|
|
LIBRI ON
THE ROAD |
|
| |
UN
ITALIANO IN AMERICA,
Beppe Severgnini |
|
|
|

"Dedicando agli americani
la sua attenzione costante, guardandoli con un filo di diffidenza (dovuta
ai troppi anni passati in Inghilterra), Severgnini li scopre benissimo,
perché solo osservando questo paese pragmatico, libero, intrattabile e
bellissimo senza preconcetti lo si può afferrare. Altrimenti lo si perde.
Severgnini dice di aver preso a modello Barzini, Prezzolini e Soldati. In
realtà il suo italiano richiama quello, magnifico, dello Zibaldino di
Guareschi. C'è in Severgnini una semplicità, un'intimità con il lettore
che, nella sua generazione, nessun altro ha e che richiama proprio
Guareschi. Pensare chiaro, scrivere chiaro, sguardo al dettaglio."
Gianni Riotta, il
Corriere della Sera
"La scoperta dell'America
rimane una faccenda complicata come fu quella originale. Con questo
avvertimento, Beppe Severgnini apre il suo ultimo libro…Armati di una
guida come questa scoprire l'America è un po' meno complicato, ma sempre
sorprendente."
Enrico Franceschini,
la Repubblica |
|
|
|
VADO A VIVERE A NEW YORK,
Stefano Spadoni |
|
|
|
Vado
a vivere a New York, S.Spadoni, Ed.Rizzoli, 2000: chi non
l'ha mai detto, mollo tutto e vado a vivere in America? bene, il libro di
Spadoni, giornalista collaboratore da NYC per conto di Radio 105, e' una
risorsa indispensabile per chiunque voglia tentare l'avventura al di la'
dell'Oceano. Si incomincia dai documenti necessari per vivere nel Nuovo
Mondo, si impara la mentalita' americana, si trova il modo per evitare
errori e brutte figure... Insomma, andare a vivere negli States non e'
cosi' facile, ma leggendo questo libro tutto vi sembrera' un po' meno
complicato e forse un po' piu' vicino... |
|
|
|
LA
STRADA E' DI TUTTI,
Cesare Fiumi |
|
|
|
Ripetere
il cammino che Kerouac ha compiuto negli anni ‘40 insieme ai suoi amici?
Ripeterlo da solo, assaporando sensazioni che ricalcano quelle del grande
scrittore, ma che ne sono anche l’elaborazione propria che può farne un
italiano, confrontato con la gente e i costumi americani? E’ il viaggio
che Cesare Fiumi, articolista del Corriere delle Sera (fine
scrittore: leggete come accosta sostantivi e aggettivi, per dare
un’immagine inconsueta del più semplice fatto), scrittore (Storie
esemplari di piccoli eroi, Feltrinelli 1996), ha compiuto, seguendo le
indicazioni di una cartina stradale degli Stati Uniti degli anni ‘40,
tracciando (o meglio ritracciando) il cammino di libertà che una volta era
possibile. Lo ha fatto da italiano, cresciuto con i miti dell’America
nelle orecchie, e i testi di Kerouac, Ginsberg, Corso, Snyder nella testa,
su una macchina verde, molto evocativa, che lui battezza Uccello di
tuono. Ma soprattutto essendo cresciuto avendo come guida Sulla
strada. |
|
|
|
SULLA STRADA,
Jack Kerouac |
|
|
|
Dean
e Sal (Neal Cassady e Jack Kerouac) si mettono in viaggio, animati da una
infinita ansia di vita e di esperienza, sulle interminabili highways
dell'America e del Messico. Sulla strada ne registra le tappe, le
rivelazioni, gli incontri, regalandoci una storia di grande autenticità
artistica ed esistenziale. Romanzo dell'amicizia e delle difficoltà
dell'amore, della ricerca di sè, del desiderio e al bisogno di rivolta,
narrazione dell'ansia di un andare senza fine che cancelli l'ombra della
noia e quella più grande e oscura della morte, Sulla strada sembra
dare corpo ancora una volta a tutti i grandi miti dell'America. Non c'è da
stupirsi che sia tanto amato.
Ma Sulla strada è anche il romanzo della coscienza dell'oscurità,
del silenzio insuperabile, dell'impossibilità della comunicazione, del
ritorno ossessivo a cui ogni partire sembra ricondurre. Un'opera che,
ascoltata attentamente nei suoi valori compositivi, rivela una solidità di
impianto splendidamente dissimulata dai ritmi tesi e coinvolgenti della
prosa di uno dei grandi padri della Beat Generation.
|
|
|
|
I SEGRETI DI NEW YORK,
Corrado Augias |
|
|
|
Tanto
si è parlato, visto e scritto di New York. Ma tante storie restano ancora
da raccontare. Corrado Augias con il talento di un raffinato detective
riscopre luoghi, locali, quartieri attraversati dai personaggi che
l'abitarono. Dal miliardario Frick agli immigrati di State Island, ricchi
solo di figli; dal dimenticato inventore Meucci alla bellissima Marilyn;
dal geniale Edgar Allan Poe alla splendida e sfortunata ballerina Evelyn
Nesbit. Augias racconta un'avventura emozionante in una città che
perennemente distrugge e ricostruisce, che è il cuore pulsante
dell'Occidente. Perché l'incanto di New York nasce dall'accumularsi di
“tutto il bene e tutto il male del mondo, tutta la luce e tutta la più
nera oscurità”.
|
|
|
|
BENEDETTI AMERICANI,
Massimo Teodori |
|
|
|
Per
oltre cinquant'anni l'Italia è stata legata agli Stati Uniti da molti
vincoli: politici, economici e socioculturali. Ma la scelta americana, che
ha decisamente influenzato la vita degli italiani delle ultime
generazioni, non è stata però priva di controversie. Massimo Teodori mette
in luce le ragioni che hanno guidato uomini, forze politiche e correnti
intellettuali a scegliere gli USA come alleato e come principale partner
politico e militare.
|
|
|
|
L'INGLESE, LEZIONI SEMISERIE,
Beppe Severgnini |
|
|
|

"L'inglese di Severgnini non promette
miracoli: non è un manuale, né un nuovo metodo rivoluzionario. E' invece
un esilarante viaggio dentro la lingua inglese, al termine del quale il
lettore si accorge di saperne qualcosa in più."
Enrico Franceschini,
la Repubblica
"Severgnini è riuscito
perfettamente nel suo scopo: quello di sdrammatizzare una lingua,
raccontandola come se fosse una storia divertente."
Lauretta
Colonnelli, Amica
"Ma come sono fatte,
domanderete, queste lezioni semiserie? In modo serissimo."
Luciano Satta, La
Nazione
|
|
|
|
RITRATTI
AMERICANI, Salvatore Tropea |
|
|
|
Il
resoconto di questo viaggio ha inizio negli Stati Uniti di Nixon e si
conclude con quelli di Bush. In mezzo ven'anni di grandi cambiamenti
politici, economici, sociali: dalla guerra del Vietnam alla crisi del
Golfo, dalla fine del mito della Nuova Frontiera al tramonto del reganismo.
Ma tutto questo, nel libro, rimane in sottofondo. Protagonista è invece
l'America non ufficiale, quell'universo che si agita in perenne evoluzione
tra East e West Coast, l'America delle strade e della gente che le popola:
con la sua storia recente, i suoi umori e le sue debolezze. Dal Caribe di
Puerto Rico a Manhattan, cinquantuno ritratti di altrttanti Stati
schizzati da un osservatore appassionato che in America ha viaggiato a
lungo, dandocene qui una vivida sintesi, non solo giornalistica. |
|
|
|
STUPID WHITE MAN,
Michael Moore |
|
|
|

Ricevendo
l'Oscar 2003 per "Bowling a Columbine" Michael Moore ha pronunciato un
discorso fortemente polemico nei confronti della politica statunitense e
della guerra che gli Stati Uniti hanno mosso all'Iraq. In questo volume
il regista offre un ritratto impietoso del suo Paese, molto diverso
dalle oleografie ufficiali fatte di supremazia tecnologica e prosperita
diffusa, attaccando in modo diretto e irriverente la giunta Bush,
svelando truffe elettorali e connivenze dei giudici.
Anche se scritto nel
2001 Stupid White Men è ancora oggi molto attuale.
L'ironia graffiante e puntuale di Michael Moore rivela molti lati oscuri
della sia pur libera e democratica America.
|
|
|
|
MA COME HAI RIDOTTO
QUESTO PAESE,
Michael Moore |
|
|
|
Eccolo
dunque tornare con un nuovo libro, in cui si rivolge direttamente
all’illustre inquilino della Casa Bianca sottoponendolo a un fuoco di fila
di domande sul suo governo e sul modo in cui sta affrontando il problema
del terrorismo e l’attuale crisi mondiale. Naturalmente a questa serie di
provocatori quesiti, Moore fa seguire risposte altrettanto pungenti, in
cui suggerisce personalmente al Presidente la soluzione. Capitolo dopo
capitolo si snoda così una lunga sequenza di rivelazioni che lasciano
sbalorditi; retroscena che fanno luce sulla connivenza tra classe politica
e lobbies del petrolio, sui legami tra multinazionali statunitensi e
denaro saudita, sul pericoloso intreccio fra affari della famiglia Bush e
del governo statunitense. «E’ vero che negli ultimi 25 anni i Bin Laden
hanno avuto rapporti d’affari con te e con la tua famiglia?» «Lo sapevi
che, quando eri governatore del Texas, i talebani sono venuti fin là per
incontrarsi con i tuoi amici delle compagnie di gas e di petrolio?» «Ma
perché ci avete messo così tanto a chiudere i nostri business con i
sauditi?»: questi sono solo alcuni degli scottanti argomenti toccati da
Moore, che smaschera tutti i misteri di "George d’Arabia" e del suo
potente enturage, saldamente insediato nella "Casa delle Palle". Il
tono è franco e diretto, come si addice a una narrazione che è
innanzitutto lo sfogo di un cittadino indignato, un uomo che parla
schietto, senza reticenze ma anche con una buona dose di spassosa
sfrontatezza. Seppur deluso dalla piega degli ultimi avvenimenti,
furibondo e preoccupato per il destino del suo paese, Moore non rinuncia
infatti a raccontare anche i fatti più scabrosi con humour e sottile
ironia. Il suo grido di battaglia risuona in ogni pagina di questo libro,
sedizioso e divertente allo stesso tempo. Rivolto non solo agli americani
ma ai cittadini di tutto il mondo, che non hanno perso la speranza in un
futuro diverso e migliore. |
|
|
|
UNDERWORLD,
Don DeLillo |
|
|
|
Il
3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York si gioca una leggendaria
partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene
battuto l'altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del
campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem Cotter,
Martin. Ritroveremo la palla cinquant'anni dopo in possesso di Nick Shay
Costanza un dirigente dell'industria dello smaltimento dei rifiuti che nel
1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo
di DeLillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per
la costruzione di un gigantesco quadro dell'America dalla guerra fredda
fino alla crisi di Cuba e al crollo dell'Unione Sovietica.
«Underworld è un romanzo a dir poco stupefacente, che copre cinque
decenni di storia, sia negli avvenimenti pubblici, sia nel mondo piú
sotterraneo delle emozioni private che legano gli individui nelle speranze
e nelle sconfitte... Tutti i temi classici di DeLillo sono presenti: dalle
cospirazioni (reali e immaginarie) alla minaccia del terrorismo e della
violenza; e altrettanto presente è il suo talento di scrittore, il suo
dono di un dialogo surreale, la sua prosa sinestetica, cioè la sua abilità
di rendere la simultaneità delle esperienze... questa bravura è una specie
di arte pirotecnica cerebrale capace di sprigionare le nostre emozioni»
Fernanda Pivano,
«Corriere della Sera» |
|
|
|
|
|