare tempestoso del destino”. (tratto da thevoice.it)