|
Dopo aver seguito in tv
l'NBA dai tempi in cui Clyde "the Glide" Drexler veleggiava verso il
solito insormontabile muro dei Chicago Bulls di Jordan e Pippen, dopo
tonnellate di ore spese a chiedermi che impressione potessero fare quei
giganti dal vivo, dopo ore di risate ascoltando le telecronache di Buffa e
Tranquillo...entrare in una vera arena NBA fa un effetto
molto
particolare. Penso sia come il primo volo in paracadute dopo molte ore di
sola teoria. Ti accorgi subito che l'NBA non a caso viene definita il più
grande spettacolo sulla faccia della terra.
L' NBA non e' solo basket,
anzi. L'NBA e' soprattutto cio' che intorno al basket ruota, e'
entertainment, e' business, e' un circo che passa e regala sorrisi. Vi
giuro che la prima volta che sono andato a vedere una partita NBA ho
passato 4 ore (di cui solo 2 di pallacanestro giocata) con un sorriso da
ebete stampato sulla faccia. Arrivando alla Key Arena di Seattle, la
serata non può non iniziare dall'Official Seattle Supersonics e Seattle
Storms (WNBA) Shop. Naturalmente ti ritrovi subito immerso in tutta una
serie di gadget che puoi solo sognare di trovare in Italia. Si va
dall'abbigliamento ai polsini, dal famoso cartello "Go Sonics" alla
replica dell'anello di Campioni del mondo del 1979. Impossibile non
trovare qualcosa che non ti piaccia, impossibile non comprare qualcosa per
sentirti un vero Sonics (anche se tifi per un'altra squadra,
ovviamente...). La Key Arena apre al pubblico un'ora e mezzo prima della
palla a due e spesso i primi 5.000 ad entrare vengono omaggiati di qualche
regalo. Io, finora, ho portato a casa una mega Caffee Tumbler dei Sonics e
un anello da Campione del Mondo che non indosserei neanche sotto tortura.
Appena dentro la Key Arena altra gente vestita dei colori dei Sonics cerca
di omaggiarti di un po' tutto.
La domanda chiave e'
naturalmente "Is it free?". Se la risposta e' si', prendetene quanto più
potete, anche se non sapete cos'e'. Il mio biglietto da 10$ e'
naturalmente il più economico ma la visione del campo e' perfetta e molto
più vicina di quanto non potessi pensare. La Key Arena si sviluppa più
verticalmente che orizzontalmente e questo fa si' che anche in piccionaia
si veda molto bene.
Chiacchierando col personale vengo a sapere che fino a
mezz'ora dall'inizio del match si può scendere fino a bordocampo per
vedere da vicino i giocatori, stando comodamente seduti in posti che
costano cifre a tre zeri.
I giocatori in
riscaldamento fanno paura. Anche l'ultimo della panchina, che può al
massimo aspirare al famoso trilione (1 minuto giocato e 0 in tutte le
altre voci statistiche) ne mette 8 su 10 senza problemi, solo rete
naturalmente. Come dicevo, tutto il circo si mette in moto e ognuno fa la
sua parte. Gente che suona dal vivo, bambini che giocano con la mascotte,
quiz sul megatabellone e premi per tutti. In una serata saranno stati
assegnati una decina di lettori DVD, biglietti per altri eventi a volontà,
viaggi in Arizona e molto altro ancora. Inutile dire che però siamo venuti
per vedere del basket.
Emozionantissimo l'inno
americano cantato rigorosamente live da qualche artista locale con tutti
in piedi, cappello da
baseball sul cuore, e ovazione sulle parole "...and
the home of the braves". Poi la presentazione dei quintetti...non mi sono
mai emozionato tanto in un evento sportivo come quando sul tabellone
comincia a scorrere il video con le gesta dei giocatori... seguite dallo
speaker che annuncia "Your Seattle Suuuuuuuuuuuuuuuupersonics" con quella
u che dura 12 secondi cronometrati. La partita e' poi quello che e'.
L'impressione dagli spalti e' che i giocatori sembrano quasi giocare in
modo blando, insomma non si nota tutto il contatto fisico che invece si
percepisce chiaramente dalle riprese televisive. Forse e' la naturalezza
dei gesti che attenua il tutto.
Intanto lo spettacolo va
avanti, tra un time out e l'altro.
Il mio momento preferito e' il "Kiss
the Girl" in cui la coppia inquadrata sul tabellone deve baciarsi nel modo
più fragoroso possibile...naturalmente la coppia più "indiscreta" verrà
premiata. Nelle varie partite che ho visto ho sperimentato un po' di
tutto. Quando si perde la gente (magari arrivata a metà del secondo
quarto) se ne va cinque minuti prima della fine. Quando si vince, si resta
tutti inchiodati al sedile sperando che i Sonics arrivino a 100 punti per
poter ricevere in omaggio un non poi tanto gustoso snack.
Insomma, tra un "Defence,
Defence" e un balletto di cheerleaders il basket passa quasi in secondo
piano. Il biglietto vale sicuramente il suo prezzo e l'NBA si dimostra
ancora una volta uno spettacolo al quale non si può dir di No.
Da Seattle, WA
Giulio, corrispondente da
Seattle di States4u |