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tratto da
playitusa.com
ATTACCO
Una corsa
inarrestabile, una grande ricezione, l'emozione del touchdown:
questi sono i momenti per cui vive chi ama il football e, come dice
un famoso detto, se è la difesa a far vincere le partite, è
l'attacco a vendere i biglietti, a riempire gli stadi e ad eccitare
gli animi di tutti gli appassionati.
Probabilmente nessuno sport più del football incarna il concetto di
sport di squadra: anche per il più grande giocatore della
storia vincere senza una grande linea offensiva, senza eccellenti
special teams e senza il sacrificio di un manipolo di uomini
destinati a rimanere nell'ombra, è praticamente impossibile.
Eppure la memoria dei tifosi ritorna sempre ai grandi campioni
dell'attacco, a grandi quarterbacks come Montana, Namath e
Marino, a running back leggendari del calibro di Payton e Emmith
Smith e a ricevitori come Jerry Rice e Cris Carter.
Nell'azione d'attacco la squadra schiera sul campo undici uomini:
l'unico ruolo fisso è quello del quarterback, la offensive line
solitamente è formata da cinque giocatori, mentre varia, a seconda
degli schemi, il numero di wide receivers, tight end, running back e
fullbacks presenti sul terreno.
Ma andiamo a vedere, ruolo per ruolo, chi sono gli specialisti
dell'attacco.
QUARTERBACK: E'
per forza di cose il leader della squadra, da lui dipendono tutte le
giocate offensive, giocate che
vengono
decise in collaborazione con lo staff tecnico e che poi vengono
eseguite sul campo dal quarterback stesso. Per capire quale
importanza rivesta basti pensare che circa metà dei giocatori
presenti sul campo in un' azione d'attacco hanno come primaria
funzione quella di difenderlo dai giocatori avversari.
Il QB deve naturalmente conoscere alla perfezione gli schemi e le
caratteristiche dei ricevitori a sua disposizione, a determinare la
sua grandezza sono la potenza e la precisione del braccio, la
capacità di leggere la difesa, di lanciare con successo sotto
pressione e la mobilità di gambe e la velocità, che permettono di
lanciare in uscita dalla tasca ed eventualmente di portare la palla.
Al momento i migliori QB della NFL sono Kurt Warner (Rams), Gannon (Raiders),
Garcia (49ers), Favre (Green Bay), il futuro dovrebbe essere di
Brady (campione in carica con New England) e di Mc Nabb (Eagles).
RUNNING BACKS: Il running back è utilizzato principalmente
per correre la palla. L'azione di corsa è più sicura del lancio e se
si dispone di un grande running back e di buoni bloccatori può
essere altrettanto efficace.
L'azione del RB parte nel backfield, prima della linea di scrimmage:
riceve palla dal quarterback e sfruttando i blocchi dei compagni
cerca di guadagnare più yards possibili. Due sono le "tipologie" di
Rb esistenti: ci sono i running back piccoli e veloci, bravi a
cambiare direzione e a sfuggire ai placcaggi, che solitamente
preferiscono correre verso l'esterno, ci sono running back più
grossi e potenti che amano correre nel mezzo della linea rompendo i
placcaggi.
Il running back può essere utilizzato anche in ricezione, di solito
per passaggi corti o per i cosiddetti screen pass (passaggi eseguiti
in sicurezza sulla linea di scrimmage). I migliori RB della lega
sono Holmes (Kansas City Chiefs), Martin (Jets), il leggendario
Emmith Smith (Cowboys), Jerome Bettis (Steelers) e Marshall Faulk
dei Rams, ottimo anche in ricezione.
OFFENSIVE LINE: La linea ha i fondamentali compiti di
proteggere il quarterback nella situazioni di lancio e di bloccare
per il corridore nei giochi di corsa. E' formata da un centro, da
due guardie e da due tackles. Nella tasca formata dagli uomini della
linea il quarterback deve avere il maggior tempo e la minor
pressione possibile per lanciare.
Nelle
situazioni di goal line (quando si è vicini alla linea di touchdown)
o quando alla squadra basta un guadagno minimo per chiudere il down,
la linea può essere formata da più di cinque giocatori. Gli uomini
della linea non possono prendere parte attivamente all'azione
portando la palla o ricevendola, se ciò accade è prevista una
penalità. Gli specialisti della offensive line spesso restano
nell'ombra e sono poco pubblicizzati: in realtà il loro ruolo è
fondamentale e non può esistere un buon attacco senza una buona
linea.
CENTER: Il centro occupa la posizione centrale della linea
offensiva, suo è il compito di dare il via all'azione d'attacco con
lo snap, il movimento con cui consegna il pallone al quarterback.
Dopo lo snap il centro va a bloccare. Fondamentale è il suo apporto
nelle corse centrali e nelle situazioni di goal line quando serve un
piccolo guadagno centrale. I centri più forti della lega sono Mawae
dei Jets, Kreutz dei Bears e Birk dei Vikings
GUARD: Le due guardie si dispongono ai fianchi del centro. Il
loro ruolo è simile a quello del centro, diventano infatti
fondamentali nelle corse centrali. Le guardie solitamente sono i più
pesanti ed enormi atleti del football. Al momento i leader dell'NFL
in questo ruolo sono Larry Allen (Dallas), Stone (appena passato dai
Giants ai 49ers), Brown (Bills), Faneca (Steelers).
TACKLE: I due tackles occupano le posizioni esterne della
linea. A loro è richiesto di essere atleti straordinari, devono
essere pesanti ma anche veloci di gambe per contenere i defensive
end più veloci e i linebackers e i defensive backs a caccia del
quarterback. Essenziali sono i loro blocchi quando il running back
corre verso l'esterno. I più forti tackles in attività sono Jones (Seahwaks),
Kennedy (Raiders), Williams di Chicago e Samuels di Washington. Un
gradino sopra tutti è Orlando Pace dei St.Louis Rams.
FULLBACK: Il fullback non è sempre presente nelle azioni
offensive, viene schierato quando c'è un'azione di corsa, nella
quale può portare lui stesso la palla o deve bloccare per il running
back. Il fullback può anche ricevere. Nelle azioni di passaggio in
cui servono tanti ricevitori solitamente il fullback esce dal campo,
se invece viene schierato può supportare la linea offensiva o
liberarsi per la ricezione.
Il fullback più forte della lega è Mike Alstott dei Buccaneers, uno
dei pochi fullback che riveste un ruolo decisivo nell'attacco della
sua squadra. Forti anche Centers dei Bills e Ritchie dei Raiders.
TIGHT END: Ha un ruolo ibrido simile a quello del fullback:
funge infatti sia da ricevitore che da bloccatore e per questo è
solitamente dotato di un fisico possente ed atletico. Anche il TE
può non essere presente in alcune azioni offensive. E' un ruolo
forse un po' sottovalutato, ma una squadra che ha un grande tight
end ha un'arma difficilmente arginabile. Le squadre che hanno questo
vantaggio al momento sono i Green Bay Packers con Bubba Franks, i
Broncos con Sharpe e i Chiefs con Gonzales. Ottimi TE anche Carswell
(Broncos) e Chamberlain (Minnesota).
WIDE RECEIVERS: Il ricevitore è considerato da molti il ruolo
più esaltante e spettacolare del gioco del football. Per giocare
wide receiver in NFL bisogna essere una sorta di superman: alti,
veloci, potenti, con buona presa e gran coraggio. Chi non ha una di
queste doti deve compensare con un particolare talento nelle altre.
Il ricevitore, come dice la parola stessa, è il bersaglio del
quarterback che a lui indirizza il pallone.
I WR sono schierati sui lati del campo ad inizio azione, dopo lo
snap corrono la traccia che lo schema prevede per loro e cercano di
staccarsi dal marcatore diretto. Tanti i fenomeni in questo ruolo:
Jerry Rice, ora ai Raiders, è considerato il più grande di tutti i
tempi. Strepitosi il suo compagno di squadra Tim Brown, Harrison dei
Colts, i due Smith di Denver e Jacksonville, David Boston di
Arizona, Keyshaw Johnson dei Bucs, Bruce e Holt dei Rams, Owens dei
49ers, Troy Brown dei Patriots.
LE FORMAZIONI
L'unica regola da rispettare nelle formazioni offensive è che al
momento dello snap ci devono essere almeno sette giocatori sulla
linea di scrimmage. Detto questo, sono quasi infinite le possibili
disposizioni di partenza di una squadra, alcune sono più indicate
per i giochi di corsa, altre sono il segnale che una squadra sta per
lanciare in profondità. Andiamo a vedere quali sono le formazioni
più comuni.
THE "I" FORMATION
Nella cosiddetta formazione a "I", i due running backs si schierano
in linea alle spalle del quarterback. Questa disposizione è usata
principalmente per i giochi di corsa: la difesa deve capire a chi
andrà il pallone e da che lato si svilupperà l'azione di corsa.
STANDARD PRO SET
E' la disposizione più classica e neutra, viene utilizzata per ogni
tipo di gioco. I running backs si posizionano ai fianchi del
quarterback e, in caso di lancio, uno esce per ricevere e uno va a
bloccare sulla linea.
SHOTGUN FORMATION
La shotgun formation viene usata esclusivamente per i giochi di
passaggio.
Il quarterback si posiziona a circa sei-sette yards dalla linea di
scrimmage, questo per avere più tempo e più spazio per cercare di
servire un ricevitore (nella shotgun ce ne sono, solitamente, almeno
tre sul campo). Perché riesca è necessario uno snap perfetto da
parte del centro.
SHORT-YARDAGE FORMATION
Utilizzata quando un attacco deve guadagnare una yard o meno di una
yard per chiudere il down o per segnare un touchdown. In questo caso
la linea si rinforza per permettere al running back o al quarterback
stesso di sfondare centralmente.
DIFESA
“L’attacco fa vendere i biglietti ma la difesa fa vincere le
partite”. Chiunque mastichi un po’ di football ha sentito almeno
una volta questa frase. Effettivamente le ultime due edizioni del
Superbowl sembrano confermare questa tendenza, con due grandi
difese, quelle dei Baltimore Ravens e dei New England Patriots, ad
aggiudicarsi il campionato.
Vediamo quindi, come è costituita una difesa, cosa fa ogni giocatore
e in quali circostanze l’operato di ognuno è fondamentale. Per prima
cosa, però, è doverosa una precisazione: mentre in alcuni situazioni
offensive il lavoro di alcuni giocatori, pur essendo importante, non
è fondamentale, in difesa questo non avviene, visto che ad ogni
azione è vitale che ogni giocatore svolga nel miglior modo possibile
le sue competenze.
Prima di parlare nello specifico dei vari ruoli è opportuno
segnalare i tipi di difesa e una piccola legenda per meglio
comprendere gli schemi:
Legenda
DE: Defensive End
DT: Defensive Tackle
MLB: Middle Linebacker
ILB: Inside Linebacker
OLB: Outside Linebacker
CB: Cornerback
NB: Nickelback
DB: Dimeback
SS: Strong Safety
FS: Free Safety
4-3
In questa difesa ci sono 4 uomini di linea, 3 linebackers e 4
defensive backs. E’ la difesa base della maggior parte delle
squadre, in quanto gli uomini di linea possono essere efficaci sulle
corse e sui passaggi con la pressione. Sui lanci però è battibile,
in special modo sul medio-lungo.
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DT |
DT |
DE |
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CB |
3-4
In questa difesa ci sono 3 uomini di linea, 4 linebackers e 4
defensive backs. E’ la difesa base di qualche squadra ed è
interessante perché polivalente (in certi casi il quarto linebacker
si posiziona come DE). La pressione sul quarterback, se non si usano
i blitz (cioè le penetrazioni dei linebacker attraverso la linea
d’attacco) ne risente ma il backfield è più coperto e le ricezioni
per gli avversari più difficoltose.
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CB |
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DE |
DT |
DE |
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CB |
Nickel
4
linemen, 2 linebackers e 5 defensive backs (il nome è preso dalla
moneta da 5 cent americana). Ovviamente si usa sui lanci e lascia
più scoperti sulle corse.
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NB |
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DT |
DT |
DE |
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CB |
Dime
4 linemen, 1 linebaker, 6 defesive backs.
Formazione sbilanciata sui lanci.
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DT |
DT |
DE |
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DB |
CB |
Veniamo all’analisi di tutti i ruoli difensivi:
Defensive End (DE): sono i giocatori che si dispongono agli
estremi della linea difensiva. Sui giochi di corsa hanno come prima
competenza la copertura sulle corse esterne, mentre se la corsa si
svolge all’interno devono aiutare i DT a coprire. Sui giochi di
passaggio devono portare pressione al QB e la loro posizione in
campo gli permette di fare sack con più facilità rispetto ai DT (non
a caso molto spesso i DE sono nei primi posti della speciale
classifica dei sack).
Grandi interpreti di questo ruolo del passato sono Gino Marchetti
(Dallas Texans (1952), Baltimore Colts (1953-64, 1966)), Deacon
Jones (Los Angeles Rams (1961-71), San Diego Chargers (72-73),
Washington Redskins (1974)) e Reggie White (Philadelphia (1985-92),
Green Bay Packers (1993-1998), Carolina Panthers (1999-2000)).
Dei giocatori ancora in attività vanno menzionati Michael Strahan
dei New York Giants, Michael McCrary dei Baltimore Ravens, Grant
Wistrom dei St. Louis Rams, Jason Taylor dei Miami Dolphins e Jevon
Kearse dei Tennessee Titans.
Difensive Tackles (DT): sono i giocatori che si dispongono
all’interno della linea difensiva e possono essere uno o due. Sui
giochi di corsa devono impedire il passaggio nel mezzo della linea e
nei giochi di passaggio devono portare pressione al quarterback. I
più grandi del passato sono Joe Greene (Pittsburgh Steelers
(1969-1981)), Bob Lilly (Dallas Cowboys (1961-1974)) e Merlin Olsen
(Los Angeles Rams (1962-1976)). Oggi i migliori sono Darrel Russel
degli Oakland Raiders, La’Roi Glover dei Dallas Cowboys e Warren
Sapp dei Tampa Bay Buccaneers.
Linebackers (LB): probabilmente il ruolo più difficile e
affascinante di tutta la difesa. I linebackers si dispongono alle
spalle
della linea di difesa e il loro numero in campo varia in base al
tipo di difesa adottata. Il middle linebacker si posiziona al centro
e gli outside linebackers sugli esterni della linea. I linebackers
devono fermare le corse e coprire sui passaggi. In certi casi uno o
più linebackers vengono mandati a portare pressione sul quarterback
(il cosiddetto “blitz”), manovra che però lascia scoperta la zona di
campo di competenza di quel giocatore.
I migliori di ieri sono stati Dick Butkis (Chicago Bears (1965-73)),
Ray Nitschke (Green Bay Packers (1958-72)), Lawrence Taylor (New
York Giants (1981-93)), Jack Lambert (Pittsburgh Steelers (1974-84))
e Derrick Thomas (specialista in sack dei Kansas City Chiefs
(1989-1999). Oggi è il regno di Ray Lewis dei Batimore Ravens, Zack
Thomas dei Miami Dolphins, Junior Seau dei San Diego Chargers e
Brian Urlacher dei Chicago Bears.
Cornerbacks (CB): insieme alle safeties forma il reparto dei
difensive backs. Il numero di corerbacks è generalmente due anche se
nella nickel si aggiunge il cosiddetto nickelback e nella dime,
oltre a quest’ultimo, scende in campo il dimeback. I cornerbacks
devono coprire sui passaggi, marcando i ricevitori. La marcatura può
essere a uomo (a ognuno un giocatore) o a zona (ogni DB copre una
zona di campo). In più i cornerbacks devono cercare di fermare, o
almeno frenare, le corse all’esterno.
In passato hanno impressionato Dick Lane (Los Angeles Rams
(1952-53), Chicago Cardinals (1954-59), Detroit Lions (1960-65)),
Mel Blount (Pittsburgh Steelers (1970-83)) e Mike Haynes (New
England Patriots (1976-82)) e Deion Sanders (Atlanta Falcons
(1989-1992), San Francisco 49’ers (1994), Dallas Cowboys
(1995-1999), Washington Redskins (2000))mentre oggi i migliori sono
Aeneas Williams dei St. Louis Rams, Charles Woodson degli Oakland
Raiders, Champ Bailey dei Washington Redskins, Ty Law dei New
England Patriots e Chris McAllister dei Baltimore Ravens.
Safeties: si dividono in Strong
Safety (SS) (dal lato del Tight End) e Free Safety (FS).
Il compito primario è la copertura della zona dietro ai
linebackers. Nelle azioni di corsa le safeties aiutano la linea e i
linebackers mentre in caso di passaggio o vanno a coprire la zona
assegnata o raddoppiano i ricevitori. Il ruolo della safety è molto
delicato perché rappresenta l’ultimo giocatore fra il portatore di
palla e l’end zone.
In passato sono stati grandi Larry Wilson (St. Louis Cardinals
(1960-72), Ken Houston (Houston Oilers (1967-72), Washington
Redskins (1973-80) e Ronnie Lott (San Francisco 49ers (1981-90), Los
Angeles Raiders (1991-92), New York Jets (1993-94). Oggi lo sono Rod
Woodson, FS degli Oakland Raiders, Darren Sharper, FS dei Green Bay
Packers, John Lynch, SS dei Tampa Bay Buccaneers, e Lawyer Milloy,
SS dei New England Patriots.
Gli Special Team
Sono chiamati Special Team perchè nel football riescono sempre ad
aggiungere qualcosa di speciale, alla partita o allo spettacolo,
ritagliandosi momenti brevi, ma che possono essere di un’intensità e
di un’importanza fuori dal comune.
Gli appassionati ricorderanno sicuramente la fantastica prestazione
di Desmon Howard nel Superbowl vinto dai suoi Packers contro New
England, 244 yards guadagnate tra kick e punt return, 1 touchdown da
99 yards (record per un kick return) e il titolo di MVP della gara,
ma se vogliamo tornare un po’ indietro nel tempo, ci si ricorderà
del fantastico ritorno di Jennings di Cincinnati che aveva fatto
sognare i Bengals nel Superbowl dell’89, prima del grande drive di
Joe Montana.
Molte volte, però, più di un ritorno vincente, è il field goal
l’arma speciale che più ha dato emozioni in positivo o in negativo
nelle varie sfide della NFL, non dimentichiamoci che nella maggior
parte dei tempi supplementari, regolati dal sudden death (chi segna
per primo vince), il field goal è usato per vincere la partita, e si
cerca il più possibile di avvicinare la palla ai pali per facilitare
il compito del kicker.
Determinanti nei Superbowl sono stati 2 calci, in negativo e in
positivo. Indimenticabile per gli appassionati l’errore di Scott
Norwood allo scadere del Superbowl XXV, vinto di 1 punto dai NY
Giants contro i Buffalo Bills, ma in positivo bisogna ricordare il
field goal decisivo all’ultimo secondo con cui O’Brein regalò il
Superbowl V a Baltimore contro Dallas.
Gli Special Team nel football entrano in campo sempre e comunque con
11 giocatori come l’attacco e la difesa, e si dividono in 2 team
fondamentali: quello dei kick off o field goal e quello dei punt.
LA SQUADRA DEL KICK OFF o FIELD GOAL
Esistono due situazioni in cui una squadra deve calciare il pallone
come se fosse un rinvio del portiere del calcio. La prima è quella
del kick off iniziale, che avviene all’inizio dei 2 tempi per
iniziare la partita e tutte le volte che una delle due squadre
realizza una segnatura.
Nel
kick off esistono 2 giocatori d’importanza superiore rispetto ai 22
che vanno in campo: il kicker e il returner. Il kicker ha il compito
di calciare il pallone posto su un sostegno dalle proprie 30 yards,
cercando di mandarlo il più lontano possibile, provando a tenerlo in
aria per parecchi secondi, per permettere ai suoi compagni di
raggiungere il returner e facilitarne il blocccaggio.
In questa operazione, però, il kicker deve stare attento a non
calciare il pallone direttamente in fallo laterale senza fargli
prima toccare terra all’interno del campo, pena una ripetizione del
calcio con penalità di 5 yards, e a non oltrepassare la linea della
end zone, perché in quel caso se il returner ricevuto il pallone
mette un ginocchio a terra, si ha il touchback, che significa che
l’attacco riprenderà il gioco dalle proprie 20 yards
automaticamente, come nel caso sorpassi del tutto la end zone con il
pallone senza che il returner possa ricevere la palla.
Il ritornatore invece dovrà cercare di ricevere il pallone nelle
migliori condizioni possibili e, sfruttando i blocchi dei suoi
compagni sui difensori avversari, portare il pallone correndo il più
vicino possibile alla linea di meta avversaria, o meglio ancora
segnare un touch down direttamente. Nel caso, invece, non abbia le
condizioni giuste per correre, può segnalare all’arbitro, attraverso
il braccio e poi mettendo un ginocchio a terra, l’intenzione di
fermarsi nel punto dove ha ricevuto, e in quel caso nessuno
dell’altra squadra potrà toccarlo, pena un avanzamento della palla
nell’azione successiva.
Anche nelle azioni di special team come in quelle normali di attacco
e difesa, esistono falli medesimi, come l’holding, il face mask e la
violenza non necessaria, che comportano delle penalità alla squadra
che li commette, per cui il gioco riprenderà con un avanzamento o un
regresso dell’attacco a seconda della gravità del fallo.
Una particolare azione del kick off è l’onside kick, che viene usato
quando la squadra che deve calciare per riprendere il gioco dopo una
propria segnatura, ha poco tempo a disposizione prima della fine
della gara e deve recuperare uno svantaggio abbastanza consistente.
In questo caso il kicker dovrà calciare debolmente la palla,
facendola rimbalzare più volte sul terreno per la maggior parte dei
casi in direzione della linea laterale, facendo percorrere ad essa
una lunghezza superiore alle 10 yards dal punto di calcio. In quel
caso la palla diventa “viva” e può essere catturata da qualsiasi
giocatore, che sia avversario o compagno del kicker; chiaramente il
gioco è studiato perché la conquista della palla sia della squadra
che ha calciato, così da poter avere immediatamente un’ulteriore
possibilità per segnare altri punti.
Il field goal, invece, è un’opportunità per la squadra d’attacco di
segnare 3 punti attraverso un calcio che dovrà infilarsi in mezzo ai
pali della porta posizionata alla fine della end zone avversaria,
esattamente come succede nel rugby. Infatti, se durante un azione
d’attacco la squadra non riesce a conquistare il down (le 10 yards
canoniche per l’avanzamento) ed è ad una distanza abbastanza
fattibile dai pali, cerca di segnare attraverso il field goal.
In questo caso, il protagonista principale è il kicker che, in molti
casi come detto sopra, dovrà decidere le sorti della partita e
cambiare il risultato finale. I 2 compagni del kicker molto
importanti per la riuscita del calcio sono il centro (che effettua
un long snap) e l’holder, chi riceve il pallone dal centro e dovrà
posizionarlo nel modo giusto per facilitare il compito del kicker.
Nel field goal il kicker e l’holder (molte volte il QB di riserva)
si posizionano 10 yards più indietro rispetto alla linea di
scrimmage, formata dai bloccatori, i quali dovranno evitare che i
difensori possano arrivare vicino al kicker e bloccare la palla, in
quel caso si parla di “fumble” e il pallone potrà essere conquistato
dal primo giocatore che ne prenderà possesso.
Se il field goal viene sbagliato (va fuori dai pali o ne colpisce
uno di essi senza poi oltrepassare la traversa bassa), la palla
passa direttamente all’altra squadra, che inizierà l’azione da dove
era posizionato il pallone nel calcio.
Un field goal particolare è l’extra point, in cui la squadra che ha
appena segnato una meta può “trasformare” la meta aggiungendosi un
punto addizionale, sfruttando un calcio in cui il pallone viene
posizionato a 10 yards dalla end zone, esattamente come succede nel
rugby.
LA SQUADRA DEL PUNT
Il punt è un’azione speciale in cui la squadra che non ha la
possibilità di raggiungere il down nei canonici 4 tentativi, ed al
terzo si ritrova a parecchie yards dalla linea del down e lontana
dai pali per tentare un field goal. In quel caso decide di calciare
il pallone attraverso un punter che ricevuta la palla dal centro,
dovrà con un calcio al volo (quindi diverso dal kick) mandare la
palla il più lontano possibile, e farla restare in aria molti
secondi per evitare al punt returner di guadagnare troppo terreno.
Il punt è un’azione negativa per l’attacco, in quanto denota che
esso non ha possibilità nella partita di guadagnare molto terreno e
di conseguenza molti down per cercare di segnare.
Il punt returner, in molti casi è un running back (a differenza del
kick returner che molto spesso è un wide receiver) poiché un punt,
essendo calciato al volo, ha più facilità di rimanere per parecchi
secondi in aria e quindi facilitare l’arrivo dei bloccatori. Perciò
un running back, essendo preparato a dover repentinamente schivare i
bloccaggi con veloci cambi di direzione, può riuscire a liberarsi
più facilmente rispetto ad un WR e correre verso la meta.
Come nel kick off, il pallone verrà posizionato per la ripresa del
gioco, dove il punt returner è stato bloccato. Anche per quanto
riguarda il punt c’è la possibilità che esso, come il field goal,
venga bloccato o deviato, cioè può succedere che un bloccatore
riesca ad oltrepassare la linea dei tackle e si getti verso il
punter mentre egli sta calciando e blocchi il pallone che potrà
essere recuperato, essendo “vivo”, da una delle squadre, se è la
stessa di chi lo ha bloccato potrà anche portarlo in meta per un
touchdown.
Se il punter calcia all’interno della sua linea di meta e il pallone
viene bloccato, finendo fuori dal campo, la squadra che lo ha
bloccato avrà 2 punti e ricomincierà il gioco con un kick off, come
succede nell’azione di safety.
Gli special team, hanno anche in dote dei trucchetti che possono
essere usati per disorientare l’avversario e magari riuscire a
conquistare il vantaggio che si era perso.
Sia il punt che il field goal possono essere “fintati”, cioè o il
punter o l’holder possono, ricevuto il pallone, iniziare a correre,
approfittando della sorpresa generale, andando a guadagnare le yards
che mancano per conquistare il down e quindi poter ricominciare
l’attacco normale.
Pochissime volte questa azione porta anche ad un touchdown, molte
volte invece, per inettitudine del punter o dell’holder, porta ad un
bloccaggio immediato e quindi alla perdita del pallone, senza aver
segnato punti o senza aver allontanato la palla abbastanza,
regalandola quindi all’avversario in una posizione favorevole.
Sono squadre speciali, ma come succede anche nei corpi militari,
possono avere un’importanza quasi vitale per le compagini NFL e
decidere addirittura un’intera stagione; per questo sono curate nei
minimi particolari, hanno il loro allenatore specifico, e sono viste
con molto rispetto dai compagni dell’attacco e della difesa, perché
in una partita che non ha scampo, possono portare l’inerzia dove
nessuno pensava potesse arrivare.
COACH
Come in tutti gli sport, anche nel Football Americano dietro alle
grandi giocate degli atleti in campo, c'è il lavoro a volte
marginale, ma quasi sempre decisivo dell'allenatore.
Ma, a differenza di tutti gli altri sport, nell'NFL troviamo il
maggior numero di allenatori che hanno il compito di guidare la
propria squadra alla vittoria. Anche da questo, si evince come sia
uno sport completamente diverso da tutti gli altri, e come conti in
maniera preponderante il "lavoro di squadra".
Così, spesso si tiene poco conto del lavoro svolto da questi, ma nel
bene e nel male, sono loro ad essere la "vera" prima linea della
squadra.
Passiamo così a definire i ruoli ricoperti dagli allenatori di una
squadra di Football Americano: in prima analisi, si evince subito
che sarebbe un lavoro lunghissimo specificare ogni singolo
allenatore delle 32 squadre dell'NFL, perché in ognuna di esse i
vari compiti vengono divisi a discrezione del "capo allenatore"
(head coach) e della dirigenza, così è molto probabile trovare in
una squadra un "tipo" di allenatore che è assente in un'altra,
oppure può capitare di trovare un solo allenatore che svolge dei
compiti che in altra squadra vengono svolti da due allenatori
diversi.
Ci limiteremo, dunque, a parlare delle "figure" più importanti, che
troviamo in tutte le squadre.
HEAD COACH - E'
praticamente l'allenatore per antonomasia della squadra, colui che
"guida" letteralmente il team e lo staff degli allenatori. Egli,
infatti, non ha solo il difficile compito di allenare, in quanto il
numero dei giocatori e collaboratori vari è così elevato da
richiedere una grande capacità organizzativa.
In
pratica, egli sviluppa il tipo di gioco sia in attacco che in
difesa, studia i vari "drive" da giocare in ogni singola occasione,
decide le varie sostituzioni da effettuare ed è il responsabile
principale dell'andamento della squadra.
Specificare i singoli compiti dell'head coach sarebbe un compito
arduo, quanto la sua bravura. Spesso poi, troviamo molti di loro ad
avere anche i compiti dei propri collaboratori, così, ad esempio,
c'è un head coach che è anche il coordinatore offensivo (offensive
coordinator) o difensivo (defensive coordinator) o entrambi.
In termini pratici ciò non comporta niente di nuovo, a parte il
fatto che è lui in persona a chiamare gli schemi e studiarli di
partita in partita, mentre in altre squadre, dove tali compiti sono
separati, vengono svolti dai rispettivi collaboratori.
Quindi, da come si può capire, l'head coach è la persona che ha la
massima responsabilità in un team, e come figura è altrettanto
importante agli occhi dei giornalisti, visto che è l'unico addetto
alle numerosissime conferenze stampa ufficiali e non della squadra.Rappresenta
la dirigenza e allo stesso tempo il team.
E così, un numero elevato di compiti e responsabilità è
proporzionale ai compensi ricevuti…molte volte cifre astronomiche!
Le capacità richieste ad un head coach sono davvero tante; molto
spesso però non si bada tanto alle capacità vere e proprie, ma si dà
maggiore importanza alla mentalità vincete e al carisma; e poi, i
successi ottenuti in carriera sono sempre le referenze migliori,
visto che la maggior parte degli allenatori di Football sono stato
in passato a loro volta giocatori, di successo o meno.
A
fianco all'head coach, come sopra accennato, troviamo i cosìdetti
collaboratori:
Offensive coordinator - Come dice la parola stessa è il
coordinatore offensivo. In poche parole è il responsabile
dell'attacco della squadra, ma sempre sotto la guida del proprio
head coach. Egli è per così dire il braccio mentre la mente è l'head
coach.
Studia tutti i possibili schemi della linea offensiva del team di
settimana in settimana, propone le varie soluzioni al capo
allenatore ed insieme decidono il da farsi (in pratica è l'head
coach a decidere sotto parere del collaboratore).
In campo, invece, è al suo fianco con un "libro" pieno di schemi e
ad ogni drive provvede a comunicare quello giusto al quarterback.
Studia ogni possibile mossa e contromossa avversaria proprio come in
una partita di scacchi, e perciò le sue capacità sono davvero
importanti nella squadra. La responsabilità è soprattutto verso
l'head coach, anche se non di rado si è visto intervenire
direttamente la dirigenza per rimuoverlo dall'incarico se la colpa è
additata soltanto al reparto offensivo.
Defensive coordinator - E'
il principale coordinatore della difesa. Ha le stesse funzioni e
responsabilità dell'offensive coordinator, solo a squadra invertita
.Lavorano alternativamente, visto che in campo scende una volta
l'attacco e un'altra la difesa, e così si trova anch'egli a
collaborare con il capo allenatore nello scegliere gli schemi e a
comunicarli successivamente sul campo alla difesa.
Strenght & Conditioning coordinator
- In effetti, non è un vero è proprio allenatore, ma bensì un
preparatore atletico; ma come i precedenti è considerato un
collaboratore dell'head coach. Egli, come accennato, prepara
atleticamente e fisicamente tutto il team, e il suo lavoro è il più
importante durante il periodo dei training camp dove giorno per
giorno prepara gli esercizi da far svolgere ai giocatori per
raggiungere il 100% della condizione all'inizio del campionato.
Special team coach -
L'allenatore della squadra speciale. Il suo compito è quello di
allenare tutti i componenti delle squadre speciali del team; così
nelle situazioni di kick, kick return, punt, punt return scendono in
campo i "suoi" ragazzi. E' un lavoro che può sembrare marginale ma
in realtà non è così, vista l'importanza di questo reparto nel corso
di una gara: molte volte infatti l'esito finale è stato merito (o
demerito) degli special team. Per questo motivo è molto importante
avere un bravo allenatore oltre a buoni giocatori; la loro capacità
di "inventarsi" i vari schemi è cruciale nello svolgersi della
partita.
Questi sono gli allenatori principali del team, sempre presenti in
tutte le squadre e dotati di grandi capacità e grosse
responsabilità. Ma dietro loro troviamo altre figure molte volte
importanti delle quali non sempre si parla; questi sono:
Offensive/Defensive line coordinator
- Hanno ruoli molto simili ai coordinatori
offensivi/difensivi
a cui fanno capo. A differenza di questi ultimi,
però, concentrano il proprio operato soltanto sui giocatori della
linea (offensiva/difensiva) e sui meccanismi dello snap e movimenti
relativi. E' un'ottima "spalla" per il coordinatore offensivo o
difensivo, visto che molte volte si dividono i compiti.
Quarterback, running back, wide receiver… coach
- Sono numerosissimi e hanno il compito di allenare ogni singolo
tipo di giocatore: così per ogni ruolo esistente nel Football c'è il
rispettivo allenatore. Sono preposti soltanto al vero e proprio
allenamento e quindi lavorano di concerto al preparatore atletico.
In molte squadre non sono presenti proprio tutti, ma soltanto i più
importanti, per non aumentare lo staff e rendere il lavoro troppo
complesso.
Infine, possiamo trovare degli allenatori particolari (kicking,
defensive nickel package…) che hanno dei compiti molto ristretti e
intervengono soltanto in determinate situazioni .Però, come sopra
specificato, la composizione dell'organico "allenatori" di ogni
squadra è diverso, così si può trovare un organico vastissimo così
come uno con soltanto le figure più importanti.
Sta alla dirigenza organizzare la propria struttura considerando
però il fatto che un grande numero di allenatori comporta maggiori
spese e difficoltà dirigenziali.
Da tutto questo si evince il carattere "di squadra" di questo sport,
in cui ogni singolo ruolo è legato ad un altro come a formare un
cerchio chiuso, nel quale il lavoro di gruppo e il coordinamento
sono essenziali. (playitusa.com) |